Avvisi

La Clessidra

Ricerca di personale




Specialecontinua »

Top 5 - ieri

Top 5 - ultima settimana

Top 5 - ultimo mese

Commenti recenticontinua »

Altre notizie

Notizie economiche



Alcune idee per risollevare il comparto peschicolo

Quando un kg di pesche costava piu' di un'ora di manodopera

In questi giorni si è parlato molto dei prezzi (bassi) delle pesche e delle nettarine. Visitando alcuni mercati all'ingrosso, parlando con alcuni agricoltori e direttore di cooperative, abbiamo avuto conferma di quanto si dice da tempo, vale a dire che c'è una fascia di prodotto che viene remunerato bene, e un'altra che è in crisi.

I grossi calibri, specie di varietà buone da mangiare, confezionati, spuntano prezzi che danno un minimo di soddisfazione agli agricoltori. Il prodotto indifferenziato, quello che molti raccolgono magari in una sola passata nei bins, coltivato in modo da ottenere la massima resa, spesso viene liquidato a un prezzo che non copre neppure i costi di produzione.



Fa riflettere quanto un decano dell'ortofrutta romagnola, Luciano Zani, fondatore di GranFrutta Zani di Granarolo Faentino (Ravenna) racconta circa gli esordi della sua attività. Nei primi anni '60 la frutta prodotta in maniera professionale era merce rara. Erano poche le zone al mondo che potevano vantare la professionalità dell'Emilia-Romagna. Lo dimostra un fatto. "Anche allora c'erano le crisi - scrive Luciano Zani sul sito aziendale - ma ad esempio un chilo di Cardinal (varietà di pesche gialle) costava 125 lire e un operaio si pagava 118 lire all'ora”.

Al netto del fatto che le rese a ettaro di allora erano inferiori a quelle odierne, oggi, per essere al livello di allora, le pesche dovrebbero costare attorno ai 10 euro il kg.



Al di là di queste memorie, cosa si potrebbe fare per evitare il ripetersi di queste crisi? Non può esserci una risposta univoca. Di certo gli scenari sono cambiati in maniera radicale. Oggi in tantissime nazioni si produce frutta estiva, quasi sempre di buona qualità e quasi ovunque a costi inferiori di quelli italiani.

Una prima carta da giocare, con i consumatori, potrebbe essere quella dei residui. Il prodotto italiano è molto più controllato rispetto a quello estero. Non sempre, ma spesso è così. Non c'è uniformità con i principi attivi: in alcune nazioni alcuni si usano, in altre no. In Italia è sempre no.


Nettarine spagnole a metà luglio in un mercato all'ingrosso italiano

Seconda carta: ci vorrebbe più spirito nazionale. Francia e Germania danno la precedenza ai prodotti nazionali e solo dopo lasciano il via libera alle importazioni. In Italia succede il contrario: il nostro è un mercato aperto a tutti, chiunque può importare e da qualsiasi Paese. Invece tanti prodotti italiani all'estero non possono andare.

Terza carta: produrre di meno per guadagnare di più. Non a tutti può andare a genio questo ragionamento, ma è un passo da fare. Se il mercato paga i grossi calibri e di varietà valide dal punto di vista organolettico, si deve produrre un prodotto grosso e buono. Non ci sono alternative. E ciò è possibile farlo, ma occorre cambiare mentalità, varietà, potatura, diradamento.

Quarta carta: selezionare in base alla qualità organolettica. Sembra difficile, ma aziende come Unitec hanno tecnologie già collaudate in questa direzione (cfr. FreshPlaza del 13/02/2017). "Sulla pianta ci sono 35 tipologie di qualità differenti - ha affermato poco tempo fa Angelo Benedetti di Unitec (cfr. FreshPlaza del 3/03/2017), quindi possiamo avere 35 tipi di consumatori differenti. Pezzatura, calibro, colore e difetti esterni: al momento in Italia ci sono solo 4 parametri principali di differenziazione e nessuno legato al gusto voluto dal consumatore".

Quinta carta: perché non fare una ultra-specializzazione, vale a dire frutteti coltivati e gestiti solo per l'alta qualità dei mercati che pagano (con tutte le pratiche agronomiche che ne conseguono) e altri più per un prodotto di massa con raccolte a una sola staccata?

Sono proposte concrete, che potrebbero avere un futuro. Considerato che negli ultimi 20 anni di cambiamenti non ce ne sono stati, se non l'aumento degli anni di crisi, forse vale la pena cambiare. A volte, anche qualche testa.

Data di pubblicazione: 17/07/2017
Autore: Cristiano Riciputi
Copyright: www.freshplaza.it



 


 

Altre notizie relative a questo settore:

25/09/2017 Nuovo video Dole Snack Circle: Macedonia in barattolo
25/09/2017 Svizzera: stagione delle fragole 2017, la piu' scarsa degli ultimi sei anni
25/09/2017 Paesi Bassi: prima segnalazione di Truncatella angustata su mele Topaz in post-raccolta
25/09/2017 Roccamonfina (CE): la produzione di castagne precoci alle prese con gli effetti della siccita'
25/09/2017 Inghilterra: la raccolta di mele potrebbe diminuire del 20% per via delle gelate primaverili
25/09/2017 L'uva da tavola biologica in raccolta a Palagiano (TA)
25/09/2017 Verde, giallo, rosso: sul kiwi vincera' chi conquista il consumatore. Riflessioni a margine di Agri Kiwi Expo 2017
25/09/2017 VI.P 'Mela Val Venosta': una nuova organizzazione per affrontare le sfide del futuro
25/09/2017 Focus sul mercato mondiale dei kiwi
25/09/2017 Previsioni al ribasso per il raccolto di mele
25/09/2017 Renania-Palatinato (Germania): raccolto mele, mai cosi' basso
25/09/2017 Cina: introdotte sul mercato le mele Fuji di Luochuan
25/09/2017 La mela Honeycrisp non ha avuto un successo immediato, ma poi e' schizzata alle stelle
22/09/2017 Sudafrica: i settori drupacee e melagrane si preparano alle nuove normative UE
22/09/2017 California: il raccolto di prugne torna a livelli standard
22/09/2017 Romania: -30% nella produzione di susine
21/09/2017 La pera IGP dell'Emilia-Romagna viaggera' da ottobre sulle Frecce Trenitalia
21/09/2017 Baywa: la Cina domina il mercato delle mele
21/09/2017 Nord America: il prezzo delle fragole e' piu' importante del sapore
21/09/2017 Francia: calo nei prezzi di pesche, nettarine e percoche

 

Commenti:


Il Signor Scata ha perfettamente ragione, aggiungo che non solo livella ma chiede sempre e sempre di più senza riconoscere nulla. Quanto allo spirito nazionale è ormai "evaporato" da tempo. La politica scriteriata nel concedere licenze a gogò per la GDO ha fatto il resto. Ma questo sistema imploderá prima o poi.
Giovanni, Catania, Italia - 22/07/2017 13:28:49


Sono considerazionin che si fanno da trenta anni.Quindi è solo inutile fantasticare........! La GDO usa nel trade " la livella " quindi i sugerrimenti non servono a nulla.Oggi ad esempio dalla Regione piemonte si vendono pesche in cestini a € 0,50 partenza.
Non posso condividere la relazione.
cirino Scata, carlentini, ITALIA - 18/07/2017 20:41:01


Inserisci un commento:

Nome: *
Email: *
Città: *
Paese: *
  Mostra indirizzo mail
Commento: *
Inserisci il codice
*