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Moria del kiwi: osservazioni sulla natura dei suoli e intensita' del fenomeno

Quanto riportato qui di seguito ha come obiettivo la condivisione di esperienze, osservazioni ed elaborazione di nuove teorie legate alla moria dell'actinidia. Tale fenomeno sta causando forti perdite ai produttori, alle loro famiglie e a tutta l'industria del kiwi. Sono molti i ricercatori impegnati profusamente già da molti anni nello studio per la risoluzione della moria, ai quali va tutta la nostra stima.
Riteniamo tale articolo utile a nuove potenziali indagini per unire gli sforzi, se possibile, diretti alla risoluzione del problema. 

In collaborazione con il dott. Scortichini del CREA di Roma e con l'Istituto Superiore di Sanità, stiamo portando avanti degli studi che dimostrano la proliferazione di batteri anaerobici del genere Clostridium, in condizioni di saturazione del terreno per più di 48 ore. L'anossia, ovviamente, genera anche marcescenza delle radici e, di conseguenza, ipotizziamo che si possa così generare il potenziale innesco di funghi patogeni (teoria in corso di studio) di varie famiglie, funghi patogeni rilevati in tutti gli areali di produzione, come da ricerche del CREA di Verona e dell'Università di Udine. Tali condizioni si sono sicuramente manifestate in vari territori italiani per i cambiamenti climatici in atto. A conferma di ciò, pubblichiamo una tabella della rete di centraline meteo di soci Apofruit nel Lazio (tab. 1).

Tabella 1. Clicca qui per un ingrandimento.

Come si evince dalla tabella allegata, la pluviometria, e soprattutto l'intensità in alcuni mesi dell'anno, nella provincia di Latina è fortemente aumentata negli ultimi 3 anni.

Tuttavia, presso i soci Apofruit del Lazio, del Veneto e della Romagna, notiamo delle differenze sostanziali nello sviluppo del fenomeno, in base al posizionamento territoriale dei frutteti, anche nella singola Regione di appartenenza. Dalle informazioni raccolte e soprattutto grazie al lavoro fatto nel 2010/2012 per la PSA dall'ufficio tecnico di Aprilia riteniamo che uno degli aspetti che influenzano maggiormente la diffusione del fenomeno della "moria" sia strettamente correlato alla natura dei suoli e/o alla sua storia agronomica. Infatti non sempre il deperimento delle piante è situato in zone di ristagno idrico o con errori di irrigazione, ma si manifesta anche nei terreni sciolti, profondi e dove fino a pochi anni fa erano i terreni più vocati alla coltura. 

Con questo non vogliamo avere una visione riduttiva del problema e siamo ben coscienti che il fenomeno è molto complesso e multifattoriale: in esso ci sono diversi aspetti da analizzare, ognuno interconnesso al sistema e "concausa". La differenza è che, per ogni frutteto, il singolo fattore può avere un peso differente perché ognuno di esso ha una sua storia, come ad esempio alluvioni, drenaggi poco efficienti, irrigazioni poco razionali, tipo di suolo, ecc. Immaginando una torta in cui le varie fette corrispondono a quanto sopracitato, la dimensione di ciascuna cambia in base alla storia del singolo frutteto. 

Già con la PSA abbiamo studiato e dimostrato che la natura del suolo era una variabile sostanziale sulla diffusione e lo sviluppo della fitopatia (tab. 2, studio dell'ufficio tecnico Apofruit di Aprilia 2010/2012). A suo tempo, era stata fatta anche l'analisi statistica della presenza di PSA in correlazione alla dotazione di alcuni elementi del terreno (studio fatto con Scortichini e Università di Pisa).

Tabella 2, studio dell'ufficio tecnico Apofruit di Aprilia 2010/2012

Analizzando oggi quei dati per la provincia di Latina e sovrapponendo le mappe di diffusione della PSA rispetto alla moria, notiamo che la diffusione di quest'ultima è molto simile, se non addirittura, per alcuni frutteti, perfettamente sovrapponibile.

Come per la PSA, questo primo studio porta in evidenza alcuni fattori molto più visibili, grazie all'analisi dell'estratto acquoso del terreno. Questo metodo di analisi, per noi è stato strategico per mettere a punto la difesa indiretta per la PSA.

Dai dati raccolti presso i nostri soci nei vari areali di produzione del kiwi (Verona, Latina, Romagna) abbiamo messo a confronto le aziende con evidente moria con altre, in aree limitrofe, con fenomeni limitati o nulli. Da questa prima indagine, abbiamo escluso variabili come alluvioni negli ultimi 5 anni, drenaggi poco efficienti, irrigazioni poco razionali. 

In merito alla provincia di Latina, abbiamo visto che i suoli migliori, drenanti e ben ossigenati (Velletri, Cisterna Nord, Aprilia, fascia pedemontana come Doganella di Ninfa e Cori) hanno molti più ettari colpiti rispetto ad altre zone meno vocate come Borgo Podgora, Borgo Carso, Latina Scalo. Da far presente che in diverse aziende di queste ultime località negli anni '70 si utilizzarono enormi quantità di "calce di zuccherificio", materiale di risulta della lavorazione delle barbabietole, coltivazione tipica in quegli anni di queste località. 

