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Fondazione Edmund Mach

In vetrina e in assaggio le nuove varietà di melo "resistenti" selezionate dalla ricerca

Più di 40 operatori del settore tra vivaisti e rappresentanti di associazioni frutticole hanno partecipato ieri, alla Fondazione Edmund Mach, ad un incontro di presentazione delle nuove selezioni di melo ottenute dal programma di miglioramento genetico.

L'iniziativa, organizzata dall'Unità di genetica e miglioramento genetico dei fruttiferi del Centro Ricerca e Innovazione, ha coinvolto le realtà che operano nel settore della frutticoltura in regione e nel nord Italia con l'obiettivo di promuovere ed introdurre novità nel panorama frutticolo. Le varietà, frutto di un'attività di ricerca ventennale, sono state presentate recentemente anche all'evento fieristico Interpoma riscuotendo un grande interesse da parte dei frutticoltori e vivaisti di diverse parti del mondo.

Nella foto a destra: impollinazione artificiale del melo per creare nuovi incroci 

Durante l'incontro dello scorso 15 dicembre è stato illustrato il programma di miglioramento genetico del melo e i principali risultati ottenuti a cui sono seguiti l'assaggio e la successiva valutazione sensoriale di alcune nuove selezioni. L'attenzione è stata rivolta ai caratteri di resistenza alle principali avversità del melo, principalmente ticchiolatura, oidio e colpo di fuoco batterico, alla conservazione dei frutti e al periodo di raccolta.

Il programma di miglioramento genetico del melo mira alla ricerca e costituzione di accessioni migliorative rispetto all'attuale assortimento varietale tramite incroci mirati. Nell'attività svolta dal 1999 ad oggi il programma ha prodotto 1022 incroci, ottenendo 180 mila semenzali (n° totale nati da seme, messi a dimora ed innestati su M9). Attualmente i semenzali a dimora nelle coltivazioni sperimentali situate in Val d'Adige sono 60 mila.

I nuovi incroci sono frutto di operazioni di impollinazione naturale indotta dai ricercatori in campo, vale a dire che il polline durante la fioritura viene trasferito su fiori selezionati in modo da ottenere dei frutti, e successivamente semi, con "genitori" individuati per caratteri migliorativi. I semi vengono poi fatti germogliare e crescere nelle serre della Fondazione; dopo due anni le piante vengono messe a dimora nei frutteti sperimentali dove avrà luogo la selezione a cura dei ricercatori.


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