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L'evoluzione produttiva del kiwi in Europa

In Europa negli ultimi 5 anni la produzione media di kiwi si è aggirata attorno a 750.000 tonnellate. Nel 2020 sono previste circa 707.000 tonnellate di prodotto commercializzabile, +6% sul 2019 ma ancora tra i quantitativi più bassi del recente storico.

A queste basse produzioni concorre soprattutto il raccolto di kiwi atteso per l'Italia, che con circa 327.000 tonnellate, pur segnando un +3% sul 2019, rimane inferiore a tutte le annate recenti. Il kiwi a polpa gialla continua a svilupparsi e per il 2020 si avvicina alle 80.000 tonnellate (+35% sul 2019). Contemporaneamente risulta in lieve riduzione rispetto al deficitario 2019 il kiwi verde, stimato su circa 247.500 tonnellate (-4% rispetto alla passata stagione) a causa dei danni da gelo e per la progressiva perdita di superfici da moria.

Una delle principali modificazioni dello scenario produttivo europeo è il sempre maggior peso, sia in termini produttivi che ovviamente sul piano commerciale, della Grecia. In Grecia la ragione dell'aumento dell'offerta di kiwi è la continua messa a dimora di nuovi impianti, in atto ormai da diversi anni. Oggi le superfici ammontano a circa 11.000 ettari ed allo stato attuale nulla fa pensare ad un cambiamento della tendenza per il prossimo anno. Le previsioni 2020 riportano un'offerta di quasi 272.000 tonnellate, +10% rispetto allo scorso anno.

Durante l'ultima commercializzazione le esportazioni di kiwi greco hanno sfiorato le 170.000 tonnellate (+25% sul 2018/19), stabilendo un nuovo primato in termini di prodotto movimentato. La presenza del kiwi greco è stata dunque rilevante in Europa (Spagna, Germania e Polonia oltre che in Italia) ma continua ad espandersi anche in Nord America, Medio Oriente, Africa e Estremo Oriente. 

Il kiwi francese dovrebbe invece risultare inferiore in termini di offerta per questa annata, con circa 51.500 tonnellate. Hanno inciso sulla minore produttività problemi climatici in primavera e sono risultati compromessi circa 100 ettari di superficie per via della diffusione della moria. Anno dopo anno il quantitativo di kiwi esportato prosegue la diminuzione e prevale sempre maggiormente il collocamento del prodotto sul mercato nazionale.

La Francia dunque tende ad essere sempre più un Paese importatore (volume salito ad oltre 75.000 tonnellate nel corso del 2019). L'Italia è il secondo fornitore estero dopo la Nuova Zelanda e nel corso del 2019 le movimentazioni direte in questo mercato sono state di poco inferiori a quelle del 2018.

Atteso al contrario un aumento della produzione di kiwi in Portogallo, con un'offerta di circa 38.000 tonnellate, nonostante superfici stabili e un andamento climatico non del tutto favorevole che comporterà un'offerta disomogenea, seppur più elevata della scorsa annata. 

In Spagna si conferma la progressiva espansione della produttività che quest'anno dovrebbe posizionarsi sulle 19.000 tonnellate circa, +4% rispetto allo scorso anno. La produzione in Spagna è prevista in aumento nei prossimi anni per effetto dell'entrata in produzione di nuovi investimenti. 

In generale è importante sottolineare la spinta europea verso la coltivazione di kiwi giallo, che seppure con rendimenti superiori all'anno precedente, a causa di problemi climatici, non ha ancora espresso il massimo del potenziale. E' inoltre da non trascurare l'impulso nei prossimi anni derivante dall'ulteriore entrata in produzione degli impianti più giovani. Oggi le coltivazioni del giallo sono concentrare soprattutto in Italia ma stanno già salendo e saranno attese in espansione nei prossimi anni anche in Francia, Spagna e Grecia.

Oltre oceano viene stimata in calo la produzione californiana 2020, dopo i volumi elevati dello scorso anno: nel complesso della specie il volume dovrebbe posizionarsi attorno alle 33.500 tonnellate, -15% rispetto al 2019. 

La produttività del Cile continua a diminuire e le stime dell'export 2020 evidenziano un volume di circa 142.000 tonnellate totali, -8% rispetto al già basso volume del 2019. La coltivazione in Cile sconta la diminuzione in favore delle ciliegie, la presenza di molti impianti a kiwi obsoleti non rinnovati e l'impatto della PSA negli anni ha eroso una parte importante del potenziale presente. 

Questo in sintesi quanto emerso dalla 39esima edizione dell'IKO (International Kiwifruit Organization) Conference organizzata in questa occasione in modalità online per l'emergenza sanitaria legata alla diffusione del Covid-19. 

Fonte: CSO Italy per FreshPlaza.IT


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