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"Bertaiola (Consorzio Tutela Kiwi di Verona): "Finanziate la ricerca"

Baulatura e uso del compost contro la moria del kiwi: primi dati dal campo sperimentale veronese

Da quel tunnel senza uscita che fino a pochi anni fa sembrava essere la moria del kiwi, ora in fondo si vede qualche timida luce. Ma festeggiare adesso sarebbe decisamente prematuro, perché la strada da fare è ancora tanta, in quanto i produttori colpiti sono ancora nella parte più buia di questo tunnel, visto e considerato che la moria non sembra voler arretrare di un passo. "Al 31 ottobre 2015 sono state presentate domande di estirpo per 800 ettari colpiti nel veronese, e quest'anno la superficie colpita sarà ancora maggiore. In pochi anni abbiamo perso il 50% di quella che era la produzione storica della nostra provincia", spiega Fausto Bertaiola, presidente del Consorzio di Tutela Kiwi di Verona.

Nel 2012, quando si capì la portata del problema, "mettemmo in piedi un progetto in quattro e quattr'otto con pochi finanziamenti. Si trattava di una ricerca di laboratorio che non diede esiti, ma quantomeno eliminò diverse delle ipotesi che avevamo formulato fino ad allora", riprende Bertaiola. Da quegli studi, conferma Lorenzo Tosi, di Agrea, "capimmo che in qualche modo era coinvolta la pratica agronomica, ma ancora oggi non sappiamo perché fino a 15 anni fa la tecnica che abbiamo sempre usato andava bene e oggi no. Le piante muoiono dove il terreno è pesante e sopravvivono nei suoli più arieggiati: è questa la soluzione? Non lo so, certo è un'indicazione".


Il campo sperimentale nel Comune di Cona (VR). (Foto Tosi-Agrea)

In questi anni, riprende il presidente del Consorzio di Tutela Kiwi di Verona, "abbiamo ottenuto ulteriori finanziamenti per una ricerca in campo con Veneto Agricoltura". Da lì è nato un campo sperimentale su un terreno già colpito da moria e che si trova nel Comune di Cona (VR). Ieri sono stati presentati a Sommacampagna (VR) i primi, provvisori dati di quell'esperienza; e qui è bene sottolineare che ancora di puntini sulle i non ce ne sono e, sottolinea Tosi, che ha seguito la prova, "è presto per trarre delle conclusioni".

Nella pratica della prova le vecchie piante colpite da moria sono state estirpate. Al che il terreno è stato lavorato per una nuova piantumazione che è stata realizzata nel modo seguente: due filari di kiwi piantumati e gestiti come da norma, con un'irrigazione a scorrimento (in pratica il testimone, ndr); due filari dove al terreno è stato aggiunto compost in grandi quantità; tre filari con una baulatura importante anche di 80 cm e terreno addizionato del compost; tre filari con la stessa baulatura ma senza compost.

Escluse le prime due file, in tutte le altre l'irrigazione era gestita con una serie di sonde, dando acqua solo nei momenti di necessità. Le piante sono state messe a dimora un anno fa e a metà agosto 2016, spiega Tosi, "non c'erano ancora piante morte, ma abbiamo notato una differenza di sviluppo tra quelle piantate in piano e quelle sulla baulatura: le prime erano più stentate, le altre più vigorose. Abbiamo anche letto la quantità di clorofilla nelle foglie e se tra le due tesi in piano e quella sulla baulatura senza compost non c'erano grosse differenze, in quella baulata col compost la quantità di clorofilla era molta di più".


Il campo sperimentale nel Comune di Cona (VR). (Foto Tosi-Agrea)

"Da un anno di osservazioni - riprende Tosi - sembra, e sottolineo sembra, che l'uso della baulatura, con l'apporto di sostanza organica (compost), piantando all'altezza del colletto e irrigando quando serve, possa prevenire la moria. Questi però non sono dati risolutori, ma soltanto delle indicazioni. Inoltre questo non è stato un anno particolarmente piovoso, ne servirebbe un altro piovoso come il 2012/13, per avere quelle stesse condizioni e vedere se le nostre conclusioni sono corrette: servirebbero almeno altri due anni di osservazioni", e qui, alle parole del ricercatore, si aggiungono quelle di Bertaiola, per un appello a trovare nuovi fondi: il progetto del campo sperimentale si concluderà infatti questo ottobre, salvo rinnovi, cioè salvo nuovi fondi.

Per contrastare la moria tutto è in mano alla ricerca (per ora senza fondi, ndr) perché il fenomeno ha ancora molti lati oscuri. "Sappiamo - conclude Tosi - che i patogeni non sono coinvolti in maniera preponderante, ma in laboratorio si effettuano sempre delle ricerche mirate: e se ci fosse qualcosa di sconosciuto? C'è una nuova tecnica di laboratorio, per cui abbiamo chiesto finanziamenti, che ad oggi non ci sono, che ci permetterebbe di dare una risposta definitiva alla domanda se la moria sia una malattia o meno. Ancora dobbiamo trovare delle risposte alla questione dell'irrigazione: quanta acqua serve? Dove? Quando? Vanno effettuate delle prove in campo perché i dati di Verona sono una cosa, quelli di Latina sono altri. Dobbiamo poi verificare gli effetti di una diversa gestione del suolo, gli effetti dei biostimolanti, e valutare quelli di nuovi e diversi portinnesti. Sono ipotesi di lavoro che però richiedono risorse e tempo".


Il pubblico al convegno di ieri a Sommacampagna (VR).

Nel frattempo però la moria non sta ferma, e se in Piemonte l'anno scorso si segnalavano solo dei focolai, quest'anno la situazione sembra essere più preoccupante. Dai dati forniti ieri al convegno di Sommacampagna è emerso che nella provincia di Vercelli, un territorio da 500/600 ettari coltivati a kiwi, 100 sono già morti, mentre a Lagnasco sono stati coinvolti altri 50 ettari: il CReSo - è stato riferito ieri - hai inviato una nota riproduttori chiedendo di limitare le irrigazioni e di non investire in impianti che sono già compromessi. Altrove in Italia si segnalano poi focolai nel Friuli Venezia Giulia mentre a Latina c'è qualche caso di moria su piante che hanno più di 20 anni.

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