Il mercato interno delle pesche e nettarine nel complesso si è mantenuto positivo fino al 2017, quando gli acquisti al dettaglio delle famiglie hanno raggiunto quota 318.000 tonnellate. Nei due anni successivi si è registrata una contrazione, a carico delle nettarine. Mentre le pesche si sono mantenute stabili, e anzi hanno raggiunto quota pari a 185.000 tonnellate proprio nel 2019, le nettarine sono scese al di sotto delle 100.000 tonnellate.
Il 2020 è stato caratterizzato da produzioni particolarmente deficitarie non solo in Italia, ma anche in tutta Europa che hanno finito per accorciare la campagna di commercializzazione. Di conseguenza, il calo registrato sul consumo per la specie proprio in questo anno, -19% per le pesche e -23% per le nettarine, è quindi imputabile alla minore presenza del prodotto sul mercato e quindi a un fatto di tipo congiunturale.
La penetrazione, ossia la percentuale di famiglie che acquista il prodotto almeno una volta nel corso dell'anno, si aggira sul 66% per le pesche e attorno al 50% per le nettarine, lasciando quindi intravedere la possibilità di ampi spazi di sviluppo futuro.

Sul fronte del commercio estero tendono a scendere in termini quantitativi le esportazioni in parallelo con la diminuzione dell'offerta nazionale, che risulta particolarmente evidente naturalmente nel 2020 (sotto le 100.000 tonnellate) a causa del deficit produttivo.
Negli anni a causa della contrazione dell'offerta interna è cresciuto l'import, che nelle ultime stagioni si è mantenuto stabilmente su 110.000 tonnellate medie annue, in arrivo principalmente, per l'80%/90%, dalla Spagna; in questo ambito è interessante specificare l'arrivo di pesche e nettarine dalla Turchia proprio nel 2020.
E' chiaro che a fronte di queste dinamiche è necessario che anche su questo comparto l'Italia riprenda il proprio ruolo, cercando di valorizzare e promuovere la qualità delle produzioni nazionali.
Per fidelizzare il consumatore a pesche e nettarine è importante il lavoro di evoluzione e studio sulle varietà che, negli anni recenti, ha comportato l'introduzione di cultivar dal sapore subacido/dolce a corredo di quelle dal sapore tradizionale equilibrato, che in genere presentano una sovracolorazione più accentuata, in linea con le recenti tendenze di gusto del consumatore, che premiano queste tipologie anche in altre specie di frutticole. Rimane l'esigenza della riconoscibilità delle caratteristiche delle diverse varietà, per guidare all'acquisto più consapevole da parte del consumatore, ma la strada intrapresa sulla ricerca è un buon passo avanti.
Certamente l'IGP è una strada per fare conoscere e identificare al consumatore la qualità delle produzioni, guidandolo nelle scelte. Le pesche e nettarine ricordiamo, che vantano in Emilia Romagna del marchio IGP, da oltre vent'anni.
Proprio per essere in linea con l'evoluzione varietale e quindi cercare di valorizzare le Pesche e Nettarine è in corso la modifica del disciplinare di produzione dell'IGP "Pesca e Nettarina di Romagna". Uno degli aspetti più salienti della modifica è l'aggiornamento dell'elenco varietale al quale sono state aggiunte varietà più recenti frutto della ricerca che va incontro ai gusti dei consumatori, ma nel rispetto della tradizione.
Nella scorsa campagna commerciale, proprio a causa delle fortissime gelate che hanno compromesso la quasi totalità della produzione, è stata accordata la modifica transitoria che ha permesso di certificare come IGP anche le pesche e nettarine inserite nel nuovo elenco varietale del disciplinare attualmente in modifica. La richiesta è stata fatta anche per questa campagna commerciale, ma ancora si è in attesa della concessione.
E' ormai consolidato come l'Italia negli anni abbia perso la propria battaglia nei confronti della Spagna, perdendo potenzialità sia in termini produttivi che commerciali.
Questo confronto però oggi non ha più senso, il paese deve valorizzare e promuovere la propria produzione, attraverso il legame con il territorio, la tradizione e la valorizzazione della qualità.
Negli ultimi anni le pesche e nettarine hanno inoltre sofferto, così come tante specie ortofrutticole, delle conseguenze dei cambiamenti climatici e questo diventa l'altro importante aspetto su cui interrogarci per trovare soluzioni di difesa efficiente e preservare la nostra peschicoltura.
Fonte: CSO Italy per FreshPlaza.IT