Folta partecipazione di ricercatori italiani all'VIII Simposio internazionale dedicato alla specie

"Palara (Agrintesa): "Nuove varieta' e Psa i temi centrali del Summit mondiale sul kiwi in Cina"

"Un convegno partecipatissimo da studiosi e tecnici cinesi, per i quali rappresentava un'occasione più unica che rara. Ma, dopo i cinesi, i gruppi di ricerca più importanti e rappresentati erano il neozelandese e l'italiano. Il mondo, quindi, ci riconosce un posto di rilievo a livello internazionale nella ricerca scientifica applicata al settore". Così Ugo Palara, responsabile dell'ufficio tecnico di Agrintesa, commenta per FreshPlaza l'esito dell'VIII Simposio internazionale sul kiwi che si è tenuto dal 18 al 22 settembre 2014 in una delle principali mete turistiche del mondo, la città di Dujiangyan, Chengdu, Provincia dello Sichuan, in Cina.


Il gruppo dei partecipanti italiani al Simposio. (Foto: Gianni Tacconi, CRA-GPG).

Il Simposio internazionale sul kiwi si tiene ogni quattro anni sotto gli auspici della Società internazionale per le scienze orticole (ISHS) ed è conosciuto come il principale evento per la ricerca su questo frutto. Con il tema "Qualità e Sostenibilità", il simposio si è occupato di un ampio spettro di discipline, comprese tassonomia e germoplasma, genetica e allevamento, cultura e gestione, biologia molecolare e fisiologia, post-raccolta e immagazzinamento, produzione e marketing, insetti nocivi e fitopatie, e altro ancora.

"Due temi - prosegue Palara - polarizzano l'attuale attività di ricerca: innanzitutto le nuove cultivar: il germoplasma cinese è di una vastità e ricchezza incredibili. Gialli, verdi, precoci, tardive, l'importante è che le nuove varietà si differenzino, possano essere tutelate e valorizzate in forma esclusiva".

"In secondo luogo, la ricerca si concentra sul batterio Psa, tanto che la sessione patologica è stata la più nutrita di contributi e la più seguita. C'è consapevolezza del problema batteriosi e si studia come affrontarla, poi si indagano anche gli aspetti legati all'agronomia, alla qualità e al post-raccolta".


I cinesi stanno rivolgendo crescente attenzione anche alla cura del packaging. (Foto: Ugo Palara).

"I neozelandesi, però, sono più avanti di noi con programmi di partenariato con la Cina e nei rapporti con le istituzioni che noi italiani, forse, abbiamo curato meno o in ritardo".


Impianto di kiwi rosso HongYang. (Foto: Gianni Tacconi).

Dopo due giornate dedicate ai contenuti scientifici, si sono svolte le visite in campagna: "Ho visto un Paese che sta cercando di cambiare marcia rapidamente - dice Palara - e che ha le credenziali per farlo bene: ancora legato alle varietà locali, si sta orientando verso cultivar che si conservino meglio, più produttive e tolleranti al Psa".


Frutti insacchettati. (Foto: Ugo Palara).

"I miglioramenti si vedono anche sul lato agronomico e delle potature. Per noi, niente da imparare, tutto da insegnare".


Protezione dei kiwi o, anche, sistema per nascondere le imperfezioni superficiali? (Foto: Ugo Palara).

"Il forte sviluppo della Cina però - osserva Palara - non dovrebbe danneggiare il mercato, visto che il Paese produce principalmente per soddisfare la propria domanda interna. Una sorpresa, invece, è la presenza di derivati e trasformati di kiwi nei punti vendita. In Cina, infatti, il consumo di succhi (nella foto sotto), che da noi non è così frequente, è molto diffuso".


(Foto: Ugo Palara).

Una dimostrazione della stima e della grande considerazione per il lavoro dei ricercatori italiani si trova poi in un nuovo museo dedicato al kiwi, in cui c'è "molta Italia".

In particolare, un grande pannello presenta l'attività dei professori Guglielmo Costa (Università di Bologna), Raffaele Testolin (Università di Udine), Ross Ferguson (direttore del Royal New Zeland Istitute of Horticulture) e Hongwen Huang (convener dell'VIII Simposio).


Come delle autentiche star inseguite per un autografo... ecco i ricercatori protagonisti al Simposio (Foto: Gianni Tacconi).

"Con Testolin - spiega a FreshPlaza il professor Costa dell'Alma Mater Università di Bologna, il quale ha aperto i lavori con una presentazione dell'ISHS e anche chiuso il Simposio - ci siamo guadagnati una reputazione come ricercatori e studiosi attendibili del kiwi, malgrado in Italia, per la mancanza di risorse, sia impossibile lavorare a tempo pieno su una specie frutticola come invece accade in Nuova Zelanda".


Da sinistra, Guglielmo Costa, Ross Ferguson, Hongwen Huang e RaffaeleTestolin, considerati veri e propri "padri" del kiwi. (Foto: Gianni Tacconi).

Delle principali evidenze scientifiche scaturite dal Simposio daremo conto in un prossimo articolo.

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