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In progetto la costruzione di un nuovo magazzino a temperatura controllata per ortofrutta

Trieste, porto intermodale che fa della ferrovia un punto di forza

Il Porto di Trieste è il primo scalo marittimo italiano per tonnellaggio totale movimentato. E l'ortofrutta ogni anno assume un peso sempre più importante tanto che c'è in progetto la realizzazione di un nuovo magazzino a temperatura controllata.

Per aumentare la propria visibilità fra gli operatori del settore ortofrutta, l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale - Porto di Trieste sarà presente al Fruit Logistica nella Hall 4.2 stand A-09


Zeno D'Agostino (®Giuliano Koren)

"Siamo soddisfatti per la crescita generale del porto - afferma Zeno D'Agostino, presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale - e anche dell'importanza che stiamo assumendo nel settore dell'ortofrutta. Trieste rappresenta uno snodo logistico internazionale che integra nave, ferrovia e gomma".


Scarico container al porto di Trieste (®fabriziogiraldi)

Il presidente porta un esempio: c'è stato un incremento esponenziale dei traffici con l'Est, fra cui con l'Ungheria. Ogni settimana, 10 coppie di treni raggiungono e tornano dalla capitale Budapest. "Al momento abbiamo un solo magazzino a temperatura refrigerata, ma in un'area di nostra proprietà (di 300mila metri quadrati) andremo a costruirne un altro".


(®fabriziogiraldi)

Nel luglio del 2017, un Decreto del Governo ha regolarizzato il porto come zona franca, coordinata dall'autorità portuale. Il porto è punto franco dal 1700, ma solo pochi mesi fa questa situazione è stata ratificata. In pratica le merci che arrivano qui, che sono stoccate o lavorate, non pagano dogana o dazio fino a che rimangono nell'area franca. E qui possono essere trasformate o confezionate. E vi sono tassazioni diverse fra prodotti d'importazione tal quali o che hanno subito una lavorazione in un punto franco.


(®fabriziogiraldi)

Sono le statistiche che rivelano un anno da record per il Porto di Trieste: a partire dal dato complessivo che sfiora i 62 milioni, con 61.955.405 tonnellate di merce movimentata, pari a un incremento del +4,58% rispetto al 2016. I dati più rappresentativi del 2017 sono quelli relativi ai container e ai treni: il settore container registra un traffico mai raggiunto in precedenza nello scalo con 616.156 TEU (+26,66% rispetto al 2016); ma sommando la movimentazione dei container con i semirimorchi e le casse mobili (espressi in TEU equivalenti) nel corso del 2017, si sono raggiunti 1.314.953 TEU (+13,52%).

Crescita che D'Agostino ha definito "molto positiva in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi". Basti guardare al numero dei container pieni sul totale movimentato: 89%. Per il presidente dell'Authority giuliana si tratta di un dato "esemplare" se paragonato alla normale performance di un terminal contenitori. "A Trieste non solo crescono i container, ma crescono in maniera sana: qui passano merci, non scatole vuote".

Di rilievo assoluto anche il dato del traffico ferroviario: 8.681 sono stati i treni, con un aumento del +13,76% sul 2016 e del 45,17% rispetto al 2015. Tale crescita è stata sostenuta dai treni su direttrice internazionale legati al traffico container (+34,31%). Dai numeri emerge chiaramente l'impulso che il traffico ferroviario ha innescato sul segmento dei contenitori, ciò significa per D'Agostino che "la strategia del ferro intrapresa dall'Autorità portuale di Trieste sta pagando e questa è la via da seguire anche nei prossimi anni. I forti investimenti di Rfi, della Regione FVG e del Governo, che sommati ammontano a 83 milioni di euro già stanziati, lo dimostrano".

L'elemento che rendo lo scalo giuliano unico nel panorama italiano non è dato però solo dal consolidamento del ruolo di porto leader del traffico ferroviario e intermodale su scala internazionale - che fa di Trieste sempre più un gateway continentale per i traffici globali - ma anche dalla presenza di svariati attori del mercato ferroviario che operano nello scalo. Oltre al gruppo Fs, sono attive importanti compagnie ferroviarie private italiane (CFI e Inrail) e alcune società (Rail Cargo Carrier Italy, Rail traction Company, CapTrain Italia) partecipate da operatori europei di primaria importanza (Rail Cargo Austria, DB Schenker, SNCF). Va rilevato infine il ruolo fondamentale di Adriafer (controllata al 100% dall'AdSP giuliana) che come sottolinea D'Agostino "da luglio ha ottenuto la certificazione a poter operare in rete e non più solo come operatore di manovra portuale".

Da osservare, nello specifico, che il gruppo controllato dall'austriaca Rail Cargo è il maggiore protagonista, con una quota che corrisponde a più del 28% dei treni totali del porto. Un dato che fa emergere con evidenza il posizionamento storico dello scalo triestino rispetto ai mercati finali del centro-Europa. Ma guardando la mappa dei collegamenti intermodali del porto, risulta una nuova rete di destinazioni ferroviarie che nell'ultimo triennio è andata estendendosi progressivamente, coinvolgendo tutti i principali nodi del continente, molti dei quali non programmabili fino a qualche anno fa.

Basti citare i servizi operati dalla Ekol, attivati nel 2017: il Kiel-Göteborg sull'asse Adriatico-Baltico e il recente collegamento verso Zeebrugge in Belgio che permette di raggiungere la Gran Bretagna da Trieste. Sull'asse Est europeo invece il servizio in partenza dal molo VII (Trieste Marine Terminal) verso Budapest, è tra i più performanti.

Trieste rimane porta privilegiata per i traffici della Turchia in Europa: in costante aumento il comparto RO-RO con 314.705 mezzi (+3,99% rispetto al 2016). Una curiosità extra-frutta: al porto di Trieste viene scaricato il 40% del petrolio consumato in Germania, trasferito in Baviera tramite oleodotto. Pochi lo sanno, ma se a Triste si chiudessero i "rubinetti", la Germania perderebbe immediatamente il 40% della sua energia derivata dal petrolio.

Contatti:
Servizio relazioni esterne
Via K. L. von Bruck 3
34143 Trieste
Email: promo@porto.trieste.it
Web: www.porto.trieste.it

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