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I cambiamenti climatici favoriscono la produzione su larga scala

Le estati svedesi più calde consentono di coltivare meloni in pieno campo

La Svezia è descritta come un Paese buio e freddo, appena sotto il Polo Nord, con nove mesi di inverno rigido e tre mesi di temperature leggermente meno basse. Come si può pensare di coltivare meloni in pieno campo in un Paese con questo clima?

Ingmar Nilsson, un coltivatore di meloni di seconda generazione di Frillestad, fuori Helsingborg (Skåne - Svezia), ci parla della sua situazione e di come usa il clima caldo a suo vantaggio per coltivare meloni e angurie dal sapore dolce.


Ingmar Nilsson mentre consegna i suoi meloni coltivati in Svezia

"La Svezia è buia da metà ottobre fino a metà marzo, ma poi le giornate si allungano rapidamente fino a metà estate, quando il giorno ricomincia lentamente ad accorciarsi. A titolo di confronto, il 21 giugno abbiamo 17:35 ore di luce diurna nel sud della Svezia e 24 ore nel nord, rispetto alle 14:48 ad Alicante, in Spagna, nello stesso giorno, le stesse ore di sole che abbiamo anche all'inizio di maggio, o a metà agosto. Questo, insieme al fatto che in estate la Svezia di solito ha una temperatura compresa tra 18-30 °C di giorno e 12-20 °C di notte, consente ai meloni di usufruire di un clima abbastanza favorevole, e tanta luce li fa crescere rapidamente", spiega Nilsson.

Anche se il meteo non è dei più affidabili: può cambiare da 15 °C con pioggia a 30 °C con sole e viceversa, in una sola settimana. Può rimanere anche sui 15-18 °C per tutta l'estate, e avere l’anno dopo temperature di 25-30 °C e sole costante.

Ma come si fa a pensare di coltivare un frutto come il melone, che ama il calore e il sole, in un Paese con condizioni di crescita così incerte?
"Innanzitutto, bisogna dire che la coltivazione del melone ha una storia piuttosto lunga nella Svezia meridionale. La coltivazione commerciale iniziò subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, alla fine degli anni '40. In quegli anni, quasi tutti i meloni venivano coltivati in tunnel riscaldati, che ogni anno venivano spostati nei campi. Era un sistema di coltivazione molto laborioso, ma dava rese elevate e assicurava un raccolto accettabile ogni anno. Mio padre, che ha coltivato meloni in tunnel riscaldati dal 1947 al 2002, aveva una resa media di 4 tonnellate/anno da 2.500 metri quadrati”, ricorda con affetto Nilsson.

Nilsson dice che i meloni svedesi sono sempre stati del tipo italiano retati, ma spesso molto più grandi. Dall'inizio fino alla metà degli anni '70 erano solo varietà a impollinazione aperta, trasformatesi poi in varietà locali perché i coltivatori iniziarono a produrre sementi. Nuove e più piccole varietà vennero introdotte dalle aziende sementiere come "Herma" e "West" ma, con il passare degli anni, si sono trasformate in varietà locali.

"A metà degli anni '70 è stato introdotto il primo ibrido 'Aroma', diventato subito il melone svedese per eccellenza, e rimasto tale fino al 2015, quando è scomparso dal mercato a causa del cattivo materiale parentale. Non era adatto alla coltivazione in pieno campo, si presentava con delle spaccature ed era insapore. A partire dagli anni '60, in alcune aree sono stati coltivati in serra, ma i meloni non potevano raggiungere le stesse rese dei cetrioli, un prodotto più facile da coltivare alle stesse condizioni. A metà degli anni '90, si è provato a coltivare meloni outdoor su larga scala, su un massimo di 6 ettari, ma poiché si trattava della varietà 'Aroma', la prova è durata solo un paio d'anni, a causa di problemi di qualità e resa. Purtroppo l'esperimento ha portato a un calo generale del livello dei prezzi: in due anni il prezzo è sceso da 10 euro/kg a 2,5 euro/kg. Fino ad allora, i meloni svedesi erano considerati un frutto gourmet, e quindi richiedevano un prezzo molto più alto rispetto al melone d'importazione", afferma Nilsson

Nilsson dice che, da allora, il melone "Aroma" è scomparso e le aziende sementiere e i coltivatori hanno cercato di trovare un sostituto, ma nessuno si avvicinava al suo gusto e alle sue fette spesse. Il livello dei prezzi è risalito attualmente, ma i clienti non ricordano più la varietà "Aroma", e sono ormai abituati a tutti i tipi di meloni provenienti da tutto il mondo. È qui che entra in gioco la coltivazione dei meloni svedesi in pieno campo. Nilsson afferma che i clienti svedesi sono molto attenti all'ambiente e preferiscono il cibo prodotto localmente e, se possibile, coltivato in modo ecologico.

"Dato che ho i meloni nel sangue, è stato naturale provare a coltivare tutti i tipi di meloni generalmente conosciuti dai clienti. Ecco perché coltivo Yellow Canary, Piel de sapo, Cantalupo, Galia, Sandias (polpa rossa e polpa gialla) Charantais e soprattutto retato giallo. La mia azienda chiamata Pukemossens gaard di 25 ettari è tra le più piccole della zona e ho scelto di non avere dipendenti, quindi devo continuare a coltivare il mio melone su scala piccola", afferma Nilsson.

"I meloni hanno una scarsa resistenza alle infestanti e, poiché sono un coltivatore ecologico, ho solo due opzioni per risolvere questo problema: rimuoverle meccanicamente, cosa quasi impossibile, o impedire alle infestanti di crescere utilizzando la pacciamatura. Uso i teli 'Mypex', anche se ciò significa una bella sfida nelle giornate ventose. Gli insetti non sono un problema per me, anche se i meloni vengono attaccati dagli stessi parassiti dei cetrioli, ma preferiscono stare all'interno delle serre. Le lumache possono essere un bel problema".

"La semina inizia a metà maggio e termina a metà giugno. Coltivo le mie piante in una serra di 18 mq, dove trovano posto 3.000 piante alla volta. La raccolta di solito inizia ad agosto e termina tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre. La varietà che scelgo è quella compatibile con il clima nordico e, quando il frutto raggiunge la maturazione, non deve pesare più di 1,5 kg. Finora non posso dire di essermi arricchito coltivando meloni in pieno campo ma, ogni anno imparo qualcosa di nuovo su una coltivazione che credevo invece di conoscere. La coltivazione in pieno campo è sicuramente più un azzardo rispetto a quella in tunnel riscaldato o in serra, ma richiede anche molto meno lavoro".

"Anche se questo è stato un anno piuttosto secco, non ho mai irrigato! Non sono in grado di fornire alcuna resa, perché è ancora un sistema di prova. Ma rischiando di essere un po' cinico, direi che il cambiamento climatico mi favorisce, almeno in questo ambito. I meloni possono e devono essere coltivati in Svezia su scala molto più ampia rispetto a quella attuale. In un anno caldo e soleggiato come quello attuale, il sapore del melone è dolce almeno quanto quelli spagnoli o italiani, e non c'è più il rischio nel coltivare biologicamente, rispetto alla coltivazione convenzionale, per l'assenza di parassiti. Tornando al clima, posso solo sottolineare che le giornate più lunghe dell'estate svedese sono effettivamente utili alla coltivazione del melone", conclude Nilsson.

Per maggiori informazioni:  
Ingmar Nilsson
Pukemossens gaard
Tel: +46 70 234 05 19
Email: ingmar.n@telia.com


Data di pubblicazione:



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