La crisi energetica sembra rientrata e, se anche i rincari dei materiali necessari come alle imprese agricole come plastica, concimi e fitofarmaci rimangono alle stelle, i costi di gas e corrente elettrica sono in forte discesa e permetteranno la ripresa delle produzioni sotto luce.
Vittorio Gona
Inoltre, rispetto all'anno scorso, probabilmente non vi saranno blocchi per l'export di orticole marocchine e turche. Dunque, se due più due fa quattro, allora le produzioni siciliane dovranno confrontarsi con quelle del centro Europa e con altre, galoppanti, di Marocco e Turchia: trovandosi così sottoposte al fuoco incrociato di una concorrenza spietata. Sicuramente sentiremo invocare la tutela delle produzioni italiane e la richiesta di introduzione di dazi e balzelli per arginare le importazioni: saranno, però, le leggi di mercato a prevalere!
In merito all'ultima campagna orticola, che ha visto numeri e quotazioni stellari - il più delle volte però serviti solo a pareggiare i bilanci - abbiamo raccolto il parere di Vittorio Gona della società Alba Bio il quale, da grande conoscitore delle dinamiche del mercato europeo, traccia un quadro davvero sconfortante.
"Per l'annata che si è appena conclusa - spiega l'esperto - le catene di supermercati hanno lamentato una significativa, seppur minoritaria, percentuale di prodotto avente limiti di residui al di sopra di quelli richiesti; ciò ha innescato forti imbarazzi con i nostri clienti. Spesso i produttori non rispettano i tempi di carenza e ciò comporta contestazioni e inutili lungaggini, oltre che l'aumento dei costi. Forse è arrivato il momento di chiedere alle industrie chimiche un maggior coinvolgimento nei processi colturali e una condivisione nella sensibilizzazione degli agricoltori. Questi ultimi, a parer mio, devono iniziare a maturare l'idea di vedersi respingere i propri prodotti conferiti in cooperativa, quando risultino difformi. D'altra parte, tuttavia, le richieste della comunità europea di ridurre drasticamente i principi attivi da utilizzare in agricoltura non faranno altro che impoverire le nostre produzioni, senza arginare le importazioni da Paesi che continueranno a usare sulle piante ciò che meglio ritengono, per non perdere un solo frutto".
"E le difficoltà non finiscono qui - conclude Gona - perché si sommano alla sempre più grave situazione dovuta alla mancanza di manodopera che non consente di affrontare con serenità le annate agrarie e, peggio ancora, blocca lo sviluppo e la crescita delle aziende che non possono permettersi di ampliare le programmazioni con i propri clienti. Riducendo la crescita, si riduce anche la ricchezza di un Paese come l'Italia che ha un tasso di natalità ai minimi storici e che, di questo passo, è una nazione destinata a scomparire. Ben vengano, di contro, i flussi migratori programmati anche da aree diverse da quelle attualmente autorizzate. Non bisogna aver paura di accogliere, con cognizione di causa: piuttosto sono le leggi di finta accoglienza che bisognerebbe modificare e trasformare in contratti dignitosi e basati solo sul lavoro".
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Vittorio Gona
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