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Hans Maagendans, direttore di Banafood Services GmbH

Dal 5 al 75 per cento di banane Fairtrade in 10 anni

Nel 2007, Banafood Services GmbH ha aperto un nuovo impianto indipendente per la maturazione delle banane in Germania. Si trova appena oltre il confine da una cooperativa olandese a Venlo, nei Paesi Bassi. Si tratta di un nuovo business, ma è un business di comproprietari del settore delle banane di seconda e terza generazione. L'azienda tedesca ha ora ampliato i locali esistenti.

Hans Maagendans

E' stato aggiunto un secondo edificio, che aumenta la capacità di maturazione dell'impianto di circa 60.000 casse di banane. Ci sono anche altre due celle refrigerate, con spazio per 600 pallet. Abbiamo intervistato il direttore Hans Maagendans. Gli abbiamo chiesto informazioni sulla tecnologia blockchain, sulla pandemia da coronavirus, sul commercio equo e solidale e sul know-how dei negozi.

FreshPlaza (FP): L'azienda sta crescendo bene...
Hans Maagendans (HM): "Si può dire così. Possiamo anche raggiungere una capacità di maturazione di 80.000 casse a settimana".

FP: C'è stata molta innovazione nel campo della maturazione negli ultimi anni?
HM: "Lavoriamo con i software più recenti. Ciò offre la possibilità di passare alla maturazione anche di altri prodotti. Grazie a questo software, otteniamo una perfetta distribuzione dell'aria e velocità del flusso d'aria durante la maturazione. Tutte le camere di maturazione sono monitorate da computer 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Possiamo seguirli sui nostri iPad. Abbiamo sviluppato questo sistema unico nel suo genere in collaborazione con il nostro installatore, che ha non meno di 30 anni di esperienza. Nella nostra nuova sala macchine risparmiamo anche molta energia ed emissioni di CO2. La sostenibilità è davvero un punto focale per noi".

FP: Quanto è stato grande l'impatto dell'epidemia da coronavirus sulla vostra azienda?
HM: "Ha avuto un certo effetto. Abbiamo dovuto fare molti cambiamenti al nostro modo di lavorare quotidiano. Siamo un piccolo team. All'inizio avevamo alcuni dipendenti che ora pensiamo siano stati infettati. All'epoca non potevamo sottoporci ai test. Quindi abbiamo dovuto fare tutto il possibile. Tanto più che la domanda di banane era alle stelle. I consumatori sono tornati agli alimenti di base. Le banane ne hanno beneficiato, grazie al loro valore nutrizionale e al prezzo relativamente basso. Dopo tutto, non sono solo un frutto, ma un vero e proprio alimento".

"Per settimane, c'è stato il 25-30% di banane in più. La nostra maggiore preoccupazione, tuttavia, era che le banane rimanessero bloccate nei Paesi produttori. Questi includono Colombia, Ecuador, Panama e Costa Rica. Ma, fortunatamente, l'offerta è continuata bene. Se si dovessero verificare situazioni come quelle degli Stati Uniti o del Brasile, per esempio, potrebbero esserci problemi di approvvigionamento".

FP: Quanto le malattie delle banane rappresentano una minaccia per il mercato?
HM: "Rimangono una minaccia sempre presente per il settore. Questo vale sia per la Black Sigatoka che per la Tropical Race 4 (TR4), apparso improvvisamente in Colombia l'anno scorso. Le università, come quella di Wageningen (Paesi Bassi), stanno ricevendo molto sostegno. Le note multinazionali delle banane stanno investendo molto nella ricerca su come sradicare queste malattie. La banana più venduta al mondo è la varietà Ciant Cavendish. E sappiamo tutti che non è resistente al TR4".

"Tuttavia, sono impressionato da come è stata affrontata questa minaccia. Le aree della Colombia in cui sono stati identificati i TR4 sono state completamente scavate e isolate. Le sostanze che individuano TR4 in una fase iniziale sono state trovate. Poi, solo una piccola parte dell'area interessata deve essere scavata e delimitata. Naturalmente, speriamo di trovare rapidamente una soluzione per combattere questo problema".

