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La Dieta Mediterranea a 10 anni dal riconoscimento come patrimonio UNESCO

Si parla spesso di attribuire il giusto valore alle referenze (ortofrutticole, nel nostro caso) che compongono le pietanze, per esaltarne le qualità, giustamente. Ma talora non ci accorgiamo che abbiamo già una grandissima qualità, sulle nostre tavole! E questa asserzione non vale solo per i Paesi del Bacino Mediterraneo, ma anche per quelle nazioni che importano dalle macroregioni di produzione del Mediterraneo. Ne troviamo conferma nella "Dieta Mediterranea" come "Patrimonio Mondiale Intangibile" da parte dell'UNESCO, il cui riconoscimento proprio oggi compie dieci anni.

Dr. Raymond Bondin, esperto per il patrimonio mondiale dell'UNESCO 

Infatti, il 16 novembre 2010 a Nairobi, in Kenya, il Comitato Intergovernativo della Convenzione Unesco sul Patrimonio Culturale Immateriale approvava l'iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista del Patrimonio stesso, riconoscendo con questa definizione le pratiche tradizionali, le conoscenze e le abilità che sono passate di generazione in generazione in molti Paesi mediterranei, fornendo alle comunità un senso di appartenenza e di continuità. Il riconoscimento del 2010 ha accolto la candidatura transnazionale di Italia, Spagna, Grecia e Marocco, che nel 2013 è stata estesa anche a Cipro, Croazia e Portogallo.

La Dieta Mediterranea, però, così come intesa dall'UNESCO, è molto più di un semplice elenco di alimenti o una tabella nutrizionale. E' uno stile di vita che comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l'allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e il consumo di cibo. Per questo motivo abbiamo chiesto a Raymond Bondin, esperto per il patrimonio mondiale dell'UNESCO (e presidente della Commissione Nazionale Maltese dell'UNESCO), di darci il suo punto di vista.

"La Lista Unesco del Patrimonio Mondiale Intangibile non è ancora vista con la stessa importanza della lista dei siti UNESCO – ha risposto Bondin - ma, nella mentalità dell'UNESCO, ha la stessa importanza perché molto del patrimonio intangibile, tra tradizioni, lingue, e molti altri elementi di cultura popolare e tradizioni si stanno perdendo in un mondo globalizzato. Tanti non hanno capito che anche il modo di fare cibo è il risultato di una tradizione di centinaia di anni, con una valenza transfrontaliera, perché certe usanze si ritrovano in tanti Paesi mediterranei, seppur con delle differenze. L'interesse dell'Unesco è che queste tradizioni di cibi di grande qualità non si perdano davanti all'invasione di alimenti non tradizionali. Il cibo è molto legato al territorio e merita di essere valorizzato".

Molti non sanno che la denominazione "Dieta Mediterranea" è un'etichetta nuova per una tradizione antica. E' stata coniata a metà degli anni '70 dagli scienziati americani Ancel e Margaret Keys, per identificare uno stile di vita tradizionale che avevano scoperto e studiato nel Mediterraneo fin dagli anni Cinquanta. Le loro ricerche epidemiologiche sulle malattie cardiovascolari avevano rivelato per la prima volta nella storia della medicina che la longevità delle popolazioni del Meridione italiano si spiegava con le abitudini alimentari, i costumi sociali, le produzioni locali.

NOTA BENE: In realtà, se dobbiamo realmente risalire ai primi studi sulla differenza sostanziale, per la salute umana, della dieta c.d oggi "Mediterranea", dobbiamo necessariamente citare il medico ligure Lorenzo Piroddi, il quale già alla fine degli anni Trenta definì "Dieta del Sole" (nel suo volume "Sapore di sole") la particolare alimentazione cui i soldati italiani erano abituati rispetto a quelli di altre nazioni e che li rendeva meno soggetti alle malattie. Piroddi aprì una clinica dove ai pazienti affetti da malattie metaboliche veniva fatto seguire lo stile di vita e la dieta alimentare che sarebbe divenuta nota in seguito, negli anni Settanta, grazie al Prof. Ancel Keys, con il nome di Dieta Mediterranea, il quale ne fece un vero e proprio marketing. (Ringraziamo per questa nota la d.ssa Laura dell'Erba, da Bari, specialista in endocrinologia e malattie del ricambio, oltre a medicina nucleare, nonché fresco Agronomo all'età di 69 anni!).


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