Frutticoltura: tanti gli spunti emersi ieri durante un convegno a Faenza (Ravenna)

Impianti ad alta densita' e troppa irrigazione non fanno bene alla qualita'

Mancanza di un catasto della pera, kiwi da vendere in Spagna, più protezione per il mercato Ue, qualità e responsabilità, meno irrigazione nei frutteti. Sono solo alcuni degli spunti emersi ieri pomeriggio, 2 marzo 2017, a Faenza (Ravenna), durante il convegno organizzato dalle tre federazioni di Confagricoltura di Ravenna, Ferrara e Forlì-Cesena e Rimini dal titolo "Quale futuro per la frutticoltura, fra criticità e opportunità".


I tre presidente di Confagricoltura durante i saluti iniziali, Da sinistra Pier Carlo Scaramagli (Ferrara), Paolo Pasquini (Ravenna), Claudio Canali (Forlì-Cesena e Rimini)

Autocritica e umiltà
sono state le due parole chiave introdotte dai presidenti Confagricoltura delle tre federazioni. E poi innovazione e aggregazione. Di certo le prime due (autocritica e umiltà) sono molto più originali rispetto alle successive, sentite e risentite in tutti i convegni.



Il moderatore Francesco Donati, presidente della federazione nazionale di prodotto frutticoltura di Confagricoltura, ha esordito dando la parola ad Albano Bergami, vice presidente dell'Interprofessione Pera.



"La pericoltura - ha esordito Bergami - ha grossi problemi perché i ricavi non coprono i costi, in tanti casi. I costi sono pari a 17mila euro l'ettaro e la Plv spesso non supera gli 11mila euro l'ettaro. Un problema sta nella frammentazione commerciale che causa maggiore concorrenza e il tutti contro tutti. Ci sono oltre 1300 soggetti fra cooperative, commercianti, liberi battitori improvvisati. La parte acquirente, invece, è sempre più concentrata. Mele, arance, banane e pere: questa la classifica dei frutti più consumati in Italia".


Da sinistra Bergami, Orlandi, Mazzotti, Benedetti, Marangoni, Donati

"E' grave che manchi un catasto pere definitivo - ha aggiunto Bergami - Le previsioni sono sempre per proiezioni, però non sappiamo definitivamente gli ettari e le varietà. L'Oi cercherà di sensibilizzare su questo fronte. In più possiamo fare ricerca, specie per la fase della conservazione. L'Oi Pera raggruppa le maggiori aziende del settore, per un totale di 320mila tonnellate di pere l'anno. Non posso capacitarmi che ci siano due soggetti, Opera e Origine, ne avrei preferito uno solo" ha concluso Bergami.



"Ho iniziato a raccogliere le pesche a sei anni e ho vissuto la mia vita in mezzo alla frutta - è intervenuto Angelo Benedetti, presidente di Unitec - Oggi vi porto un'idea diversa rispetto a quelle che spesso circolano. Sono tanti anni che sentiamo parlare di innovazione per avere nuove varietà, aumentare la shelf life, le quantità prodotte, il colore. Purtroppo molte strade percorse hanno portato delusioni al consumatore finale, perché il livello organolettico della frutta non è sempre stato all'altezza delle aspettative. Ma sono convinto che si può invertire il trend del calo dei consumi, mettendo a disposizione una qualità coerente con le aspettative, perché il cliente consumatore vuole una risposta costante e affidabile nel tempo".


Angelo Benedetti di Unitec

"Unitec produce tecnologie che aiuta nella differenziazione della qualità perché ognuno vuole qualcosa di differente, in base alle proprie aspettative ed esigenze. Sulla pianta ci sono 35 tipologie di qualità differenti, quindi possiamo avere 35 tipi di consumatori differenti. Pezzatura, calibro, colore e difetti esterni: al momento in Italia ci sono solo 4 parametri principali di differenziazione e nessuno legato al gusto voluto dal consumatore".



Benedetti ha poi parlato di esperienze. "Il Cile seleziona le sue ciliegie in maniera maniacale, le esportano in Cina e hanno triplicato le esportazioni a Pechino, e il 90% delle macchine loro selezionatrici sono le nostre. E le ciliegie cilene fanno 40 giorni di nave per arrivare in Cina controstagione, dove vengono pagate tantissimo. E cosa dire di Zespri: hanno un marchio supportato da una qualità ferrea. Il kiwi Zespri prodotto in Italia viene pagato il 30-40% in più rispetto all'analogo italiano senza marchio. E selezionano i kiwi a costo zero come manodopera, grazie alla tecnologia".


