"Per un'agricoltura sostenibile dobbiamo riuscire ad integrare i tre concetti di ambiente, società ed economia in un triangolo che immagino essere equilatero e la cui base, inevitabilmente, deve essere l'economia". Lo ha affermato il presidente della Cogeca, Paolo Bruni nel corso di un incontro organizzato dalla BASF sulla sostenibilità del settore agricolo.
 
"Ambiente e società devono poggiare sull'economia per un motivo semplice - prosegue Bruni - basti pensare che in Europa, un addetto su 6 dipende direttamente o indirettamente dall'agricoltura o dal settore della trasformazione agricola. Se si dà a questi agricoltori l'opportunità di continuare a ricavare un reddito dal loro lavoro allora l'intero sistema continuerà a reggere, altrimenti il sistema non starà più in piedi".
 
"Tra il rispetto dell'ecologia e lo sviluppo della tecnologia, secondo Bruni, occorre considerare che "non investire sull'innovazione e sulla ricerca è come fermare l'orologio avendo l'illusione di aver fermato il tempo, chi non vi investe è destinato a fermarsi".
 
Inoltre, anche di fronte alle previsioni più pessimistiche, per il Presidente della Cogeca, non bisogna indulgere nel "catastrofismo apocalittico" che, nei fatti, "non si è mai verificato".

"Un esempio è l'allarme che la FAO aveva lanciato nel 2008, durante la crisi dei cereali che aveva fatto schizzare i prezzi alle stelle - afferma Bruni - e l'agenzia ONU prevedeva che sarebbero rimasti alti per l'intero decennio. Sei mesi dopo, invece, sono crollati. Tutto questo perché non si era considerato il fattore, cruciale, delle speculazioni. vero problema con cui dovremo fare i conti".
 
Infine, per immaginare uno sviluppo sostenibile dell'agricoltura europea occorre "che la Comunità non rinunci alla Pac, che deve essere anche economicamente forte e deve premiare gli agricoltori che adottano, più di altri, comportamenti virtuosi, così come si deve monitorare il fenomeno degli sprechi alimentari. Nella sola Italia l'impatto degli sprechi è stato stimato in 37 miliardi di euro. Una cifra che forse sovrastima il fenomeno ma richiama comunque alla necessità di puntare sull'educazione alimentare".