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Intervento del professor Stefano Lugli dell'Università di Modena Reggio

Il ciliegio cambia taglia e diventa "slim"

Ai principi che da inizio secolo hanno guidato la realizzazione dei moderni impianti di ciliegio ad alta densità - precoce produttività, facile governo dell'albero e gestione del ceraseto meno onerosa - se ne sono aggiunti altri, negli anni più recenti, non meno importanti dei primi e che mirano a ottenere un efficiente binomio tra scelte gestionali corrette e risultati il più possibile ecosostenibili. Per raggiungere queste priorità, una strada tecnicamente percorribile potrebbe passare attraverso una modifica dell'architettura degli alberi. 

E' di sicuro interesse conoscere l'opinione di Stefano Lugli dell'Università di Modena e Reggio (Unimore) che, insieme a Brunella Morandi dell'Università di Bologna e Davide Neri dell'Università Politecnica delle Marche, sta organizzando il Simposio internazionale del ciliegio che si terrà a Macfrut 2022. Su questi temi, interverranno come invited speacher di ICS 2022 due tra i massimi esperti mondiali di ciliegio, il prof. Gregory Lang della Michigan State University e il prof. Matthew Whiting della Washington State University.

Ciliegi allevati ad UFO (foto Lang, 2021)

"Nel ciliegio, così come in altre specie da frutto - esordisce Lugli - la formazione dell'albero è tradizionalmente legata a forme geometriche ben definite, strutturate a palchi di diverso ordine ed età, secondo la forma. Seguendo l'esempio del melo, anche nel ciliegio oggi si sta passando da architetture complesse a forme semplificate: da modelli a 3D verso modelli a 2D, da alberi conformati da una struttura primaria (il tronco), una secondaria (le branche portanti) e una terziaria (le branchette e i rami che portano le formazioni a frutto) verso alberi senza la struttura secondaria. In sostanza, la forma di allevamento nel ciliegio si è evoluta da mera forma geometrica a forma funzionale agli obiettivi da raggiungere. Così sono nate le nuove forme ad assi multipli, pareti fruttificanti strette e continue, relativamente basse, come il Bibaum®, il candelabro e l'UFO o il doppio UFO".

FreshPlaza (FP): Quali sono i vantaggi per il frutticolture che adotta queste forme? 
Steno Lugli (SL): Con piante allevate ad assi multipli in parete, la chioma è ridotta sia in altezza che in spessore. Ciò consente una ottimale illuminazione di tutte le parti della chioma. La maggiore intercettazione della luce aiuta non solo la differenziazione a fiore delle gemme, ma agevola anche la formazione di legno giovane, necessario al rinnovo periodico dei cordoni permanenti. Inoltre, il rapporto ottimale frutti/foglie che si raggiunge nelle pareti strette, porta notevoli benefici su pezzatura, colore e qualità del raccolto".

FP: Si riesce a risparmiare anche sui costi di gestione? 
SL: Certamente. Diverse ricerche hanno dimostrato che, a parità di produzioni per ettaro, le rese alla raccolta nei sistemi a multiasse sono aumentate del 30-40%, secondo la forma. Inoltre, è possibile meccanizzare alcune operazioni colturali, come la potatura e il diradamento. Anche l'efficienza nei trattamenti fitosanitari è notevolmente migliorata e con meno deriva. Infine, aspetto non trascurabile, questi sistemi sono particolarmente indicati per quei produttori che optano per le coperture multitasking. "In definitiva - conclude Lugli - con questo approccio sembra finalmente raggiunto l'obiettivo di ottenere ceraseti con ridotto apporto energetico, minore manodopera qualificata e migliorando, in molti casi, la qualità e la produttività degli impianti e le condizioni di lavoro degli operatori. E dei loro portafogli.


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