Con esportazioni che negli ultimi cinque anni si sono attestate in media intorno alle 135.000 tonnellate annue, il Costa Rica si è consolidato come uno dei principali esportatori mondiali di manioca, anche conosciuta come yuca. Per i mercati europeo e statunitense è il principale Paese di origine. CERyT, la Camera degli Esportatori di Radici e Tuberi, tutela gli interessi dei suoi 22 membri, che nel complesso rappresentano il 75% della produzione costaricana di manioca.
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"Dalla fondazione di CERyT otto anni fa, il mercato della manioca è cresciuto a un ritmo di circa il 12% annuo, e i volumi di esportazione settimanali sono passati da circa 100 container a 145, di cui 100 di prodotto fresco e 45 congelato", afferma Alberto Bonilla, presidente di CERyT. Secondo i dati di Procomer, l'agenzia costaricana per la promozione delle esportazioni, circa il 70% è destinato al Nord America. L'Europa assorbe circa il 25% e piccoli volumi arrivano nelle isole dei Caraibi.
Secondo le cifre di Eurostat, l'Unione europea ha importato lo scorso anno 35.000 tonnellate di manioca provenienti dal Costa Rica, sette volte di più rispetto a quelle provenienti dalla Thailandia, il secondo principale Paese di origine per il mercato europeo. Volumi più modesti sono forniti da naizoni come Francia, Spagna, Portogallo, Ecuador, Vietnam, India, Madagascar e Ghana.
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La filosofia fondante di CERyT resta invariata. "Siamo amici, siamo colleghi", sottolinea Bonilla. "Parliamo con i nostri compagni ogni giorno. La vera concorrenza del Costa Rica non viene dall'interno, ma da Ecuador, Colombia e Panama. Di fronte a questo scenario, i 22 esportatori membri hanno tutte le ragioni del mondo per restare uniti, per promuovere una coltura che il mondo sta appena iniziando a valorizzare".
Le esportazioni crescono a buon ritmo, ma lo scorso anno ha messo in luce un punto debole. "Nel nostro intento di conquistare i mercati in modo così aggressivo, il settore aveva trascurato la propria base produttiva. Quando El Niño ha alterato i modelli climatici, le rese non sono state sufficienti a soddisfare la domanda", riconosce Bonilla. "Ci siamo resi conto che dovevamo lavorare sulla superficie coltivata. Questo è stato il nostro errore".
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La lezione non è andata persa. CERyT lavora attraverso partenariati pubblico-privati con enti come il Ministero dell'Agricoltura e dell'Allevamento (MAG), Procomer e con El Colono Agropecuario, un importante fornitore agricolo costaricano con oltre 25 filiali in tutto il Paese, per professionalizzare la coltivazione della manioca. "L'obiettivo è introdurre sistemi di drenaggio, standardizzare le densità di semina e apportare una vera disciplina a una coltura che storicamente è stata gestita in modo intuitivo. Il nostro impegno morale è raddoppiare la produzione per ettaro per portare cibo alla popolazione mondiale".
Perché il Costa Rica produce la migliore manioca del mondo
Il Costa Rica coltiva la varietà Valencia, che Bonilla descrive come la varietà superiore, ben accettata in tutto il mondo. Ma la varietà da sola non spiega tutto. "Anche la Colombia ha il seme. Anche l'Ecuador ha il seme. Ma non dispongono dei suoli vulcanici del Costa Rica, delle sue piogge costanti e delle temperature stabili, una combinazione che non può essere replicata altrove".
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Un altro vantaggio è la vocazione esportatrice del Costa Rica. Bonilla illustra questa idea con la storia del fondatore di Café Britt, che arrivò nel Paese dopo aver sentito dire che produceva il miglior caffè del mondo, per poi restare deluso da ciò che trovò nel mercato locale. La spiegazione, secondo lui, risiede in un'abitudine profondamente radicata nel carattere nazionale: "Da quando siamo diventati agricoltori, tutti i costaricani sono cresciuti con l'idea di esportare. Il meglio va sempre all'estero". Questa mentalità orientata all'esportazione, unita a condizioni naturali eccezionali, spiega perché ananas, caffè, chayote e manioca del Costa Rica abbiano tanto peso nei mercati internazionali.
Quattro anni per correggere un errore amministrativo
L'episodio più significativo della storia recente di CERyT riguarda un problema normativo di cui quasi nessuno al di fuori del settore è a conoscenza. Nel 2021, gli esportatori costaricani scoprirono che il loro prodotto era stato tecnicamente illegale per la commercializzazione nell'Ue dal 2008, non per aver fatto qualcosa di sbagliato, ma per una semplice svista amministrativa.
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La storia è la seguente: il regolamento europeo 1333/2008, che disciplina gli additivi alimentari, include un elenco di prodotti autorizzati all'uso della cera di paraffina, un rivestimento post-raccolta standard che preserva la manioca e impedisce che si secchi. "Quando questo elenco fu redatto, chi lo compilò semplicemente non incluse la manioca. Non fu una dimenticanza intenzionale: chi scrisse la lista semplicemente non la inserì. Il risultato è stato che la manioca rivestita con paraffina ha violato tecnicamente la normativa per oltre un decennio senza che nessuno se ne accorgesse", spiega Bonilla.
Quando il problema emerse nel 2021, le esportazioni continuarono mentre CERyT avviava le procedure per risolverlo. "Abbiamo lavorato quattro anni con il Ministero del Commercio Estero del Costa Rica (COMEX), con Procomer, i loro dipartimenti legali e con accademici belgi". Il via libera è arrivato finalmente un anno fa, ma con una condizione inattesa: poiché la paraffina è di origine petrolchimica, le autorità di regolamentazione dell'Ue hanno richiesto il passaggio ad alternative naturali. Attualmente sono approvate due opzioni: una a base di cera d'api e un'altra di diversa origine naturale. Dal punto di vista visivo e funzionale sono identiche alla paraffina. La sfida è il costo. "Se il volume della domanda aumenta, si otterranno prezzi migliori dai fornitori. Arriverà. Abbiamo solo bisogno di tempo".
Il momento della manioca
In Europa, il mercato si sta già muovendo nella giusta direzione. L'immigrazione proveniente dai Caraibi, dall'America Latina e dall'Africa ha avvicinato la manioca a nuovi consumatori, che a loro volta la stanno facendo conoscere ai propri vicini. "All'inizio era un consumo caraibico, forse vent'anni fa. Ora, man mano che queste persone si mescolano con altre nel continente, è in crescita. Oggi la manioca compare già nei menu dei ristoranti. Le chips di manioca - sottolinea Bonilla - sono passate dall'essere una rarità a un prodotto ampiamente riconosciuto in pochi anni".
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Guardando al futuro, Bonilla vede un grande potenziale nella farina di manioca e persino nello sfruttamento della buccia, attualmente uno scarto della lavorazione, come alimento per animali domestici. Entrambe le possibilità sono ancora in fase embrionale, in parte a causa dell'alto costo dell'energia in Costa Rica. Ma l'ambizione di fondo è chiara: "Produrre il doppio per ettaro, rendere redditizia l'agricoltura, far crescere il mercato".
Per maggiori informazioni:
Alberto Bonilla - presidente
CERyT (Cámara de Exportadores de Raíces y Tubérculos)
Costa Rica
+506 8576 2876
[email protected]
www.ceryt.org