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Parole d'Ortofrutta di Giancarlo Amitrano

I resi ortofrutta da stock, una questione spinosa

Nella prassi generica convenzionale, la merce in entrata su un Cedi, una volta verificato che i colli corrispondono a quanto ordinato e passato il check-quality da parte degli addetti, viene presa in carico e diventa automaticamente stock pronto alla ventilazione immediata o successiva, in base alla tipologia di prodotto e alla sua tenuta.

Spesso il controllo qualità però, per necessità e tempistiche organizzative, specie nei casi in cui la ventilazione non sia contemporanea al carico, si riserva di controllare il prodotto il giorno successivo, riservandosi la possibilità di respingerlo ove non corrispondente alla scheda tecnica o per qualità non idonea. E in linea di principio questa opzione è corretta e percorribile, presupponendo che 24 ore siano comunque la tenuta minima richiesta, salvo ovviamente portare in giacenza prodotti che, per tipologia e caratteristiche peculiari, non dovrebbero andarci, come ad esempio le classiche zucchine romanesche con fiore.

Gestire resi merce dalla giacenza al di fuori di queste casistiche non è possibile configurando una tentata vendita, non ammessa per legge sui prodotti deperibili.

© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.it

Ovviamente sempre che le parti, buyer e fornitore, non concordino diversamente, convenendo sul reso con accettazione esplicita o per rispetto reciproco o per la classica promessa di un recupero successivo, ipotesi non remota ove il rapporto instaurato sia basato su lealtà e ben consolidato nel tempo. Del resto errare humanum est, figuriamoci una svista nella valutazione sui colli necessari al fabbisogno.

Ben diverse ovviamente tutte quelle gestioni subdole e scorrette, dove il reso avvenga successivamente al carico, senza comunicazione alcuna e generando uno storno di cui il fornitore si accorgerà solo in fase di accredito fatture, o ancora ove il reso sia imperativamente imposto sotto la minaccia più o meno velata circa il prosieguo del rapporto.

Sono questi i casi in cui un'azienda ben strutturata e con ottimale diversificazione delle linee di fornitura dovrebbe rifiutare il reso, denunciandolo specie nel caso in cui il rifiuto stesso porti all'interruzione del rapporto o a un suo anomalo ridimensionamento. Ma come dovrebbe invece reagire una realtà debole da un punto di vista economico e fortemente dipendente dalla fornitura in bilico?

Che poi se è fattore consolidato che i pdv gestiscano la voce 'differenza inventariale' nel proprio conto economico con incidenza percentuale in alcuni casi anche importante,
perché mai un Cedi non dovrebbe fare altrettanto senza subire la scomunica del Savonarola di turno?

Il memento mori non potrebbe estendersi alle distruzioni indesiderate ma necessarie?
L'utilizzo della differenza inventariale negativa per azzerare un over stock, o uno stock deperitosi in maniera inaspettata, non equivale a una sconfitta ma a un'onorevole presa di coscienza della propria fallibilità e genererà sia un upgrade interno nelle future occasioni di riordino sia un livello di rispetto accresciuto e apprezzato da parte fornitori, ben contenti di poter condividere in maniera paritetica gli sforzi e i rischi imprenditoriali.

Giancarlo Amitrano
Esperto retail
(Rubrica num. 83)

Data di pubblicazione:

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