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Prodotto esportato in Svizzera e Germania

Il kaki italiano di Apofruit piace anche all'estero, specie se biologico

Ilenio Bastoni, direttore di Apofruit Italia, conferma che il 15% delle duemila tonnellate di kaki prodotte annualmente è coltivato in regime biologico e che una buona parte di questa quota ha preso la via dell'export.

 

"Il kaki, sia quello tradizionale, sia il 'Rojo Brillante' - esordisce Bastoni - è destinato per lo più al mercato interno. Quest'anno però abbiamo avuto anche una discreta quota di export. La Svizzera è il paese che ne ha assorbito di più, probabilmente perché lì vi sono parecchi emigrati di origine italiana. Ma anche in Germania abbiamo venduto qualcosa".



Per Apofruit, la campagna del kaki sta terminando. Il tradizionale si sta esaurendo proprio in questi giorni, mentre il kako-mela - il Rojo Brillante conservato n cella con anidride carbonica in saturazione invece che in cella con etilene - ha davanti le ultime due settimane di commercializzazione.

Circa i prezzi, Bastoni non si sbilancia perché la campagna è ancora in corso ed è prematuro fare i conti. Dalle nostre informazioni, abbiamo saputo che il mercato è stato altalenante, con luci e ombre. Ad ogni modo, il 2016 non sarà ricordato come un'annata brillante.

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