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La riflessione dell'imprenditrice pugliese Teresa Diomede

In agricoltura nulla è "facile"

"Nessun agricoltore, da tempo, è libero di coltivare quello che desidera, né pretende che la sua produzione venga acquistata.
Non parlo solo di esigenze di mercato legate alle aspettative e richieste dei consumatori, ma proprio di strategie, più o meno condivisibili, per controllare il mercato alimentare". Così Teresa Diomede (foto a lato) dell'azienda Racemus, in un suo post pubblicato su Facebook. "Ci sono dinamiche che molti di noi, non solo non conoscono, ma proprio non possono controllare". 

L'imprenditrice si chiede: "Con la situazione difficile a livello produttivo e geopolitico che tutti ormai stiamo subendo, cambieranno le regole con le quali vengono concesse quote e liquidate le produzioni? I campi, ora abbandonati, torneranno a essere coltivati?".

Diomede fa riferimento a "quote di produzione, prezzi concordati di stagione in stagione, come per il pomodoro da industria, e addirittura colture, quali grano, zucchero, soia e mais, con prezzi stabiliti nella borsa merci mondiale. Anche gli allevatori, per la produzione di latte, sono assoggettati a quote, in particolare per la produzione del Parmigiano Reggiano oppure del Pecorino Sardo".

"L'ortofrutta non è esente da questo sistema che serve per governare il mercato. Molte nuove varietà ortofrutticole sono ormai organizzate in formule 'club', con areali e/o volumi tenuti sotto controllo, onde evitare surplus di offerta e fluttuazione del prezzo. Non mancano quindi un controllo diretto sulla produzione - e forse anche del prezzo - e la tracciabilità, ormai obbligatoria", continua Diomede. 

Entrando nella realtà territoriale di Rutigliano, in provincia di Bari, area specializzata nella viticoltura da tavola di pregio, l'imprenditrice rutiglianese evidenzia: "Va di moda parlare di biodiversità, diversificazione colturale, ecosostenibilità... come se tutte le pratiche agronomiche citate si possano calare su ogni territorio alla stessa maniera. Se volessimo cambiare coltivazione o mettere a maggese terreni sfruttati, non sarebbe una cosa così facile da realizzare. Per anni, viste le insoddisfazioni economiche subite, molti agricoltori hanno tentato una diversificazione colturale, spingendosi su alternative, quali actinidia, mandorlo, grano, ulivo, pesche, albicocche, verdura e addirittura mele. Risultato? C'è stato un ritorno al mondo viticolo oppure i terreni sono rimasti abbandonati".

"Quindi, ritengo che le nostre aziende agricole debbano essere attente al cambiamento e alle illusioni di un facile reddito. Io stessa ho coraggiosamente diversificato, ma è chiaro ormai che la definizione 'facile', in agricoltura, non esiste".


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