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Emilia Romagna: salvare l′uva Crova

Il massiccio grappolo che la piccola Giulia Mazzocchi, di sei anni, stringe tra le mani pesa la bellezza di due chili e trecento grammi. Ma non è un fatto eccezionale per questa antica varietà locale di uva da tavola - detta uva Crova - raggiungere un simile peso. Semmai la rarità sarà trovarla ancora nei vigneti piacentini.

"Questi vitigni li aveva piantati mio zio Mario tra il 1920 e il 1921 - spiega il papà di Giulia, Francesco Mazzocchi, proprietario del vigneto, che si trova nella zona di San Lupo ad Albareto di Ziano (PC) - e ne sono rimasti quattro ceppi. Sono ancora belli e in piena produzione, ma sono gli ultimi. E non mi risulta che ce ne siano più in tutta la zona."

Su questi vitigni si concentra ora l'attenzione degli esperti, a partire dal professor Mario Fregoni, dell'Università Cattolica, da decenni impegnato nel recupero e nella classificazione dei vitigni autoctoni piacentini. I suoi collaboratori preleveranno alcuni tralci per eseguire accertamenti più approfonditi.

"In una pubblicazione sui vitigni autoctoni e rari del Piacentino - spiega Fregoni - abbiamo già classificato e descritto anche questa varietà. Non è escluso che questo sia un clone diverso da quello già esaminato, che aveva un'altra provenienza. E' un'uva da tavola con grappoli molto grossi, diffusa un tempo soprattutto in Alta Valtrebbia. Preleveremo i tralci e li innesteremo. Poi faremo un confronto con quella che è già nella nostra collezione e che si trova proprio ad Albareto, nell'azienda Mossi.".

In una vigna sperimentale prediposta presso l'azienda Mossi di Albareto, infatti, l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza sta studiando il comportamento di trenta vitigni autoctoni piacentini e tra questi compare proprio la "Crova". La vigna rappresenta il proseguimento del lavoro di recupero e classificazione dei vitigni autoctoni e rari del Piacentino svolti dall'ateneo piacentino nell'arco di oltre trent'anni e si propone di fare un ulteriore passo avanti nella conoscenza di queste uve.

"Tra questi - spiega Fregoni - ce ne sono già alcuni che stanno dando buoni risultati. In sostanza vorremmo seguire la strada di valorizzazione intrapresa anni fa con l'Ortrugo. In queste trenta varietà, ce ne sono almeno due o tre che sembrano interessanti e per questo dal prossimo anno intendiamo ampliarne la produzione in modo da approfondire l'esame delle loro caratteristiche."

Fonte: liberta.it

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