In Francia si accende il dibattito

Francia: no alle vendite in inverno delle colture biologiche ottenute in serre riscaldate

Coltivazione di ortaggi biologici in serre riscaldate? Secondo varie organizzazioni francesi, è una contraddizione in termini dal punto di vista della sostenibilità ambientale mentre, secondo le regole europee di certificazione biologica, non c'è nulla di sbagliato in questo. I francesi hanno dunque deciso che sarà ancora possibile coltivare prodotti biologici in serre riscaldate, ma che saranno introdotte nuove restrizioni.

Il dibattito
La normativa europea prevede che i coltivatori biologici debbano rispettare le stagioni naturali e utilizzare l'energia in modo responsabile e, ove possibile, in modo rinnovabile. Tali linee guida non risultano molto chiare e, infatti, attualmente oltre 40 serre francesi sono riscaldate e, al contempo, biologiche. Il loro numero, tra l'altro, è in crescita: infatti la domanda di ortaggi biologici in Francia è attualmente superiore all'offerta. Tuttavia, il riscaldamento delle serre biologiche è una spina nel fianco per molti francesi.

Circa 100 parlamentari hanno scritto a Didier Guillaume, Ministro francese all'agricoltura, per sottolineare il loro sostegno a una petizione avviata online dall'organizzazione francese del biologico FNAB, Greenpeace France e altre organizzazioni. Dopo 6 settimane, la petizione ha ricevuto le firme di oltre 80.000 persone. "Ci aspettiamo che queste voci vengano ascoltate", hanno detto. "Perché non si tratta solo di serre riscaldate, ma anche del futuro dell'agricoltura e dell'energia nel nostro Paese".

I firmatari chiedono il divieto di utilizzo del riscaldamento nelle serre biologiche francesi. Secondo Philippe Riffared, coltivatore bio e copresidente del Grab Bio Center, la durata di conservazione dei prodotti riscaldati è molto più bassa e le coltivazioni non sono sostenibili. "Non vogliamo che il consumatore perda la fiducia nell'etichetta biologica", afferma, sottolineando che le emissioni di CO2 da parte della produzione riscaldata sono molto più elevate rispetto alle colture non riscaldate. Altri coltivatori sottolineano che, durante l'estate, i raccolti non riscaldati vengono esclusi dal mercato dai pomodori coltivati in serra.

Una produzione di soli tre mesi l'anno
Certo, c'è anche un altro aspetto della faccenda. I coltivatori in serra cercano di spiegare perché hanno bisogno del riscaldamento. "Se domani dovessimo smettere di riscaldare le nostre serre, ciò significherebbe, per il consumatore francese, dover acquistare prodotti spagnoli, in aprile e maggio. La nostra qualità è decisamente migliore", ha dichiarato il coltivatore bio Jean-Luc Roux a Europa1. Egli coltiva i suoi pomodori con una caldaia a biomassa, riducendo quindi anche l'anidride carbonica necessaria al funzionamento dell'impianto.

L'organizzazione orticola FNSEA sottolinea che la coltivazione in serra favorisce il processo naturale, limitando l'uso di sostanze chimiche e l’acqua e salvando i terreni, oltre a limitare le esigenze di importazione di prodotti provenienti da Germania, Polonia, Israele o Argentina. Dicono che rinunciare al riscaldamento falserebbe la concorrenza in Europa, sottolineando che attualmente il 78% dei pomodori biologici francesi viene importato.

Anche il Ministro dell'Agricoltura, Didier Guillaume, ha dichiarato ai senatori che il governo "non si è opposto" al riscaldamento delle serre in agricoltura biologica. "Siamo, e io personalmente sono, contrari a frutta e verdura controstagionali", ha insistito.

Il dibattito sulle serre non riscaldate si è acceso, con la decisione sulla loro regolamentazione che è stata rinviata due volte negli ultimi 8 mesi, poiché non è stato raggiunta alcun accordo. Ora le regole sono chiare. Il Ministero dell'agricoltura ha annunciato che il riscaldamento verrà autorizzato, ma con un programma limitato: tra il 21 dicembre e il 30 aprile, frutta e verdura biologica non verranno commercializzate, se prodotte in serre riscaldate francesi, ha affermato il dicastero.

Inoltre, il governo prevede di imporre, entro il 2025, l'utilizzo di energia rinnovabile per alimentare queste serre, secondo il Ministero dell'agricoltura.

Le reazioni sono state contrastanti. "Consentire la vendita di pomodori biologici dal primo giorno di primavera, equivale ad autorizzare in inverno il riscaldamento delle serre biologiche a oltre 20 gradi, l'equivalente di 200.000 fino a 250.000 litri di olio combustibile per ettaro", ha affermato Jean-Paul Gabillard , ortofrutticoltore e segretario nazionale presso Fnab.


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