Ad aprile 2023, la fase di rientro dell’inflazione si interrompe, principalmente a causa di una nuova accelerazione della dinamica tendenziale dei prezzi dei beni energetici non regolamentati, il cui andamento riflette un aumento su base mensile del 2,3% (che si confronta con un -3,9% dell’aprile 2022). Nel settore alimentare, i prezzi dei prodotti lavorati, come anche quelli dei beni non lavorati, evidenziano un'attenuazione della loro crescita, che contribuisce al rallentamento dell'inflazione di fondo (che si attesta a +6,2%). Si accentua, infine, la decelerazione su base tendenziale dei prezzi del "carrello della spesa", che è scesa a 11,6%. Così si legge nell'ultima nota Istat.
Nel quarto mese dell'anno, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,4% su base mensile e dell'8,2% su base annua, da 7,6% nel mese precedente; la stima preliminare era 8,3%.
Indici dei prezzi al consumo NIC per divisione di spesa aprile 2023 - variazioni percentuali tendenziali (base 2015=100)
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Nel loro insieme i prezzi dei beni alimentari rallentano la loro crescita (da 12,9% a 11,8%; +0,3% il congiunturale), per effetto sia dei prezzi degli alimentari lavorati (che passano da 15,3% a 14,0%; +0,5% su base mensile) sia di quelli degli alimentari non lavorati (da 9,1% a 8,4%; +0,2% rispetto al mese precedente).
In particolare, a incidere per quest'ultimo aggregato è la decelerazione dei prezzi dei vegetali freschi o refrigerati diversi dalle patate (da 9,0% a 7,6%; -1,6% il congiunturale), che si confronta con l'accelerazione dei prezzi di frutta fresca o refrigerata (da 5,2% a 7,6%; +1,3% su marzo).
L'inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,3% per l’indice generale e a +4,5% per la componente di fondo.