"L'Italia può davvero acquisire una leadership nel Mediterraneo - spiega Gianluca Bagnara, economista, chiamato a moderare il convegno - con più profitto rispetto a Spagna, Francia e Grecia. Sul Mediterraneo stanno convergendo gli interessi delle grandi potenze come Usa, Russia e Cina, molto più che in passato. E l'ortofrutta ha un ruolo strategico in tutte le sue declinazioni: prodotto, tecnologie, conoscenze. La Cina sta adottando, in pratica, una nuova via della seta ma al contrario, e il Mediterraneo rappresenta un caposaldo".Secondo Bagnara, l'Italia dovrebbe adottare la strategia dei Paesi Bassi, vale a dire fungere da piattaforma di triangolazione dell'ortofrutta, sia quella prodotta internamente, sia quella commercializzata. Ma per fare questo serve organizzazione. "Un alto livello di organizzazione. Non basta il nostro 40%. Occorrerebbe raddoppiarla".

Il luogo dove si è svolto il convegno, Villa Almerici a Cesena, sede del Campus degli alimenti, Università di Bologna
Tutti i Paesi del nord del Mediterraneo necessitano di prodotti ortofrutticoli freschi, per almeno 3 mesi l'anno, vale a dire durante l'estate quando le alte temperature sub-sahariane non permettono, o quasi, coltivazione. Secondo Bagnara, la Libia tornerà alla stabilità politica in pochi anni, mentre l'Egitto, pur con una svalutazione della moneta oggi preoccupante, ha ampie fasce di popolazione con un reddito sufficiente ad acquistare ortofrutta di qualità.

"Ma oltre all'organizzazione ortofrutticola - continua l'economista - ciò che conta è la diplomazia. Con questi Paesi gli accordi si fanno a livello politico e solo in un secondo tempo fra le aziende. Per fortuna l'Italia, da sempre, gode di una grande stima a livello diplomatico. In seconda battuta, è fondamentale che le imprese abbiano un'ottica di collaborazione, non di speculazione".
Sono intervenuti, durante il convegno, Enrico Granara (Ministero affari esteri), Francesco Capozzi, docente dell'Università di Bologna e il parlamentare europeo Damiano Zoffoli.