Campagna arancicola, e' crisi o no?

Nei giorni scorsi Cia, Confagricoltura e Fruitimprese, nel corso di una conferenza stampa, avevano sollevato la questione su una crisi agrumicola siciliana dovuta all'esubero di produzione e alla contrazione dei consumi. Nell'occasione, era stata posta sul tavolo della Regione Siciliana una serie di rivendicazioni, a partire da una richiesta di mediazione con le industrie del trasformato per "concordare un ritiro straordinario" della materia prima.

Le sigle sindacali, interpretando legittimamente la voce dei produttori, avevano altresì chiesto al Governo regionale e a quello nazionale un nuovo modello organizzativo a cominciare dalla creazione di un catasto agrumicolo e da accordi con altri Paesi esportatori, tenendo conto dei costi di produzione superiori, in Italia, di oltre il 200% rispetto ad altri areali concorrenti.

Non era, inoltre, mancata una stoccata al nuovo Governo Draghi, a cui si chiedeva di porre rimedio all'ingiustizia subita dai produttori di arance nel vedersi riconosciuti da AGEA solo 25 mila euro di contributo nel "de minimis", a fronte di centinaia di migliaia di euro spesi per la riconversione degli agrumeti flagellati dal virus Tristeza.

"Sono stati riconosciuti complessivamente solo 8 milioni di euro - era stato detto in conferenza stampa - a fronte, per esempio, degli 80 milioni di euro che il Governo nazionale precedente ha assegnato per l'emergenza Cimice asiatica in altre regioni. Semplicemente, una vergogna".

La crisi, quindi, sarebbe da imputare "a una drammatica campagna agrumicola ormai agli sgoccioli che quest'anno, tra fattori climatici ed emergenza sanitaria Covid-19, è stata particolarmente difficile e connotata da frutti di piccolo calibro. Un'ulteriore aggravante della situazione sarebbe la contingente "necessità di smaltire tonnellate di arance ancora sugli alberi", in assenza però della necessaria domanda.

Di diversa opinione la compagnia Oranfrizer, che stigmatizza il messaggio lanciato dalle organizzazioni sindacali, contestandone alcuni punti. "Annunciare una crisi agrumicola sistematicamente ogni qualvolta c'è un problema - si legge in una nota a firma del management - specie quando è interno alla filiera, può depauperare la reputazione del comparto e mandare alle ortiche gli sforzi di chi cerca di valorizzare gli agrumi in Italia e oltre i confini nazionali. I problemi di calibro vanno affrontati e risolti con soluzioni di mercato. Per ridurli occorre agire preventivamente, in campo".

"Riguardo al Covid - si legge ancora - sappiamo bene che durante la precedente stagione e quella in corso il canale Horeca è stato gravemente colpito; ma l'anno scorso, nel periodo del lockdown, le arance a peso imposto sono cresciute a valore nel retail del 48%. Ci sono nuovi consumatori, fortemente orientati all'acquisto di agrumi italiani. Bisogna puntare sui risvolti positivi e consolidare i risultati raggiunti, confermati dalle vendite. I consumi a casa sono aumentati. Il mondo della distribuzione organizzata sta crescendo, così come quello delle vendite online. La campagna non è agli sgoccioli. Siamo in piena stagione, ci sono consistenti volumi di agrumi da offrire ai mercati, arance di alta qualità, di piccolo calibro e di ottimo calibro, posizionabili in diverse fasce di mercato, che si continueranno a pagare a prezzi ampiamente remunerativi per i produttori".

"Se il compito della politica è di fornire strumenti - prosegue l'azienda - è altrettanto vero che ad essa non possiamo chiedere modelli organizzativi; è il settore che deve organizzarsi meglio, cogliendo tutte le opportunità che le politiche per l'agricoltura offrono. E, per favore, attenzione a parlare ancora, disinvoltamente, di crisi agrumicola: ci si renda conto che così non si aiuta il settore, ma lo si penalizza".

Un altro punto di vista ancora è quello di Rossa Sicily, l'azienda agricola che produce l'Amaro Amara, la quale definisce l'annata in corso "straordinaria per qualità, mentre il mercato registra una forte crisi dovuta ad un calo di domanda del canale Ho.Re.Ca".

"Abbiamo deciso di andare avanti - fa sapere l'azienda - nonostante il netto calo degli ordini rispetto a quanto registrato un anno fa. Il nostro approdo principale resta il canale Ho.Re.Ca e, con questo stato di cose determinato dalla pandemia, siamo tra quelle realtà che di più hanno patito l'impatto delle aperture a singhiozzo di ristoranti, bar ed enoteche. Il nostro è un atto di resilienza a questo periodo: lo dobbiamo a chi in questi mesi ha lavorato in agrumeto per garantire una materia prima di qualità, a chi ha continuato a lavorare per la realizzazione degli obiettivi di crescita e sviluppo che ci eravamo prefissati. Il difficile scenario economico nazionale e internazionale, infatti, non scoraggia le speranze di crescita del corporate brand Amara. Abbiamo dovuto rivedere i nostri piani, ma non vogliamo fare tagli. Adesso però è necessario un intervento degli organi competenti per consentire una riapertura controllata e in sicurezza delle attività del canale Ho.Re.Ca. anche nelle ore serali, occorre rimettere in moto tutto il circuito dell'indotto, altrimenti sarà il collasso".

Secondo l'azienda, la quantità registrata ad oggi "è di poco superiore all'ultima campagna, con rese per ettaro che raggiungono quota 25 ton, mentre la qualità è superiore con frutti di pezzatura media, di buona sanità e dalle spiccate qualità organolettiche sia della buccia che della polpa".


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