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Angurie, non c'e' mercato: la parola al produttore

"I mercati nazionali e internazionali sono strapieni. E noi siamo costretti a gettare via tutto. Mai come quest'anno avevamo angurie di alta qualità, ma il problema è che non trovano mercato: Grecia, Turchia, Marocco, Catalogna, Ungheria sfornano milioni di tonnellate ed esportano anche loro in Germania, ad esempio. Quest'anno si è registrata una sovrapproduzione, dovuta anche a un anticipo della maturazione per via del caldo, e i mercati sono presto diventati saturi. In campo, i prezzi raggiungono al massimo 5 centesimi di euro". Così Antonio Donno, produttore che conta 160 ettari dedicati ad angurie sulla costa ionica tra metapontino e tarantino.

"Su una ventina di ettari, non è stato possibile raccogliere per via del prezzo troppo basso e/o dei contratti verbali, poi cancellati. Sono passato con il frangizolle, poiché le angurie sono maturate troppo sotto il sole, si sono scottate e sono diventate gialle. Faranno da compost. Si trattava di prodotto pronto dal 1 luglio, ma rimasto invenduto".



"Se per coltivare un ettaro ad angurie ci vogliono circa 5.500 euro, mi sembra chiaro che non si possa vendere la produzione a 2.000 o 1.500 euro. Ma, pur di smaltirla, i livelli del controvalore in vendita hanno toccato anche i 1.000 euro, che vanno a coprire solo i costi di affitto a ettaro del terreno".

Antonio è un giovane di 27 anni e da 8 anni opera in agricoltura. "Mio padre mi ha sempre portato nei campi, fin da piccolissimo. Se ho imparato una cosa, è che nel mondo agricolo non ci sono certezze".

Nel 2013, a causa di un'alluvione, l'azienda ha perso 35 ettari coltivati a cavoli; "riuscii a riprendermi, ma quest'anno è arrivata l'ennesima stangata. Francamente, sono stanco di questo lavoro poiché tasse, contributi, fascicoli, certificazioni e quanto altro ci opprimono... noi paghiamo tutto, ma tutela ne otteniamo zero!".



Antonio però conclude: "Nonostante tutte le sciagure, l'anno prossimo noi produrremo lo stesso, perché ormai le angurie fanno parte della nostra vita. Sono la nostra opera d'arte. Si tralasciano perfino i figli, pur di produrre; l'obiettivo è avere la soddisfazione che il pubblico mangi i nostri prodotti, e comprenda i sacrifici fatti e la qualità, oltre al tempo speso per coltivarli".

Contatti:
Antonio Donno
Ditta Donno Antonio
Cell.: +39 340 6984587
Email: dittadonnoantonio@hotmail.com

Data di pubblicazione: 26/07/2017
Autore: Maria Luigia Brusco
Copyright: www.freshplaza.it



 


 

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Commenti:


Caro Antonio,abbiamo anche noi lo stesso problema a Mantova,ma devi credere che di angurie se ne fanno troppe per un consumatore che ne fa volentieri a meno. Un vecchio cocomeraio delle valli di Santa Vittoria di Reggio Emila,10 anni fa mi disse sconsolato" la nostra rovina sono i condizionatori.Quando non c'erano la gente usciva dal lavoro accaldata e trovava la casa bollente. Allora cosa c'era di meglio che una bel quarto di anguria ghiacciata e dolce comprata alla baracchina all'angolo della via? Adesso invece non vedono l'ora di rincasare nella loro casa fresca e della anguria se ne fregano".Rifletti e convinciti che nemmeno la pur tanto acclamata minianguria non è riuscita a fermare il lento inesorabile declino del consumo della anguria.Ricetta: tagliare 50% le produzioni e distruggere alle frontiere le angurie importate, con azioni plateali alla "francese". E distruggere i banchi dei supermercati che offrono le angurie a 9 centesimi.
anonimo mantovano, mantova, italia - 26/07/2017 08:22:03


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