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Il cibo non fa politica

"Siria: al mercato di Damasco "business as usual"

La Siria è in guerra ma tutte le mattine ritrova una parvenza di unità al mercato di Damasco. Nel gigantesco suq si trovano le angurie di una zona dominata da Al Qaida, l'uva dei territori ribelli, le patate di una regione ancora nelle mani del regime di Assad. Uomini, donne, bambini vengono a comprare, vendere, fare la spesa, rifornire i loro negozi.

Rachid è un grossista in frutta e verdura. "Faccio questo lavoro da trent'anni" dice. "Non ho mai chiuso anche nei momenti peggiori. Mi arriva merce da tutta la Siria, perché la gente deve pur mangiare anche nei periodi di guerra".

"Questo mercato centrale raccoglie tutte le province della Siria" dice Abu Mohamed, un altro grossista. "Non ha niente a che fare con la politica. Sarebbe un disastro se chiudesse, se il cibo non potesse venire da tutte le province. Il cibo non fa politica".



Così l'atmosfera straordinaria del suq di Damasco resta ancora viva nonostante tutto, anche in guerra, e anche se frutta e verdura per arrivare fin qui affrontano viaggi straordinari.

Abu Abdo spiega: "Arrivano camion da Der Hafer a Aleppo. Hanno cominciato il viaggio lassù e sono passati per Raqqa, poi Palmira e Dmair a nord di Damasco. Prima passano per le zone controllate dallo Stato islamico e successivamente per zone controllate dal regime. Ma nessuno li ferma perché i conducenti hanno le fatture ufficiali. Arrivano fin qui senza problemi e poi rifanno il cammino inverso".

Un viaggio che può prendere anche 17 ore. Qualcuno nega di versare bustarelle, altri ammettono di pagare una tangente alle milizie. L'importante è riuscire a passare. E fra le sei del mattino e mezzogiorno oltre 400 tonnellate di merce sono vendute e comprate, divise per Damasco e ripatite per altre regioni della Siria.
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