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Rossella Gigli

Sicilia: agricoltura in crisi a Vittoria (RG), ma di chi e' la colpa?



E' cronaca di questi giorni che alcuni produttori agricoli siciliani di Vittoria (in provincia di Ragusa) abbiano allestito un presidio permanente in piazza Sei Martiri (meglio nota come piazza Calvario) per una raccolta di firme sui problemi del comparto agricolo locale; chiedono un nuovo piano di sviluppo regionale, rapporti più equi con la grande distribuzione e un ripensamento dell'UE in materia di accordi commerciali con il Marocco. Nel frattempo, tre di loro hanno indetto uno sciopero della fame che è ormai giunto, nel momento in cui scriviamo, al suo undicesimo giorno.


Foto sopra e qui: il presidio e la raccolta delle firme. (Foto: Franco Assenza)

Gaetano Malannino, Maurizio Ciaculli e Tonino Messinese, questi i nomi dei tre produttori aderenti al movimento Altragricoltura, non hanno intenzione di sospendere lo sciopero della fame sino a quando non ci saranno provvedimenti governativi e legislativi che possano dare speranza all'agricoltura siciliana. "Le aziende agricole chiudono di giorno in giorno - denunciano i produttori - e solo provvedimenti urgenti possono fermare questa emergenza che sta diventando anche sociale".


(Foto: Franco Assenza)

Nel frattempo, uno dei tre scioperanti (Maurizio Ciaculli, nella foto qui sotto) si è sentito male ed è stato trasportato in ospedale per controlli. Una volta dimesso, è tornato sul luogo della protesta.


(Foto: Franco Assenza)

I commissionari ortofrutticoli dei mercati di Vittoria, Donnalucata e Santa Croce Camerina hanno deciso di chiudere per un'ora, dalle 7 alle 8 del 14 dicembre 2012, per far sentire la propria vicinanza ai produttori agricoli in protesta.


(Foto: Franco Assenza)

Impegni ufficiali sono stati presi dall'assessore regionale all'agricoltura Dario Caltabellotta (secondo da sinistra nella foto qui sotto), giunto sul luogo.


(Foto: Franco Assenza)

Inoltre, nella mattinata di domenica 16 dicembre 2012 si è svolto il Consiglio comunale dentro la serra allestita in piazza Calvario (foto qui sotto) anche se, in prima convocazione, non è stato raggiunto il numero legale.



Recriminazioni e prospettive
Che la situazione di molte imprese agricole del ragusano non sia florida è un dato di fatto (vedi notizia su FreshPlaza del 10/12/2012). E' altrettanto un dato di fatto che sia necessario il rigoroso rispetto delle regole su tariffe, quantitativi, tracciabilità dei prodotti in relazione agli accordi commerciali recentemente stipulati tra UE e Marocco.

Mentre però la Spagna, su sollecitazione delle sue organizzazioni agricole, procede con la convocazione di un tavolo misto ispano-marocchino, per cercare di risolvere analoghi problemi generati, per l'agricoltura spagnola, dai nuovi accordi commerciali (vedi notizia su FreshPlaza del 17/12/2012), qui da noi la problematica prende accenti di disperazione, con forme di manifestazione rischiose per la salute di coloro che le organizzano, con motivazioni che mescolano tematiche tra loro distanti, e con generiche lamentele nei confronti di una indifferenza da parte delle Istituzioni.

Se però colpe da parte delle Istituzioni esistono, esse consistono proprio in quelle forme di assistenzialismo che i produttori locali vorrebbero oggi riesumare, ma che sono fuori tempo massimo rispetto ai mutamenti epocali intervenuti negli ultimi anni. Se una colpa della politica esiste, è quella di non aver mai favorito le imprese agricole del territorio a porsi in un'ottica di mercato e di competitività, che le avrebbe rese "maggiorenni" e in grado di camminare sulle proprie gambe.

La realtà con la quale bisognerebbe confrontarsi, oggigiorno, è che non sarà alcun Governo, alcuna legge o norma, alcuna misura di sostegno a fornire risposte, se non marginali e palliative, alla crisi di un intero comparto produttivo. Ciò non costituisce certo una novità, per molti operatori; per tutti gli altri, ricordiamo che è in atto una tendenza che va ben oltre l'ambito siciliano o italiano e che riguarda in modo sostanziale il più ampio disegno complessivo della nuova PAC-Politica agricola comunitaria.

Tale tendenza è quella di un enorme passo indietro da parte del Legislatore rispetto ad aiuti specifici e diretti alla promozione e commercializzazione dei prodotti agroalimentari. Nel prossimo futuro, insomma, gli agricoltori stessi saranno sempre più chiamati ad essere diretti artefici del proprio destino imprenditoriale, un destino che non potranno delegare ad altri.

Perciò non sarà più pensabile, ad esempio, presentarsi al mercato come una pluralità scoordinata di soggetti: si rischia non soltanto di non avere alcuna voce in capitolo, ma altresì di soccombere. L'unica via è consorziarsi, affidando la guida ai più autorevoli ed esperti; serve programmare il calendario di offerta, accentrando le produzioni presso un unico ufficio commerciale, serve unificare il marchio, serve un unico centro di confezionamento, serve tagliare ogni costo inutile, serve comunicare di più e meglio la propria offerta al mercato.

Altra ricetta non c'è, mentre questa ha brillantemente funzionato altrove, trasformando pluralità di piccoli e piccolissimi produttori (si pensi al caso della melicoltura trentina e altoatesina) in potenze a livello internazionale.

Se i produttori agricoli in difficoltà continueranno ad attendere un Santo o un Salvatore che scenda dal Cielo, non risolveranno mai neppure una centesima parte dei loro attuali problemi. Così come non sarà lamentandosi e protestando - a rischio della vita! - che ne usciranno. Il tempo delle recriminazioni è terminato (e già da un bel pezzo): solo facendo quello che sono sempre stati capaci di fare meglio - cioè rimboccarsi le maniche e lavorare con dedizione e impegno, stavolta però TUTTI INSIEME - gli agricoltori del ragusano potranno (ri)costruirsi un futuro migliore.

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