Si è svolto ad Acireale il tradizionale appuntamento con il Citrus Day, promosso dal CREA (Centro di Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura) che anche quest'anno ha riunito ricercatori, operatori della filiera e rappresentanti istituzionali per fare il punto sul comparto agrumicolo italiano. L'evento si conferma come uno dei momenti di confronto più rilevanti per il settore, in un contesto segnato da sfide strutturali come i cambiamenti climatici, aumento dei costi di produzione, concorrenza internazionale, ma anche da nuove opportunità legate a innovazione varietale, sostenibilità e valorizzazione dell'identità territoriale. Con oltre 1,8 miliardi di euro di valore, circa 3,2 milioni di tonnellate di produzione, 150.000 ettari coltivati e più di 49.000 aziende agricole, l'agrumicoltura rappresenta un pilastro dell'agroalimentare italiano e colloca il Paese tra i principali produttori europei.
Uno dei tanti spazi espositivi che hanno ospitato la mostra pomologica
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La mattinata si è aperta con la visita alla tradizionale mostra pomologica, oltre 170 varietà di agrumi presentate nella mostra, una delle raccolte più ricche dell'area mediterranea, che comprende varietà storiche recuperate e conservate, accanto a nuove selezioni brevettate o in corso di brevettazione. Un patrimonio genetico strategico non solo per la tutela della biodiversità, ma anche per rispondere alle esigenze di mercato in termini di qualità organolettica, shelf-life, adattabilità ai cambiamenti climatici e resistenza alle principali fitopatie.
Un'altra porzione della mostra pomologica
Dopo i saluti di Maria Chiara Zaganelli, direttore generale del Centro di ricerca, e di Enzo Perri, direttore del CREA, sono stati introdotti i relatori scientifici, con la moderazione di Cristina Giannetti, del convegno "Citrus young: la parola ai giovani" che ha posto l'accento sul ruolo delle nuove generazioni nella trasformazione del comparto agrumicolo.
Da sinistra: Enzo Perri, Cristina Giannetti e Maria Chiara Zaganelli
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"Ci troviamo in una sede prestigiosa, simbolo storico della ricerca italiana – ha detto Zaganelli - Qui, da oltre 150 anni, nascono e si diffondono nuove varietà e vengono sviluppate innovazioni lungo tutta la filiera, consolidando il CREA come punto di riferimento scientifico e tecnico. Ogni pianta, ogni studio e ogni tecnologia applicata hanno l'obiettivo di incrementare qualità, sostenibilità e competitività, dimostrando che il futuro dell'agrumicoltura si costruisce con la scienza, l'innovazione e la collaborazione tra ricerca e mondo produttivo".
La prima relazione é stata di Nuria Urquia Fernandez, vice-presidente Community Plant Variety Office, collegata da remoto, sul tema "La protezione delle nuove varietà vegetali: una prospettiva europea". Nel suo intervento, l'esperta ha evidenziato come l'investimento nel miglioramento genetico vegetale sia particolarmente elevato rispetto ad altri settori industriali, sottolineando il ruolo strategico della tutela giuridica in questo ambito.
Nuria Urquia Fernandez
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"La protezione delle varietà vegetali – ha spiegato Nuria Urquia Fernandez – rappresenta una forma specifica di diritto di proprietà industriale, con l'obiettivo di incoraggiare e promuovere la creazione di nuove varietà e migliorare la qualità dei prodotti. La privativa comunitaria, ovvero il diritto di esclusiva riconosciuto ai costitutori, ha una durata di 20 anni dalla data di concessione, che diventano 30 nel caso di alberi e viti. Si tratta di un vero e proprio patrimonio intellettuale, fondamentale per sostenere innovazione e competitività nel settore agricolo. In Europa operano attualmente 24 uffici nazionali accreditati per l'esame DUS (Distinzione, Uniformità e Stabilità), il sistema che verifica i requisiti necessari per ottenere la protezione. Per quanto riguarda gli agrumi, il centro di riferimento è quello spagnolo. Alcune colture stanno vivendo una fase di forte espansione sul fronte del miglioramento genetico, tra queste, kiwi, avocado e uva da tavola, comparti in cui si registra un'intensa attività di ricerca e sviluppo".
Riccardo Russo
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Uno sguardo è andato alla provenienza delle domande di registrazione nell'Unione Europea. La maggior parte arriva da Paesi Bassi, Francia, Germania e Danimarca, mentre l'Italia si colloca al quinto posto, segnale di un potenziale ancora in parte da valorizzare.
A seguire, l'intervento di Riccardo Russo, ricercatore CREA, che ha relazionato sul tema "Dalla tradizione al futuro: l'evoluzione varietale degli agrumi". Durante il suo intervento, Riccardo Russo ha illustrato l'impegno del CREA nell'evoluzione varietale, sottolineando come l'attività di ricerca spazi dalla selezione di portainnesti al miglioramento genetico di specie chiave.