In merito al territorio di Verona, abbiamo fatto un confronto tra alcuni produttori soci Apofruit della zona di Zevio ed altri vicini a Valeggio sul Mincio. Anche qui, come ampiamente pubblicato dal dott. Tacconi e dott. Tosi, la zona Est di Verona ha molti meno problemi della zona Ovest (Sommacampagna, Valeggio, Villafranca). In merito alla Romagna, non segnaliamo fenomeni particolari tra i nostri associati.
Da un primo raffronto si è visto che un possibile fattore è correlato al pH. Questo spiega le differenze macroscopiche nella provincia di Latina ma non spiega fino in fondo il fenomeno nel Veronese, dove il pH delle due aree è tendenzialmente alcalino, come in Romagna, anche se quest'ultima ha anche calcare attivo molto elevato. 

La nostra ipotesi nasce dall'analisi dell'estratto e qui troviamo differenze: nella zona di Zevio, in Romagna e nella zona suindicata di Latina con ridotta moria abbiamo una quantità di calcio nell'estratto (quindi prontamente disponibile per la pianta) di 4/5 volte superiore rispetto alle zone infette. Per dare un numero, nelle zone maggiormente colpite il contenuto di Calcio nell'analisi dell'estratto è di 10/20 ppm, mentre nelle zone meno colpite siamo intorno a 80/100 ppm. A voler essere più precisi, aggiungo che è altrettanto importante il rapporto Calcio, Potassio, Magnesio. 

Ad oggi il numero di analisi disponibili dell'estratto acquoso di aziende socie Apofruit e le relative osservazioni di campo ci spingono a formulare alcune supposizioni che possono essere oggetto di studio e indagine della ricerca. Vediamone alcune.

Pre trattamento

1 - Nei frutteti più sani l'alta disponibilità di Calcio permette alle piante una maggiore capacità di "autodifesa". Questa autodifesa indotta dal Calcio è oggetto di molti studi internazionali che sono stati condotti in particolare dalla Washington State University e nei quali troviamo conferma scientifica alle nostre osservazioni.

All'atto pratico, come già messo a punto per la PSA dal nostro ufficio, lo studio dell'estratto e l'applicazione adeguata di Calcio ha portato un miglioramento significativo della PSA e potrebbe ridurre anche la moria del kiwi (prove di campo in atto).

Ad oggi, dai rilievi di campo presso nostri associati vediamo che negli impianti in cui i produttori negli anni hanno applicato molte unità di calcio, pur se si notano fenomeni di "moria", l'evoluzione non è devastante e l'avanzamento è limitato a poche piante all'anno (vedi esperienza Azienda nel Comune di Lanuvio, e Azienda nel comune di Valeggio).

2 - Alcune ricerche internazionali dimostrano che il pH alcalino riduce la proliferazione di alcune famiglie di funghi. Una tra queste è stata rilevata nelle radici infette (vedi qui).

A tal proposito abbiamo testato un prodotto con forte reazione alcalina a metà del mese di settembre presso un produttore vicino Valeggio. Dopo circa 15 giorni abbiamo notato una foglia più lucida e brillante (vedi foto qui sotto). Nel mese di novembre abbiamo testato un altro prodotto di nuova formulazione sempre a forte reazione alcalina. In entrambi i casi le valutazioni saranno da fare nel mese di settembre 2021. 

Post trattamento

3 - Un'altra teoria nasce dalla valutazione sulle innumerevoli analisi fogliari fatte negli ultimi anni, in particolar modo su varietà a polpa gialla. Quasi sempre troviamo valori bassi di calcio nella prima fase stagionale e valori elevati di rame. Supponiamo che quest'elemento potrebbe essere una "fetta della torta", concausa della manifestazione della moria.

Nella foto a destra: post trattamento

Viste le esigenze idriche dell'actinidia, possono esserci per lunghi periodi dell'anno micromoli di elemento "attivo" nel suolo che disturbano la microflora probabilmente interagendo l'equilibrio tra funghi/batteri antagonisti e fitopatogeni. Questa ipotesi è in fase di studio.

Questo potrebbe essere correlato alla differenza di manifestazione della "moria" tra suoli alcalini ed acidi. Il pH alcalino riduce fortemente l'attività del rame nel suolo e spiegherebbe il perché suoli con pH e calcare attivo alto (vedi Romagna in particolare) hanno ridotti fenomeni di moria del kiwi.

Come Gruppo Apofruit siamo in collaborazione con l'Università della Basilicata e il team di Innovation di Zespri per indagare sulle altre concause o "fette della torta", in particolare drenaggi e gestione delle irrigazioni. Un altro tema che stiamo testando è il tipo di baulatura, applicazione di compost e la semina di sovesci.

Autore: Fabio Marocchi
Email: fabio.marocchi@apofruit.it


Data di pubblicazione:



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