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I mercati africani o asiatici potrebbero colmare il gap lasciato da Bielorussia ed Egitto nell'esportazione di mele polacche

"Il governo dovrebbe fare di più per prevenire questa situazione disastrosa"

Gli esportatori di mele polacche stanno andando incontro a una stagione difficile. Due mercati importanti non sono più affidabili e i nuovi dovranno colmare questo gap. Nel frattempo, con i costi energetici in rapido aumento, alcune società polacche potrebbero essere costrette a rallentare la loro attività o abbandonarle del tutto.

Jakub Krawczyk, direttore alle esportazioni della Appolonia, azienda polacca d’esportazione di mele, afferma che la stagione melicola è in leggero recupero, con ordinativi che arrivano soprattutto dal mercato domestico. "Al momento, la domanda non è così forte perché la stagione è appena iniziata. Forniamo regolarmente i supermercati nazionali mentre, in generale, l'esportazione è appena iniziata. Vedremo quale sarà il miglior mercato di destinazione. Fortunatamente, come ogni anno, i nostri partner hanno concordato con noi dei programmi, pertanto abbiamo coperto una parte della produzione verso i Paesi europei".

Poiché l'Egitto e la Bielorussia non sono più mercati affidabili per le mele polacche, secondo Krawczyk, in questa stagione, l’obiettivo è quello di raggiungere nuovi potenziali mercati. "Le nostre maggiori preoccupazioni sono la carenza di importanti opportunità di vendita in Paesi come Bielorussia ed Egitto. Questi due Paesi sono stati i maggiori destinatari dei nostri prodotti negli ultimi anni e, poiché al momento la vendita è vietata o quasi impossibile, stiamo cercando di aprire nuovi mercati o facciamo maggiore pressione sugli altri Paesi con cui lavoriamo. Ci auguriamo che alcuni Paesi africani o asiatici colmino il gap lasciato dall'Egitto, e che le vendite continuino. Tutti non vedono l'ora di raggiungere mercati come il Medio Oriente, che potrebbe essere una buona soluzione quest'anno, perché il colore delle Gala è semplicemente fantastico in questa stagione".

Apollonia sta anche sentendo la pressione dei costi sempre più elevati dell'energia. Non si sa ancora quali saranno le tariffe energetiche il prossimo anno. Spiega Krawczyk: "Purtroppo, in questo momento non c’è ancora una soluzione per l'aumento dei costi dell’energia. Le nostre bollette energetiche sono aumentate del 500% e la maggior parte della nostra produzione e stoccaggio dipende dalla disponibilità di energia. Inoltre, c'è una grande incognita su quali saranno le tariffe energetiche da gennaio 2023. Sinceramente, la situazione è piuttosto drammatica in questo momento. Abbiamo alcuni progetti sul tavolo, ma o sono molto costosi o potrebbero richiedere fino a 1-2 anni per essere completati, e non possiamo aspettare così a lungo perché il problema è ora. Di sicuro cambierà il nostro costo di stoccaggio che, senza dubbio, sarà alto".

Il prezzo dell'energia sta raggiungendo livelli tali che alcune aziende dovranno abbandonare o quantomeno rallentare la loro attività, conferma Krawczyk. "Abbiamo sentito da alcune aziende che utilizzano un'alta percentuale di energia nella loro produzione, che interromperanno la loro attività per un periodo, o eseguiranno solo un certo numero di ordinativi. Non hanno altra scelta, altrimenti non saranno in grado di stare al passo con le bollette energetiche. Sappiamo anche che alcune aziende di altri settori di produzione stanno chiudendo del tutto o stanno facendo dei licenziamenti per ridurre i costi in ogni modo possibile. Se le aziende non produrranno e le persone non manterranno il loro lavoro, il governo non riceverà denaro dalle tasse. Secondo noi, per prevenire questa disastrosa situazione, il governo dovrebbe impegnarsi maggiormente con programmi e azioni".

Krawczyk ritiene che il prezzo delle mele dovrebbe aumentare insieme ai costi, ma questo non è accaduto. "Il problema principale è che il prezzo delle mele non sta aumentando insieme all'aumento dei costi di produzione. Qualsiasi altro prodotto non costa come sei mesi o un anno fa, mentre il prezzo delle mele si è praticamente fermato a un certo livello. Se i coltivatori non riusciranno a coprire i loro costi, saranno costretti a vendere i loro campi, le loro macchine o a trovare qualche altra fonte di guadagno, che ritengo non sia l'opzione migliore. Considerando che, come molti coltivatori, siamo un'azienda a conduzione familiare che va avanti da diverse generazioni, siamo orgogliosi di essere il più grande frutteto di mele d'Europa. Pertanto, indipendentemente da quello che accadrà, manterremo la nostra tradizione. Rimane da vedere come questi tempi difficili influenzeranno la nostra produzione. Ma per questo bisognerà aspettare".

Per maggiori informazioni:
Jakub Krawczyk
Appolonia
+48 785 342 930
jakub.krawczyk@appolonia.pl       
www.appolonia.pl


Data di pubblicazione:



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