"In Argentina, la stagione di esportazione dei limoni freschi inizia solitamente tra fine marzo e inizio aprile. Tuttavia, l'anno scorso, i lavori di coltivazione e monitoraggio dei campi sono iniziati già a settembre dell'anno precedente, per prevedere l'andamento della campagna. Questo periodo dell'anno è cruciale, indipendentemente dal fatto che sia piovoso o secco, poiché determina la qualità e la quantità del raccolto", dichiara Bernabé Padilla, direttore commerciale della divisione frutta fresca della Citromax.
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L'Argentina affronta la stagione senza evidenti segnali di cambiamenti significativi nella produzione. "Non ci sono indicazioni di variazioni importanti, né al rialzo né al ribasso, probabilmente la produzione sarà simile a quella dell'anno scorso", afferma Padilla. Tuttavia, l'analisi di mercato non si limita ai volumi locali, ma include anche gli sviluppi in altri Paesi produttori.
"L'Argentina mantiene un profilo spiccatamente industriale, con circa l'85% della produzione destinata alla trasformazione e solo il 15% al mercato del fresco. Ciononostante, il Paese ha esportato quasi 200mila tonnellate di limoni freschi la scorsa stagione, una cifra che potrebbe essere nuovamente raggiunta. Il Sudafrica, invece, concentra la maggior parte della sua produzione sul mercato del fresco ed esporta oltre 500mila tonnellate", spiega Padilla.
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Sul mercato internazionale, il Sudafrica rimane il principale concorrente dell'Argentina. "Il Sudafrica presenta alcuni vantaggi competitivi in termini di costi e accesso a mercati come il Medio Oriente e l'Asia", sostiene Padilla. L'Argentina, invece, ha un vantaggio strategico negli Stati Uniti perché dispone di un protocollo di accesso di cui il Sudafrica è privo.
L'Europa rimane il mercato più interessato dalle interazioni tra i Paesi di origine e le loro finestre di produzione durante la bassa stagione. "Quando si sovrappongono volumi elevati provenienti da Argentina, Sudafrica e Spagna, il mercato diventa più competitivo", sottolinea Padilla. La scorsa stagione, la ridotta disponibilità da Spagna e Turchia, dovuta a fattori climatici, ha modificato questa dinamica, consentendo ad altri Paesi di origine di soddisfare parte della domanda. "Ciò ha contribuito a ottenere un migliore equilibrio tra domanda e offerta". Per la prossima campagna, le previsioni indicano nuovamente volumi inferiori in entrambi i Paesi, con possibili dinamiche di mercato simili.
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Per quanto riguarda i prezzi, l'esperienza recente evidenzia l'importanza dell'offerta globale. "La domanda di limoni è piuttosto stabile, il problema resta sempre l'offerta. Dopo diversi anni di prezzi bassi, la minore produzione in diversi Paesi di origine ha permesso una ripresa sia nel settore del fresco sia in quello della trasformazione", spiega Padilla.
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La logistica rimane una sfida significativa. "Durante tutta la stagione si verificano spesso colli di bottiglia dovuti alla carenza di container o alle navi che saltano il porto di Buenos Aires. La situazione è aggravata dalla posizione geografica del Paese e talvolta richiede l'utilizzo di porti cileni alternativi, con l'attraversamento delle Ande durante l'inverno".
Le prospettive per il futuro appaiono chiare. "L'Argentina continuerà a essere un Paese orientato all'industria, perché il suo olio e i suoi succhi la distinguono realmente dalle altre nazioni", conclude Padilla.
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