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Stefano Calderoni, presidente di Cia-Ferrara

"Non è pensabile che a un produttore di pere Abate venga pagato lo stesso prezzo di 30 anni fa"

In occasione dell'iniziativa "Agricoltura Sottocosto", gli agricoltori di Cia-Agricoltori Italiani Ferrara sono scesi in piazza nella loro città, lo scorso 16 luglio. Obiettivo: informare e sensibilizzare politica e cittadinanza circa l'andamento dei prezzi di mercato, che negli ultimi 20-30 anni sono sostanzialmente rimasti stabili, diversamente dai costi di produzione che sono aumentati, fino a duplicare o addirittura triplicare tra il 2021 e il 2022.


Presidio agricoltori Cia (Foto: Ufficio stampa Cia-Agricoltori Italiani Ferrara) 

Il presidio ha avuto lo scopo di denunciare un sistema speculativo, che non riesce a valorizzare i prodotti e il lavoro delle aziende agricole, e che negli ultimi anni ha provocato la contrazione delle superfici di alcuni dei prodotti tipici del territorio, prime tra tutte le pere.

Un'anomalia che riguarda tutta la filiera e arriva fino al consumatore, che può pagare i prodotti ortofrutticoli anche 14-15 volte di più rispetto al prezzo all'origine.

Sono i numeri a parlare della crisi:

  • pere Conference - dal 2008 ha praticamente la stessa quotazione all'origine di circa 0,60-0,65 euro; 
  • pere Abate - nel 1991 erano quotate a 0,75 euro, nel 2020 il valore era di 0,79. Nel 2021 i prezzi sono aumentati solo per la quasi totale assenza di prodotto, con una media di prezzi all'origine di 0,62 euro;
  • patate - quasi trent'anni fa, nel 1994, erano quotate dalla Camera di Commercio di Bologna a 0,21 euro/kg; lo stesso valore lo ritroviamo nel 2020;
  • asparagi - sono passati dai 2,21 euro/kg del 1994 a 2,67 nel 2020, con una media di 2,28 euro;
  • mele Fuji - da 0,52 euro del 2003 a 0,68 del 2020
  • carote - sono passate da 0,22 euro di 20 anni fa ai 0,09 di quest'anno.


Pere Abate pagate allo stesso prezzo di 30 anni fa (Foto: Ufficio stampa Cia-Agricoltori Italiani Ferrara) 

"Livelli davvero inaccettabili - ha commentato Stefano Calderoni, presidente di Cia-Ferrara - Spesso noi agricoltori abbiamo denunciato che i prezzi pagati per i nostri prodotti coprivano a malapena i costi di produzione o erano al di sotto, e che i conti nelle nostre aziende non tornavano più da molti anni. Finora siamo stati resilienti perché amiamo il nostro lavoro e, in un modo o in un altro, abbiamo consentito al sistema agricolo di tenere. Ma, lo dico chiaramente: non è più possibile andare avanti così. Non è pensabile che a un produttore venga dato per l'Abate, in un'annata con medie produttive normali, lo stesso prezzo di 30 anni fa".

"Oggi il gasolio agricolo agevolato arriva a costare 1,40 euro al litro contro i 0,80 di due anni fa. L'urea, il principale concime, è passato da 28 euro al quintale del 2020 ai quasi 100 euro di quest'anno. Non parliamo poi dei costi energetici alle stelle. Oggi, per coltivare un ettaro di frutteto serve almeno il triplo di 20 anni fa, considerando difesa, reti antigrandine, anti-cimice e assicurazioni. A questo si aggiunge il problema climatico, davvero sotto gli occhi di tutti, che sta già causando cali produttivi diffusi".


Stefano Calderoni, presidente di Cia-Ferrara (Foto: Ufficio stampa Cia-Agricoltori Italiani Ferrara)

"Credo che chiunque possa fare i conti: li fanno sicuramente i consumatori, ma devono cominciare a farli anche i politici, per dare ai produttori una prospettiva e qualche risposta concreta, vigilando maggiormente sulle anomalie di mercato"

Secondo Calderoni, servono due cose concrete e urgenti. "La prima è la proroga del credito d'imposta per l'acquisto del gasolio agricolo per almeno tutto il 2022, che non è stata inserita del Decreto Aiuti. La seconda è la piena applicazione della Direttiva sulle pratiche commerciali sleali, che non consentirebbe più a chi acquista le produzioni di pagarle una cifra inferiore al costo di produzione".

Per maggiori informazioni:
www.ferrara.cia.it
www.facebook.com/cia.ferrara


Data di pubblicazione:
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