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Manuel Jose Alcaíno - Decofrut

Non ci sono piu' finestre libere nel calendario dell'uva da tavola

La scorsa settimana, il primo Global Grape Summit si è tenuto al London Produce Show. Manuel Jose Alcaíno - Decofrut - ha esposto la prima presentazione, fornendo una panoramica sulla produzione mondiale e l'esportazione di uva, delineando i maggiori produttori ed esportatori, e riassumendo l'andamento della scorsa stagione e le circostanze e le azioni che hanno provocato un eccesso di offerta sul mercato europeo.

La Cina è il più grande produttore di uva al mondo, con quasi 22 milioni di tonnellate, mentre il resto dell'emisfero meridionale - Cile, Perù, Sudafrica ecc. - non rappresenta nemmeno il 15% della produzione totale. Nonostante sia il più grande coltivatore, la Cina esporta molto poco. I maggiori esportatori sono Cile, Perù, Stati Uniti, Sudafrica e Turchia.

La maggior parte della produzione cinese viene consumata sul mercato interno come accade anche in India. Gli Stati Uniti, l'Europa e la Russia consumano più di quanto producano, mentre Cile e Perù sono per lo più orientati all'esportazione.

"Il più grande player nel business delle esportazioni è il Cile, ma le spedizioni del paese, quest'anno, sono state le più basse in dieci anni. Il motivo è stata la grande riduzione delle uve Flame, passate da 7 a 2,4 milioni di cartoni questa stagione. Anche le Thompson erano meno. Quello che vediamo in Cile è un anno di cambiamenti. La produzione riprenderà quota di nuovo l'anno prossimo".

Manuel ha sottolineato che il mercato statunitense rappresenta quasi il 50% delle esportazioni di uva cilene, anche se altri mercati come il Medio Oriente sono molto interessanti e redditizi, ma il tempo di spedizione dal Cile al Medio Oriente è di circa 50 giorni, il che non va bene per la qualità delle uve a destinazione.

"Il Perù è relativamente nuovo sulla scena, sta andando molto bene in termini di produzione, ma l'anno scorso è stato influenzato da El Niño, con calo dei volumi di 5 milioni di cartoni, a circa 40 milioni complessivi. I principali mercati del Perù sono gli Stati Uniti e il volume europeo verso l'Europa ha visto un grande aumento in questa stagione da 8,5 mln a 15 mln di cartoni"

Il Sudafrica, l'altro grande player sul mercato, è stato piuttosto stabile nella sua produzione negli ultimi anni. Nella stagione 2017/18, il Sudafrica è stato colpito dalla siccità e l'anno successivo la produzione è stata colpita dalla pioggia tardiva. L'Europa e il Regno Unito sono le principali destinazioni per le uve sudafricane, con il 75% del totale da molti anni.

Manuel vede che nell'Australia un paese interessante: "Contrariamente alle tre nazioni summenzionate, ha un mercato interno molto forte. Le esportazioni dall'Australia sono principalmente destinate al mercato asiatico e i volumi sono piuttosto stabili. Spediscono nel Regno Unito e stanno aumentando i volumi negli Stati Uniti, cercando di entrare tanto nel segmento precoce quanto in quello tardivo".

L'India è un grande produttore, ma esporta solo 168.000 tonnellate, che rappresentano solo il 6% della sua produzione. "Producono ottime uve bianche senza semi e hanno visto una crescita consistente in Europa negli ultimi quattro anni. Hanno anche una solida posizione in Estremo Oriente con 15.000 tonnellate, 3 milioni di casse, ma stanno lottando in Estremo Oriente perché la loro offerta è principalmente l'uva bianca senza semi. Hanno il vantaggio, in Europa, di poter vendere a prezzi a cui Cile e Perù sono disposti a scendere".

"Se osservi l'esportazione mondiale totale di uva durante l'anno, puoi vedere che è costante, non ci sono più finestre vuote disponibili: questa è la nuova realtà con cui il settore dovrà convivere. Significa che dovremo competere in un modo diverso. Le opportunità e i prezzi che abbiamo visto in passato sono ormai tramontati, quindi dovremo essere più efficienti, produrre di più, e farlo a un prezzo più conveniente".

Il mercato statunitense ha due principali fornitori dall'emisfero meridionale, Cile e Perù. Se aggiungi Messico, California e Brasile, negli Stati Uniti ottieni un totale di 161 milioni di cartoni.

Seguendo le leggi della domanda e dell'offerta, i prezzi aumentano man mano che l'offerta diminuisce e invece flettono man mano che aumentano le forniture: questo è avvenuto da molti anni negli Stati Uniti, tranne lo scorso anno. I prezzi hanno iniziato ad aumentare in linea con i volumi. Allora, cos'è successo?

"In primo luogo, le scorte dalla California erano state più grandi rispetto agli anni precedenti, le varietà erano anche migliori sia per le bianche che per le rosse. Nel 2017/18 si prevedeva che la California avrebbe avuto un grande raccolto e il settore del commercio al dettaglio, che tende a dare una corsia preferenziale alla produzione interna, ha inviato un messaggio molto forte al settore dicendo che avrebbe continuato con le uve californiane e non avrebbe acquistato  le uve peruviane fino a gennaio. Ciò creò scompiglio in Perù, con gli esportatori alla ricerca di alternative; l'unica fattibile consisteva nel trasferire enormi volumi in Europa, creando un impatto sul mercato che ha colpito sia i produttori europei sia i produttori sudafricani".

"Nel frattempo, all'inizio di dicembre divenne chiaro che la condizione delle scorte delle uve californiane non era buona quanto si pensasse e allora si cercò di passare alle uve peruviane, ma era troppo tardi, le uve erano già in viaggio via nave verso l'Europa. Ciò determinò una forte domanda sul mercato statunitense, il che spiega i prezzi elevati in un momento di grande offerta".

"Penso che questa sia una lezione interessante da cui dobbiamo imparare. Le osservazioni che prendo da qui sono: che cosa farà il settore retail con questa nuova realtà? Chiaramente le scorte domestiche saranno più grandi e migliori, tuttavia possiamo fidarci delle previsioni? La lealtà verso il prodotto di origine locale ha un limite. Sono fermamente convinto della preferenza per il locale, ma penso che dobbiamo sempre avere una mente aperta e guardare cosa succede intorno a noi".


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