A seguito del passaggio del ciclone Harry, la situazione dell'agrumicoltura nella Piana di Catania risulta "drammatica". A utilizzare il termine è Corrado Vigo, agronomo ed esperto del settore.
© Corrado Vigo
"Dopo 19 giorni dal ciclone Harry, e dopo aver visionato decine e decine di aziende agricole, effettuando foto georeferenziate, il danno che è emerso è ben maggiore di quello che sembrava inizialmente. I danni rilevati sono estesi e profondi, superando in gravità eventi recenti come il ciclone Athos e posizionandosi, per entità del danno diffuso, come il secondo evento più grave dopo le gelate del 1987".
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"Le perdite non riguardano solo la caduta immediata dei frutti pronti per essere raccolti, ma anche una degradazione biologica accelerata (muffe e oleocellosi), dovuta alle lesioni meccaniche e all'assenza di condizioni climatiche favorevoli all'arieggiamento. Le stime preliminari indicano danni al settore agrumicolo superiori a centinaia di milioni di euro", continua Vigo. "L'urgenza principale è rappresentata dalla necessità di liquidità immediata per le aziende agricole, schiacciate da oneri fiscali, in un contesto di totale assenza di entrate".
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L'evento meteorologico si è distinto per la sua durata eccezionale, con venti forti che hanno imperversato per un periodo compreso tra le 48 e le 72 ore. Secondo Vigo, l'integrità del raccolto è stata compromessa attraverso tre processi principali:
- la caduta immediata, in quanto le arance, già mature e pronte per la raccolta, sono state staccate dalla forza del vento;
- oleocellosi e contusioni, dato che lo sfregamento prolungato tra i frutti ha causato la rottura delle ghiandole oleifere. L'uscita degli oli essenziali provoca la morte dei tessuti (oleocellosi), innescando un processo di marcescenza a catena;
- lesioni meccaniche, in quanto il vento ha spinto i frutti contro rami e spine, causando ferite che fungono da porta d'ingresso per i patogeni.
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"La persistenza della pioggia e l'assenza di sole e ventilazione post-evento hanno creato l'habitat ideale per la proliferazione di muffe. Sono stati identificati attacchi massicci di Phytophthora Citrophthora. Il deterioramento è così rapido che i frutti caduti tendono a 'sciogliersi' e scomparire visivamente entro due settimane, lasciando solo una traccia bruna, prima di essere avvolti dalle muffe".
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Dall'analisi emerge come l'entità dei danni vari sensibilmente in funzione della tipologia d'impianto. "Anche le varietà tardive sono molto colpite, con danni estremamente elevati, mentre la varietà Lane Late mostra impatti leggermente più contenuti – spiega Vigo – Particolarmente critici sono i giovani impianti, che appaiono devastati, poiché il vento riesce a penetrare facilmente tra i filari ancora privi di adeguata protezione. Gli impianti adulti, caratterizzati da chiome espanse, presentano invece una maggiore capacità di difesa naturale, risultando solo parzialmente danneggiati, grazie alla protezione offerta dalla densità della chioma stessa".
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Gli agrumicoltori appaiono profondamente scoraggiati, se non disperati, stando ai commenti raccolti dall'esperto. "Sono avviliti e non sanno come far ripartire le loro aziende, a causa della gravità della situazione. Inoltre, gli agricoltori sono preoccupati per le scadenze imminenti - IMU e consorzio di bonifica. Temono l'arrivo di cartelle esattoriali con sanzioni se non riusciranno a pagare". Vigo dubita fortemente che gli agricoltori abbiano la disponibilità finanziaria necessaria per affrontare un'altra stagione e riaprire le attività.
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Infine, ma non meno importante, Vigo sottolinea la necessità di aiuti immediati: "C'è rassegnazione riguardo alle tempistiche dei soccorsi economici. I fondi stanziati per eventi passati, ad esempio l'alluvione del 2018, sono arrivati con anni di ritardo (2023-2024). Per l'attuale crisi, è indispensabile un intervento finanziario immediato per consentire la riapertura delle aziende".
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