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Spagna

Murcia perde 144.000 ettari di superficie agricola in un decennio

Nell'ultimo decennio, la superficie agricola della regione di Murcia è stata ridotta di 144.000 ettari, all'epoca erano utilizzati per le colture di tipo pluviale, ma poi abbandonati a causa della bassa redditività e della posizione. Questi terreni, come spiegato da diverse organizzazioni agrarie della Regione, finirono per diventare aree forestali. Ecco perché, secondo i dati del rapporto statistico 2017/2018 di Murcia, la Regione ha raggiunto un totale di 123.939 ettari di foresta tra il 2013 e il 2018.

I terreni coltivati a piante erbacee sono stati ridotti di 2.800 ettari negli ultimi sei anni, mentre quelli destinati alle colture legnose irrigue sono diminuiti di 1.120 ettari. La riconversione del terreno ha portato anche alla perdita di molti di questi ettari, ora sfruttati con altre colture. Le produzioni legnose hanno raggiunto gli 8.000 ettari e le colture erbacee irrigue hanno guadagnato quasi 4.000 ettari, tra il 2013 e il 2018.

Coag, Upa e Asaja, le tre principali organizzazioni agricole della Regione, hanno segnalato che i costi di produzione sono aumentati del 30% negli ultimi tre anni, e che le entrate agricole nella Regione sono diminuite del 9%, nel 2019. La crisi di redditività delle recenti campagne ha portato queste organizzazioni a parlare di un crescente abbandono dei campi, da parte sia dei più esperti che dei giovani.

Pepe Herrera, di Cieza, è uno dei produttori murciani che hanno deciso di abbandonare il campo e tutti i suoi appezzamenti dedicati alla coltivazione di alberi di drupacee, a Vega Alta.

Nell'ultima campagna, questo produttore ha perso 20.000 euro, a causa degli elevati costi di produzione derivanti dalle spese per agrofarmaci, fertilizzanti, energia, acqua, stoccaggio o manodopera, a fronte dei limitati profitti derivanti dalle vendite. Nel giugno 2019, Pepe ha ottenuto 42 centesimi al chilo per le sue nettarine, 32 centesimi per le sue pesche e 30 centesimi per le sue pesche piatte, che rappresentano quotazioni insostenibili.

Pepe non incolpa nessuno "tranne i grandi retailer", che lui accusa di portare i prodotti dai Paesi terzi, senza controlli sanitari. Si è trovato in perdita per tre anni consecutivi, e quindi ha deciso di arrendersi.

Fonte: laopiniondemurcia.es


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