FP: Il commercio equo e solidale rimane una parte vitale del settore delle banane. Quanto sono le vostre banane Fairtrade?
HM: "Nel 2010, il 5% delle nostre banane era Fairtrade. Da allora questa quota è salita al 75%. Il restante 25% è però certificato Rainforest Alliance (RFA). Essere 100% Fairtrade è una sfida. Sul mercato ci saranno sempre banane convenzionali. Certamente, quando si tratta di vendite in Europa dell'Est. Lì il commercio equo e solidale non è un argomento scottante. All'inizio, tutto doveva essere certificato GlobalGap, poi è seguita Rainforest Alliance".

"Ora, il Fairtrade sta diventando sempre più lo standard. Devo aggiungere, però, che il commercio equo e solidale non è un'etichetta per banane. Anche se sembra quasi che lo sia, quando viene promosso al giorno d'oggi: ho visto vendere il prodotto a prezzi scontati per 0,89 euro/kg. Sono sempre molto sorpreso da queste quotazioni. Capisco che la gente voglia promuovere le banane Fairtrade, ma con un buon marketing, si possono vendere altrettanto e a prezzi leggermente più alti. Devo però ammettere che sono molto impressionato da quanto è stato realizzato nelle piantagioni".

"L'anno scorso sono andato in Ecuador con l'organizzazione di acquisto, Superunie - nostro cliente - e operatori di Max Havelaar. Abbiamo visto i progressi che hanno fatto. In termini di formazione, condizioni di vita, assistenza sanitaria e salari dei lavoratori delle piantagioni. E' stato un vero colpo d'occhio per me. Ma, continuo a dire che è possibile fare di più a livello strutturale, se i prezzi dei supermercati aumenteranno leggermente".

FP: Che ruolo ha la sua azienda in questo?
HM: "Penso che tutti abbiano un ruolo da svolgere per aumentare ulteriormente la quota del commercio equo e solidale. Ma non possiamo fissare il prezzo al chilogrammo che i supermercati fanno pagare per le loro banane. Quello che è chiaro, però, è che è difficile conciliare il Fairtrade con una politica dei prezzi aggressiva. Rimane strano che a volte si paghi meno per un 1 kg di banane dei tropici che per 1 kg di mele olandesi. In fin dei conti, tutti devono poter guadagnare. E ciò comincia all'inizio della catena, con la produzione di banane e grazie ai lavoratori".

FP: Ha degli esempi da fornirci?
HM: "Penso che un bell'esempio possa essere il seguente. L'importatore Fyffes ha lavorato con il retailer olandese Plus, con il partner tecnologico SIM e con noi, come maturatori. Sono stati i primi a utilizzare la tecnologia blockchain per fornire una visione d'insieme della catena di produzione delle banane. E' stato un compito mastodontico applicare questa tecnologia alle banane, ma ha avuto successo. Mi aspetto che altri supermercati la utilizzino in futuro. Utilizzando la tecnologia blockchain, tutti i passaggi della filiera sono registrati, collegati e resi trasparenti".

"Si scansiona il codice QR di ogni banana e si inserisce il corrispondente FLO ID Fairtrade. I consumatori possono quindi seguire l'intero percorso della loro banana, dalla piantagione al carrello. La trasparenza della filiera è fondamentale. Una pianificazione solida gioca un ruolo di primo piano in tutta la catena. I supermercati stanno notando una crescente richiesta da parte dei consumatori di prodotti responsabili ed equi. La gente è più interessata anche alle origini dei prodotti. La banana è uno di quelli più acquistati al supermercato".

"Mappando accuratamente la filiera delle banane, diventa chiaro quali miglioramenti sostenibili possono essere apportati. Non si tratta solo di sicurezza alimentare, certificazioni e aziende agricole. Ma anche di progetti sociali e delle emissioni di CO2 di ogni anello della filiera. In futuro, in questo modo, i consumatori potranno sostenere direttamente i coltivatori di banane. Questa nuova tecnologia apre anche nuove possibilità di ulteriore sviluppo della lunga catena delle banane".