Un impianto Unitec in California

"In un certo senso mi dispiace che il 95% del nostro fatturato sia fatto all'estero - ha concluso Benedetti -,ma negli altri Paesi hanno capito la direzione da intraprendere, si prendono la responsabilità di selezionare la qualità, partendo dal momento giusto per la raccolta. E' la coerenza nel tempo che crea la fiducia verso un prodotto".



"Bisogna partire da frutta buona da mangiare". Bruno Marangoni, dell'Università di Bologna, ha fatto il punto sulla ricerca indirizzata al miglioramento organolettico della frutta fresca. Ci sono due aspetti da prendere in considerazione: semplificare le normative in campo, e conoscere i mercati esteri, ad esempio in Brasile il calibro più apprezzato delle pere è 55-60, che da noi non viene neppure commercializzato. E' impensabile che l'Italia importi l'85% di prugne essiccate, e percentuali simili anche per la frutta secca. Nei paesi subtropicali come il Perù con uva da tavola e asparagi, si possono avere due raccolti l'anno, a costi bassissimi, e poi i loro prodotti arrivano nei nostri mercati".


Bruno Marangoni

Marangoni con rammarico ha parlato delle varietà selezionate all'estero e poi trapiantate in Italia. "Dovremmo tornare a fare ricerca, ma facciamo dei passi avanti, non parliamo più di impollinatori perché quelli li abbiamo già studiati da decenni. E poi dobbiamo essere coordinanti, non fare azioni spot. Attenzione poi all'abuso dell'alta densità, piante che devono essere nutrite con la fertirrigazione spinta. Non credo sia la soluzione migliore per avere qualità. E anche i fitoregolatori per favorire l'allegagione, specie nel kiwi, devono essere usati con parsimonia perché ne risente la qualità, ad esempio con più columella legnosa del kiwi".



"In linea di massima, i nostri produttori eccedono sempre nell'uso di acqua
. Scherzo, ma non troppo, dicendo che dovremmo diminuire l'irrigazione del 30%. La ricerca deve essere un servizio pubblico, a vantaggio di tutti. Ma servono investimenti. Si tratta di investimenti, non di costi".

Alessio Orlandi, general manager di Origine, ha portato l'esperienza dell'aggregazione di cui è referente. "Lo scopo è quello di riportare valore aggiunto al produttore. Siamo il secondo player mondiale nel kiwi e abbiamo cominciato a vendere nei mercati dell'estremo oriente. Nello specifico a Taiwan, Malesia e Hong Kong. In questi giorni stiamo promuovendo il nostro kiwi in Spagna, paese dove finora non è stato venduto un solo kg di kiwi di prima categoria. Ora vogliamo sfatare questo tabù. In attesa di vendere in Indonesia e Cina".


Alessio Orlandi

Valtiero Mazzotti direttore settore agricoltura della Regione Emilia Romagna ha detto che "non siamo solo dei burocrati. Aiutare le aziende per raggiungere i mercati più lontani significa studiare e interpretare i vari accordi internazionali che sono in continua evoluzione. Ad esempio, il Canada importa solo se allo stesso tempo può vendere al medesimo Paese. Però, quando abbattiamo le barriere tariffarie, entrano in gioco quelle non tariffarie. Come ad esempio la mosca del Mediterraneo viene agitata come spauracchio per limitare le nostre esportazioni. In Emilia Romagna abbiamo 72 impiegati nel settore fitosanitario e il loro lavoro è indispensabile per l'esportazione di frutta e verdura. Ma da 7 anni c'è il blocco delle assunzioni in Regione e non riusciamo a sostituire chi va in pensione".


Valtiero Mazzotti

"E' vero che il mercato degli Stati Uniti è aperto alle pere - ha continuato Mazzotti - solo che noi dobbiamo vendere le Abate a 2-3 euro per sostenere i costi, mentre negli Usa le pere della California costano 1,5 euro. Andate a spiegarlo ai consumatori che le nostre pere sono più buone e vale la pena pagarle il doppio. Dico questo perché aprire un mercato non significa averlo conquistato".

"In Europa - ha concluso Mazzotti - ci sono poche azioni di protezione dei nostri prodotti. Diventò famoso Alberto Contessi, responsabile del Servizio fitosanitario regionale, quando respinse, a ragione, una nave di patate dall'Egitto. Ma a livello europeo sono ben pochi gli esempi come questo".

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