Il punto di vista di Claudio Dall'Agata sui nodi del settore ortofrutticolo in chiave packaging

L'innovazione viene pagata se crea vantaggio a tutta la filiera

Il packaging può essere vissuto in due modi: o come un costo quasi inutile, per cui viene chiesto sempre di abbassarne il prezzo, oppure come l'opportunità per guadagnare in più. Infatti, vi sono esempi di aziende che riescono a marginare anche sulle confezioni perché innovative, dense di contenuti percepibili e che piacciono a grossisti e GDO.

Claudio Dall'Agata, direttore del Consorzio Bestack, non è manicheo nella sua disamina del settore ortofrutticolo in chiave packaging: "Non ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall'altra. Al massimo, c'è chi è riuscito a fare più innovazione e chi è rimasto fermo all'angolo. Ecco, io credo che tutti gli operatori del settore ortofrutta dovrebbero uscire dall'angolo, non solo per quanto riguarda il confezionamento della propria ortofrutta".

Le opportunità da cogliere ci sono, secondo Dall'Agata, ciò che conta è avere l'approccio giusto nelle scelte. "Premesso che viviamo in un'epoca di turbolenza politica, con tempi limitati di approfondimento, molto spesso le aziende si trovano sole nel costruire la strada del proprio sviluppo senza il sostegno della buona politica, quella che sostiene i più virtuosi e limita approcci e modalità produttive antistoriche e superate. Ma questo non può essere un alibi né tanto meno giustifica un atteggiamento remissivo. Io sono per la valorizzazione di chi lavora meglio, di chi fa innovazione".

"Siamo in una fase di tale tensione competitiva, che la sola posizione sostenibile è comunicare con chiarezza le proprie posizioni. Non ci sono più sconti – aggiunge Dall'Agata – E' l'ora della autoresponsabilizzazione. Lo ha detto anche l'AD di Coop Maura Latini a proposito del discusso spot del carrello Una spesa può salvare il mondo. E' il momento delle scelte coraggiose, scientificamente solide e coerenti. Sono le sole che possono contribuire a piantare solidi pilastri si cui costruire la propria competitività. Ma occhio a non sgarrare più, o a tradire i propri proclami. Il consumatore ha molti più strumenti di analisi di un tempo e non aspetta altro per poterci impallinare se scova scelte incoerenti con quanto dichiarato. Lontano è il tempo delle scelte industriali e irrevocabili. Le buone innovazioni devono essere colte indipendentemente dalle scelte di ieri".

Ma cos'è l'innovazione? "E' quella cosa che scaturisce da un mare di idee ma che, tra tutte, si delinea come in grado di fornire benefici interessanti per tutti. Se l'innovazione è vantaggiosa solo per un anello della filiera, zoppica e difficilmente potrà imporsi. La novità deve generare un beneficio diffuso".

"Ecco perché sono rimasto positivamente colpito – conclude Dall'Agata – da quell'imprenditore che mi ha confidato di riuscire a fare margine anche sul nuovo imballaggio che aveva adottato. Perché l'innovazione viene pagata se crea vantaggio a tutta la filiera. Il packaging non è più solo un contenitore per il trasporto: il packaging trasmette valore e, di questi tempi, un pre-requisito è quello della sostenibilità".


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