Parla un produttore del Sud Italia

Pomodoro da industria: in dirittura d'arrivo una campagna faticosa

Nel Centro-Sud Italia, la campagna del pomodoro da industria è quasi al capolinea: tra circa due settimane, infatti, la maggior parte dei campi saranno raccolti, mettendo così fine a una delle stagioni più complicate dell'ultimo decennio.

Un'annata che, già a inizio primavera, si preannunciava piena di incertezze a causa dell'impennata dei costi di produzione e dell'andamento climatico, con un aumento delle spese e una riduzione delle rese per ettaro rispetto alla passata stagione. Abbiamo raccolto lo sfogo di un produttore (che preferisce rimanere anonimo) operante a Lavello, una delle località intensive per la produzione di pomodori in Basilicata.

"Una fatica immane, per noi produttori. A breve inizieremo a stilare i primi bilanci della campagna 2022 e capiremo se, dopo tutti i sacrifici economici e fisici, c'è stato quantomeno un degno margine di guadagno. Quest'anno, l'unica voce ad aver subito un incremento dei prezzi molto contenuto è stata proprio la piantina, per tutto il resto abbiamo registrato rincari a doppia cifra, che ci hanno destabilizzato a livello morale e aziendale. Ad aver avuto l'impatto più rilevante sono stati i costi dell'energia, del gasolio, degli impianti di irrigazione, dei fertilizzanti e degli antiparassitari. Anche le polizze assicurative contro gli eventi atmosferici sono aumentate. Menomale che la campagna sta per terminare: sarebbe infatti impossibile proseguire in queste condizioni", spiega l'imprenditore.

Anche il meteo sembra aver fatto la sua parte. "L'estate torrida e asciutta e le frequenti piogge di agosto hanno comportato una riduzione delle rese per ettaro di oltre il 25% rispetto alla campagna precedente. Con le alte temperature di giugno e luglio, gli aborti florali sono notevolmente aumentati, facendo così crescere anche la percentuale di scatolato. Fortunatamente le quotazioni, nel corso della stagione, sono lievitate di circa il 30%, permettendoci così di compensare la carenza di prodotto, ma non le maggiori spese dovute ai rincari generalizzati".

"Negli areali meridionali - conclude l'agricoltore - si è registrato un calo delle superfici investite di circa il 15%. Quest'anno, chi ha deciso di ridurre gli ettari coltivati a pomodoro o comunque di convertirli in produzioni più gestibili economicamente credo abbia fatto la scelta migliore".


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