"Pertanto verso fine agosto, pur se ormai tardi, la campagna pesche si è un pochino raddrizzata; ciononostante non riusciamo ancora a coprire i costi di produzione. Si spera che negli anni la situazione migliori; tuttavia con le produzioni di Spagna e Grecia sempre più competitive per prezzo e quantità, sarà per noi sempre più difficile ottenere un risultato tale da soddisfare i nostri produttori".

Domenico Sacchetto (Presidente Asprofrut) e Alessandra Sacchetto (Responsabile commerciale).
Per quanto riguarda albicocche e susine, secondo Sacchetto la situazione è stata decisamente diversa e, soprattutto, migliore anche del 2014, grazie pure a condizioni climatiche favorevoli. "La campagna delle albicocche -precisa il presidente - è stata particolarmente positiva per via di una mancanza di produzione a livello europeo. Il mercato della frutta estiva è ormai come minimo di dimensione europea, pertanto quest'anno, con una domanda superiore all'offerta, siamo riusciti a ottenere buoni risultati, nonostante la mancanza ddel mercato russo. Quest'anno infatti si è un po' aperto il mercato del Nord Africa, che comunque non ha nulla a che vedere con i circa 200 milioni di abitanti della Russia e il relativo potere d'acquisto".
La produzione 2015 di frutta estiva di Asprofrut è stata molto buona sia in termini di volumi sia in termini di standard qualitativi: sono state prodotte 80mila tonnellate di nettarine (75-80% della produzione regionale), 30mila ton di pesche (23% della produzione regionale) e 25mila ton di susine Angeleno (43% della produzione regionale). Asprofrut commercializza quasi il 50% (= 220mila tonnellate) di tutta l'ortofrutta piemontese, e quasi l'85% del prodotto è destinato all'export.
"Per le produzioni del futuro dobbiamo puntare sulla qualità e sperare in una riduzione dell'offerta. La qualità non paga quando c'è troppa offerta di prodotto, poiché ormai è sempre più ridotto il margine fra le produzioni, in termini qualitativi; serve un maggior equilibrio sia fra domanda e offerta sia fra costo di produzione e prezzo di vendita: una strategia di pianificazione delle produzioni è ormai una necessità a livello mondiale!", nota Sacchetto.
La diversificazione del prodotto
In questi anni, la diversificazione di prodotto ha salvato le aziende piemontesi. "Il grande punto di forza che ci ha aiutato - sottolinea il presidente - è stato proprio quello di avere più prodotti per coprire il mercato in un lasso di tempo maggiore e far fronte alle diverse crisi economiche e strutturali. Noi iniziamo a raccogliere a luglio le pesche e terminiamo a fine novembre con il kiwi".
"Le aziende non vanno in crisi perché, se va male una campagna, si punta su un altro prodotto; questa è la ragione per cui le aziende non hanno chiuso i battenti quando ancora molto grave era la situazione della batteriosi dell'actinidia e, per lo stesso motivo, in questi anni di crisi delle pesche. Percui, se in questo momento avessimo solo frutta estiva da proporre al mercato, sarebbe un disastro; invece con la frutta tardo estiva-autunnale riusciamo a restare in piedi e anche con risultati che permettono la sopravvivenza".
"Inoltre non dimentichiamo che 1) rispetto ad altre zone d'Italia, la superficie media delle nostre aziende frutticole è intorno ai 10 ettari e 2) noi abbiamo una decina di prodotti locali da promuovere: piccoli frutti, ciliegie, fragole, pesche, albicocche, mele, kiwi, noci, nocciole, castagne. Per queste ragioni credo che per noi non avrebbe senso puntare su un solo prodotto. Inoltre, essendo aziende tutte a conduzione familiare, il fatto di avere una continuità di diversi prodotti e lavorazioni permetta anche di dare lavoro ai nostri giovani, specie in un momento in cui la disoccupazione è ai massimi storici, e di garantire lavoro per quasi 10 mesi/anno al personale che lavora nelle aziende".
Concludendo, secondo Domenico Sacchetto, l'instabilità politica mondiale che ha forti ripercussioni sui trasporti e sui consumi, il grande divario di prezzo tra frutticoltore e consumatore finale (rapporto di 1 a 8), i costi fissi di produzione troppo elevati, per esempio l'elevato costo del packaging (fino a 0,40 €/kg per il confezionatore), hanno un impatto negativo su produzione, commercializzazione e consumi.
"Solo il packaging voluto dai gruppi d'acquisto, infatti, incide oltre il 50% sul costo di produzione, per fare il caso delle pesche; insomma, costa più il packaging che la liquidazione ai soci! E se il consumatore sapesse che spesso paga più per l'imballaggio, che getta via (e il cui smaltimento costa), che non per il frutto che mangia, cosa direbbe?".
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