Bemisia tabaci, nemica dell'orticoltura

Con il gran caldo che sta interessando in queste settimane l'Italia, specialmente nelle regioni meridionali, anche quest'anno si assiste, come di consueto, alla recrudescenza di virosi derivanti dalla proliferazione della cosiddetta Mosca bianca, ovvero la Bemisia tabaci. Come è noto agli addetti ai lavori, si tratta appunto di un pericoloso vettore di virus, considerato a livello planetario come uno degli insetti più dannosi.

Ecco come si presenta la Bemisia tabaci

I problemi connessi a questo vettore non sono solo quelli derivanti dalle perdite economiche che determina in agricoltura, ma soprattutto l'impatto che causa all'ambiente derivante dalle necessarie pratiche fitosanitarie per contrastarlo.

"Le perdite di produzione più consistenti - ha detto Walter Davino, docente di virologia presso la facoltà di Agraria dell'Università di Palermo - si avvertono specialmente negli areali siciliani su pomodoro, con la diffusione del TYLC - Tomato Yellow Leaf Curl e su zucchino, con la diffusione del virus New Delhi" (ma anche e su altre specie che vedremo più avanti – n.d.r.).

Walter Davino

Come specificato all'inizio, lo sviluppo degli individui di Bemisia tabaci è fortemente legato alla temperatura e alle piante su cui vivono e che insidiano. Da uno studio condotto da Davino è emerso come "la durata dello sviluppo devo adulto varia da 15 giorni a 30 °C, a 20 giorni per temperature intorno ai 25 °C, a 105 giorni in presenza di temperature di circa 15 °C. Peraltro, la mosca bianca ha una grande capacità di resistere anche alle basse temperature, potendo sopportare 4 gradi centigradi per oltre 8 giorni allo stadio di uovo e ninfa".

"Il polifago è stato riscontrato su oltre 620 specie botaniche - ha proseguito il docente universitario - e nel bacino del Mediterraneo, per quanto riguarda le principali coltivazioni, interessa pomodoro, melanzana peperone, patate, tabacco e fagiolo. La principale criticità derivante dalla Bemisia tabaci sta proprio nella sua capacità di trasmettere numerosi virosi. Per arginare il problema, è necessaria un'attenta attività di prevenzione e l'integrazione di molteplici mezzi di controllo. In serra, il primo accorgimento è l'impiego di piantine sane e certificate".

"Altro strumento - ha concluso Davino - è il controllo delle piante spontanee nelle prossimità degli impianti. E' risaputo infatti che piante come la Solanum nigrum, la Datura stramonium e altre ancora sono serbatoi di virus della mosca bianca".


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