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Produttori preoccupati: l'indennizzo di 250 mila euro non copre le estirpazioni obbligatorie

"Batteriosi e "moria": un mix micidiale per il kiwi veronese"

Dopo la batteriosi, la morìa: non c'è pace per il kiwi veronese, come hanno testimoniato i relatori intervenuti sulle problematiche fitosanitarie dell'actinidia nel corso della conferenza "Kiwi 2013/2014: previsioni produttive e situazione di mercato" svoltasi venerdì 3 ottobre 2013 nella Sala Conferenze di Veronamercato, realtà organizzatrice dell'evento insieme alla Camera di Commercio veronese.

A due settimane di distanza dal precedente summit di Valeggio sul Mincio (VR) tra i vertici di Coldiretti Verona, i maggiori imprenditori di settore, l'assessore regionale all'agricoltura Franco Manzato e Tiziano Visigalli del Servizio Fitosanitario Regionale (cfr. precedente notizia), nella conferenza di venerdì lo stesso Visigalli ha confermato quanto era emerso in quella occasione: se per la batteriosi, che ha comunque causato e sta causando gravi danni alla coltura, si sono trovate contromisure, per la moria si brancola ancora nel buio. Il fenomeno consiste in un disseccamento della pianta, anche se regolarmente irrigata.

"Difficile capire l'origine del problema e trovare un minimo comun denominatore", ha asserito anche Lorenzo Tosi di Agrea Centro Studi. "Al momento i punti fermi sono due: il fatto che l'apparato radicale delle piante colpite risulta fortemente compromesso e l'area di diffusione, che è quella dell'ovest veronese".

La zona in cui la moria si va propagando, infatti, è soprattutto quella di Valeggio, Villafranca, Mozzecane, Sommacampagna, Sona, Bussolengo.


Un momento del convegno sul kiwi di venerdì a Veronamercato.

Danni da batteriosi sempre più ingenti
Nel 2013, il Servizio fitosanitario regionale ha controllato 292 aziende agricole (199 delle quali ubicate in provincia di Verona, 72 nel Trevigiano e 21 nel Rodigino) per una superficie di 594 ettari rilevando l'infezione in 185 aziende (150 a Verona, 28 a Treviso e 7 a Rovigo).

La Regione ha previsto un indennizzo di 250 mila euro alle 41 aziende che hanno estirpato, o dovranno estirpare, 80 ettari di piante colpite da batterio Psa. Un importo che per la prima volta non sarà sufficiente a soddisfare tutte le imprese e per il quale i produttori hanno già chiesto un incremento.

D'altra parte il raffronto con il precedente biennio è emblematico dell'aggravarsi della situazione: 22 gli ettari estirpati nel 2012, quando l'entità degli indennizzi era stata di 236 mila euro; 16 gli ettari "tagliati" nel 2011, a fronte di 160 mila euro di indennizzi.

Ma c'è una luce in fondo al tunnel: "Nel 2013, nonostante la batteriosi sia stata particolarmente aggressiva - ha detto Visigalli - qualcosa di positivo è emerso: è stata dimostrata l'efficacia preventiva di alcuni prodotti fitosanitari sulle foglie mentre la pulizia e l'eliminazione delle fonti d'inoculo si è rivelata determinante per contenere l'infezione. In generale, il controllo sulle concimazioni e tutte le buone pratiche agricole sono state utili per contrastare Psa. Alcune aziende colpite dal batterio, mettendo in pratica le operazioni sopra descritte, sono riuscite a produrre in maniera soddisfacente. Questo però non ci consente di abbassare la guardia ed è di fondamentale importanza proseguire nell'opera di contrasto alla malattia."

L'Assessore regionale all'agricoltura, Franco Manzato, nei giorni scorsi ha annunciato che lo stanziamento per gli indennizzi potrà essere incrementato fino a 600.000 euro; resta però da definire con precisione i contorni di un fenomeno monitorato solo in parte. Senza esagerare con l'allarmismo, l'"abbinata" Psa-moria preoccupa non poco, come dimostrato anche dal gran numero di operatori intervenuti venerdì nella sala convegni di Veronamercato.

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