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Farina di kaki: un nuovo ingrediente ricco di composti bioattivi

I ricercatori dell'Università Miguel Hernandez (UMH) di Elche hanno sviluppato una farina di cachi dalla buccia e dalla polpa rimanenti dalla produzione di succo.

Questo scarto naturale viene disidratato e macinato in due processi che non richiedono un grande apporto tecnologico e hanno un costo relativamente basso. Il risultato è una polvere con un alto contenuto di composti bioattivi, che presenta numerosi vantaggi per l'industria alimentare, ha affermato lo scienziato Raquel Lucas Gonzalez.

La farina di cachi contiene un'elevata quantità di caroteni (con attività provitamina A), composti polifenolici (antiossidanti con proprietà antitumorali) e fibre. Diversi studi hanno dimostrato che il consumo regolare di questo frutto aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari, abbassa il colesterolo nel sangue e mantiene stabili i livelli di glucosio.

"La farina si ottiene attraverso un semplice processo, che dura poco più di 24 ore, non richiede troppi investimenti, non produce rifiuti e può generare reddito", ha sottolineato Lucas Gonzalez.

I ricercatori hanno già incorporato con successo questa farina nella produzione di pasta e paté. Per le sue particolari caratteristiche, può essere utilizzata anche nei prodotti da forno o di pasticceria, come sostituto del grano e come fonte di zuccheri naturali, o anche nelle salse, grazie alle sue qualità addensanti.

Costituisce una soluzione pure per i produttori di succhi, che non sapevano cosa farne delle bucce e della polpa che rimaneva dalla loro lavorazione, ossia circa 500 grammi per chilogrammo di cachi trasformati. Questa eccedenza di bucce e polpa deve essere gestita in tempi brevi, perché fermenta, e richiede costi di trasporto e stoccaggio nei centri di gestione dei rifiuti.

Sotto la direzione scientifica di Juana Fernandez Lopez e Manuel Viuda Martos, questo nuovo ingrediente potrebbe incontrare un buon apprezzamento sul mercato, sia come colorante alimentare naturale, grazie al suo colore arancione simile allo zafferano, sia come legante o addensante per l'acqua, sia come antiossidante naturale o come fonte di nutrienti.

"Questa farina è compatibile con un'industria sostenibile che non produce rifiuti e con l'economia circolare, perché reintroduce nell'industria alimentare un surplus che altrimenti verrebbe scartato", ha affermato Juana Fernandez Lopez.

Fonte: efeagro.com  


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