FP: Qual è la vostra quota di banane biologiche?
HM: "Il mercato delle banane biologiche, unito al commercio equo e solidale, sta crescendo rapidamente. Rispetto all'anno scorso, ne abbiamo venduto il 40% in più, in peso. La nostra quota bio supera ora il 10%. Ma penso che aumenterà ancora nei prossimi anni. Soprattutto nei Paesi Bassi, la quota di banane biologiche si sta espandendo in maniera spettacolare. In Germania, questa quota è ancora più grande".

FP: Cosa pensa del posizionamento generale delle banane nei negozi?
HM: "Spesso si trovano in una buona posizione. Anche se mi preoccupa il fatto che il know-how dei negozi stia scomparendo. Gli espositori spesso hanno un bell'aspetto prima delle 10, ma lo diventano meno con l'avanzare della giornata. Di solito, attribuisco questo a diversi fattori, come ad esempio una superficie espositiva troppo dura. Non è raro che le banane siano vendute su espositori in polistirene espanso sinterizzato (EPS), a volte impilati in tre o quattro strati. Ciò causa danni alla buccia. Poi ci sono quei discount che semplicemente vendono le banane direttamente dalla scatola. Lo trovo assolutamente vergognoso".

"Ecco perché, in passato e ancora oggi, progettiamo espositori di banane per ispirare i rivenditori. Perché, per noi, il nostro lavoro non si ferma alla sola maturazione dei frutti e al loro giusto colore. Né dobbiamo dimenticare la temperatura media dell'isola dei prodotti freschi. E' da quattro a cinque gradi più alta rispetto al passato. Questo è dovuto alle vetrine refrigerate chiuse. Ciò significa che le banane maturano più velocemente sullo scaffale".

"Se si fanno maturare bene le banane e si consegnano ai supermercati nella gamma di colore 3,5-4, dureranno almeno quattro giorni. Gli ultimi dieci metri della filiera sono fondamentali".

FP: La vostra azienda è un semplice fornitore di servizi o ha un'altra funzione commerciale?
HM: "Il nostro core business è quello di far maturare perfettamente le banane. Quindi, siamo un fornitore di servizi. Ma, noi, naturalmente, commercializziamo anche".

FP: Purtroppo, alcune casse di banane presentano a volte "sorprese illegali". Cosa può dirci a riguardo?
HM: "Niente, in realtà. E' un'attività con la quale è meglio non immischiarsi affatto. La containerizzazione ha reso, purtroppo, molto più facile per i criminali rintracciare la merce. Questo ha favorito l'aumento di questa sfortunata tendenza. In precedenza, avveniva principalmente sottobanco. Per Banafood, invece, è stata una ragione sufficiente per far gestire tutti i container all'esterno. In questo modo si possono evitare grossi problemi. E, purtroppo, questo costa di più".

FP: Come vede il futuro di Banafood?
HM: "Guardiamo al futuro con grande fiducia e abbiamo investito in nuove attrezzature e nuove persone. Sono nel settore da oltre 30 anni, ma penso che sia troppo divertente per smettere. Se rimango in salute, mi piacerebbe restare in questo settore per gli anni a venire. Solo il futuro può dire quello che ha in serbo per me".

"I nostri due figli, a loro volta, sono entrati nel settore ortofrutticolo. Il maggiore, Sander, lavora con noi già da 13 anni. E' responsabile della maturazione e della pianificazione delle operazioni. Martijn, il più giovane, lavora alla Triple Fruit. L'azienda è attiva nell'importazione e nella vendita di frutta all'estero. Chissà cosa ci riserverà il futuro".

Per maggiori informazioni
Hans Maagendans
Banafood Services GmbH
Carl-Kühne Straße 7
47638 Straelen - Germania
Email: hans@banafood.eu  
Web: www.banafood.eu


Data di pubblicazione:
©



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