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Marco Marcatili:

"L'inflazione energetica c’è, ma il CAAB contribuisce a contenere i rincari"

In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e dal conseguente aumento dei costi energetici, il Centro AgroAlimentare di Bologna (CAAB) svolge un ruolo fondamentale nel contenere gli effetti inflattivi lungo la filiera dell'ortofrutta, contribuendo a limitare l'impatto dei rincari sui cittadini e sui consumi. L'aumento dei prezzi dell'energia e delle tariffe sui trasporti, determinato dalla situazione in Medio Oriente, si fa sentire su alcune tipologie di prodotto. In particolare, si registrano aumenti sui prezzi praticati dalle aziende di commercio all'ingrosso operative al CAAB per ortaggi come pomodori, melanzane e peperoni, i cui prezzi sono cresciuti di circa il 10-12%.

"Si tratta di prodotti che provengono in gran parte dal Sud Italia e che sono quindi maggiormente esposte all'aumento dei costi logistici legati al rincaro dei carburanti, che non è possibile per le nostre imprese assorbire per intero per le tratte superiori ai 400-500 chilometri" spiega Marco Marcatili, presidente del Centro. A incidere è anche la natura delle produzioni: "Abbiamo registrato rialzi, pur più contenuti dei rincari sul carburante, sulle coltivazioni realizzate in serra, che dipendono maggiormente dall'impiego di energia. I commercianti stanno dimostrando responsabilità verso la filiera e, in parte, assorbono direttamente l'effetto dei rincari".

© Centro AgroAlimentare di BolognaMarco Marcatili, presidente del Centro AgroAlimentare di Bologna

Nonostante le condizioni del caro carburanti, l'impatto complessivo sui prezzi di frutta e verdura registrato all'interno della piattaforma bolognese rimane contenuto. "Nella media complessiva dei prezzi dei prodotti CAAB gli aumenti sono molto limitati perché a crescere è stato solo un numero limitato di colture, le quali si attestano attualmente intorno al 10-12% in più, ossia meno della metà rispetto agli incrementi medi osservati nella grande distribuzione in questo periodo" spiega Marcatili. Cosa significa? "Che le aziende operative al CAAB stanno lavorando per calmierare i prezzi, evitando di approfittare della situazione con dinamiche speculative e favorendo la stabilità del mercato, a vantaggio dei consumatori e della cittadinanza".

Questo risultato è legato alla natura stessa della piattaforma bolognese, in cui cooperazione e competizione convivono continuamente. Le imprese operano in un mercato dinamico e competitivo, ma "all'interno di un sistema che favorisce la trasparenza dei prezzi e la stabilizzazione del mercato, con un'attenzione particolare alla tutela del consumatore".

In questo contesto emerge anche il valore della funzione dell'intermediazione dei grossisti. "Nei momenti di inflazione, ci accorgiamo del valore delle figure di intermediazione – sottolinea Marcatili – si tratta di imprese che conoscono i mercati ortofrutticoli e che sanno orientare gli approvvigionamenti in modo da limitare gli effetti dell'inflazione energetica, consapevoli del ruolo che la piattaforma svolge per il territorio e per il sistema alimentare in un momento difficile, in cui da anni i consumi di frutta e verdura sono calanti. Per questo accettano di contribuire a contenere gli effetti inflattivi in una fase delicata per il comparto, valorizzando al contempo le produzioni del territorio, mano esposte ai rincari".

L'ortofrutta, infatti, è uno dei settori in cui i consumi sono più sensibili al prezzo. "Gli aumenti rischiano di incidere direttamente sulle scelte delle famiglie, con un'ulteriore riduzione degli acquisti proprio in una categoria di prodotti fondamentale per un'alimentazione sana. In questo scenario, la piattaforma bolognese e le imprese che vi operano contribuiscono a mantenere il mercato più accessibile, limitando gli effetti dell'inflazione sui consumi. Ora la filiera guarda ai tagli sulle accise per prendere respiro, per ora gli effetti appaiono limitati", conclude Marcatili.

Data di pubblicazione:

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