Il programma di miglioramento genetico dei mandarino-simili (2015-2025)
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"Tra i progetti più rilevanti spicca il programma decennale sui mandarino simili – ha detto dal canto suo il ricercatore - che mira a fissare tratti di interesse agronomico come la resistenza alla maculatura bruna e la riduzione della fase giovanile delle piante. Un focus specifico è stato dedicato alle nuove selezioni di limone sotto osservazione, come il Femminello Scaccianoce 003 e il Leonardi M4070, quest'ultimo particolarmente apprezzato per la sua capacità altamente rifiorente e la tolleranza alle malattie".
Russo ha infine ricordato l'importanza delle norme sulla certificazione fitosanitaria, essenziali per assicurare che il materiale di moltiplicazione sia garantito sia sotto il profilo genetico che sanitario.
Angelo Ciaculli
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Angelo Ciaculli, ricercatore CREA ha parlato di "Agrumi di domani: biotecnologie al servizio del campo".
"Il nostro impegno è rivolto a definire il futuro degli agrumi – ha sottolineato Ciaculli -,attraverso un approccio integrato che unisce la gestione di collezioni e popolazioni alla genotipizzazione e fenotipizzazione avanzata. L'obiettivo principale è l'utilizzo delle Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) e della Marker-Assisted Selection (MAS) per accelerare il miglioramento genetico di queste colture. La nostra ricerca si concentra su caratteri agronomici e qualitativi cruciali. Stiamo lavorando per identificare nuovi geni legati alla suscettibilità ai patogeni, alla precocità, alla facilità di sbucciatura, all'apirenia (assenza di semi) e alla presenza di sostanze antiossidanti. In particolare, puntiamo a produrre frutti più salutari sfruttando il potenziale del 'genome editing' per combinare i benefici nutrizionali delle antocianine e del licopene in un unico frutto".
Martina Papa
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Interessante l'intervento di Martina Papa, ricercatrice CREA, che ha relazionato sul tema "Il valore degli agrumi: qualità, trasformazione e futuro sostenibile".
"Nel panorama dell'agrumicoltura moderna, circa il 31% della produzione è destinato alla trasformazione industriale – ha spiegato la ricercatrice - Il processo genera derivati fondamentali, infatti se il succo rappresenta il 35-40% e gli oli essenziali lo 0,2-0,5%, la parte preponderante (60-65%) è costituita dal 'pastazzo' (scorze, polpe e semi). Proprio in un'ottica di economia circolare, la ricerca si sta concentrando sulla valorizzazione di questi scarti per il recupero di sostanze ad alto valore aggiunto, come i bioflavonoidi (presenti nel pastazzo in concentrazioni dello 0,3-0,5%) da impiegare nel settore nutraceutico, oltre alla produzione di energia da biomassa e compost di qualità".
Dal frutto fresco al prodotto trasformato
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"Sul fronte della sicurezza e della sostenibilità post-raccolta – ha continuato Papa - l'obiettivo è limitare l'uso di prodotti chimici di sintesi in linea con l'Agenda 2030. Tra le soluzioni più avanzate figurano i trattamenti con ozono, l'applicazione di 'edible coating' (rivestimenti edibili naturali) e l'uso di bioconservanti (metaboliti di batteri lattici), che fungono da alternativa ecologica ai conservanti tradizionali. Queste tecnologie consentono di abbattere la carica microbica fino a 2 log CFU, proteggendo la salute del consumatore e l'ambiente".
"L'impegno nella ricerca 'aperta' punta a trasformare l'agrume da semplice frutto a un vero concentrato di tecnologia e territorio – ha concluso Martina Papa - capace di generare nuove opportunità economiche come marmellate funzionali ad alto valore aggiunto. Grazie all'implementazione di tecniche estrattive green (ultrasuoni, microonde, CO₂ supercritica), l'industria può oggi ridurre tempi, costi ed energia, garantendo una filiera più efficiente e rispettosa della natura".
Sofia Paternò
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Ultimo e non meno accattivante intervento è stato quello di Sofia Paternó, dottore agronomo, che ha parlato sul tema "Tra ricerca e impresa: costruire innovazione nel mondo degli agrumi".
"La campagna agrumicola attuale non è solo complessa, è uno spartiacque drammatico per molte aziende siciliane – ha rivelato Paternò - Quando un produttore di Tarocco mi dice che l'agricoltura in Sicilia è gestione del rischio, descrive la realtà nuda di un settore che sta combattendo contro volumi in calo e prezzi all'origine che non riconoscono il valore del sacrificio. Il paradosso è servito. Produciamo eccellenza, ma rischiamo di non avere più i volumi per presidiare i mercati, lasciando spazio a importazioni che premono sui prezzi. Di fronte a questo, la ricerca non può restare chiusa nei laboratori. Il nostro obiettivo, nel dialogo tra ricerca e impresa, è costruire un trasferimento tecnologico su misura per le reali esigenze siciliane. L'innovazione non è un costo aggiunto, ma l'unico scudo che abbiamo per trasformare la gestione del rischio in gestione del futuro. Il nostro piano non guarda solo alla pianta, ma alla tenuta economica dell'azienda agricola".
Un pubblico numeroso ha seguito l'interessante convegno
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Autore: Biagio Tinghino per FreshPlaza.IT