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Il meteorologo Pierluigi Randi spiega cosa e' successo dal punto di vista fisico

ULTIM'ORA DEL 24 APRILE - Gelate, danni ovunque: le testimonianze degli agricoltori al centro nord

Una gelata che ha fatto rabbrividire tutta la Penisola, mettendo in ginocchio migliaia di agricoltori e provocando milioni di euro di danni. In tanti ricorderanno le mattinate dal 19 al 22 aprile 2017, con impianti di pero, melo, drupacee, patate, cipolle, fragole, fagiolini, bruciati dalle basse temperature.


Germogli e foglie di kiwi "lessate" da gelo (foto UL)

Abbiamo raccolto una serie di testimonianze che non possono ovviamente delineare un quadro completo della situazione, ma che ad ogni modo danno conto di quanto accaduto in diverse zone d'Italia.

Giorgio Tusini è proprietario di 63 ettari di pereto a San Prospero, in provincia di Modena. "Ci sentiamo inermi. In pochi anni abbiamo assistito, e subìto, in questa zona, il terremoto, l'alluvione, la tromba d'aria. Quest'anno la gelata. Giovedì 20 abbiamo registrato -2,7 °C. In media, in quelle mattinate, la temperatura è scesa di 0,5-1 °C sotto lo zero. I danni saranno ingenti, anche se servono alcune settimane per capire bene la situazione. Il pero è in fase post allegagione. Dobbiamo capire di che entità sarà la cascola. E quanti frutti avranno la cinghiatura". Dei 63 ettari di produzione, l'80% è coltivato ad Abate, il resto a Santa Maria, William, Conference.

Tusini denuncia il fatto che la franchigia del 30% dell'assicurazione, per un evento del genere, va a penalizzare pesantemente i produttori. Senza dimenticare che molti non erano riusciti ad assicurarsi per via dei ritardi burocratici del nuovo sistema assicurativo. "Ci sono state molte ore di temperature sotto lo zero - conclude Tusini, dalle 3 fino alle 7 del mattino. E' per questo che non sono per nulla ottimista".


Grafico di Pierluigi Randi

Salendo in Veneto, Andrea Fiorini, descrive gravissimi danni nella zona di Zevio (Verona), soprattutto agli impianti di kiwi. Anche Palù e Ronco all'Adige registrano danni, a macchia di leopardo comunque. "Nelle insenature dell'Adige, dove l'aria ristagna di più, si sono avute le situazioni peggiori. Nelle colture di patate già si vedono le foglie annerite. Poi la vegetazione 'ricaccia' nuovi germogli, ma la produzione verrà più piccola di calibro. I danni sono stati registrati anche su pero e melo".

Tanta preoccupazione anche in Val di Non (Trento), come spiega il tecnico Mario Springhetti. "Il freddo ha colpito i meleti non solo in fondovalle, ma anche nei pendii. Siamo abituati a sbalzi termici nel fondovalle, non a caso ci sono circa 120 ettari dotati di impianti antibrina. Ma ce ne sono altri 7000, sui pendii, senza impianti. Fra l'altro, se anche ci fossero, non ci sarebbe acqua a sufficienza per  poterli far funzionare tutti contemporaneamente durante le gelate. Ad ogni modo siamo preoccupati perché si vedono tantissimi fiori anneriti. Potremmo tirare le somme solo fra 15-20 giorni. C'è stato un insieme di concause, non da ultimo una fioritura anticipata di 7-10 giorni".



A Cesena (Forlì-Cesena) il freddo si è sentito in alcune zone e per alcune colture. Antonio Benzi ha 12 ettari di fragole dei quali 7 in campo aperto. E qui il freddo ha detto la sua. "Vedo molti fiori neri. Sette ettari in questo stato significano 300mila euro di produzione lorda vendibile persa, pur avendo sostenuto tutte le spese da luglio fino ad oggi. Non so davvero cosa salveremo. Le premesse erano tutte buone, poi è accaduto l'irreparabile".



Benzi coltiva molte varietà fra cui Sibilla, Aprica, Alba. Le medesime, sotto tunnel, non hanno risentito del freddo. In pieno campo, invece, le fragole erano già state colpite, pochi giorni prima, dalla grandinata.

Nel faentino (Ravenna), grossi problemi soprattutto al kiwi con germogli "lessati" dal gelo. Come riferisce Daniela Neri, produttrice di actinidia, "il freddo ha colpito a macchia di leopardo, azzerando la produzione di alcuni e salvando quella di altri, pur vicini". Della gelata a Faenza avevamo scritto anche nei giorni scorsi (clicca qui per l'articolo sui generatori di vento come rimedio).

Andrea Grassi, tecnico Apofruit, sottolinea che ha notizie certe di forti danni per le patate in diverse pianure del Veneto. A Modena, certe zone al limite fra pianura e collina mostrano segni di gelo sui ciliegi. Nel Lazio, zona Aprilia e Latina, i kiwi registrano danni fra il 30 e il 50%. Naturalmente non in maniera uniforme, ma in certe aziende e in certe zone, dove il microclima è stato più negativo.

Coldiretti Toscana
segnala problemi in tutta la regione, ma in particolare "la brina è scesa sugli ortaggi a pieno campo, non protetti da serre come ad esempio lattughe ma anche fagiolini e pomodori appena trapiantati, facendo danni soprattutto sulla costa pisana e livornese fino alla maremma”.

Nel bolognese, area patata Dop, il presidente Alberto Zambon comunica che ci sono stati più danni, in alcune limitate zone, "dalla grandinata di Pasqua piuttosto che dalle basse temperature che, per fortuna, sono rimaste al di sopra dello zero".

Pierluigi Randi, meteorologo, spiega cosa è successo: "Le gelate hanno mostrato una caratteristica poco gradevole, cioè sono state caratterizzate da valori di umidità relativa molto bassi, anche nelle ore notturne e verso l'alba, dovute alle caratteristiche della massa d'aria affluita. Ciò comporta un maggiore raffreddamento degli strati prossimi al suolo, poiché il vapore acqueo ha la proprietà di "schermare" l'effetto dell'irraggiamento radiativo verso lo spazio e quindi di contenere parzialmente la diminuzione della temperatura, per cui meno ce n'è, e peggio è (infatti il vapore acqueo si comporta da gas serra, pur essendo naturale)".


Grafico di Pierluigi Randi

"Le gelate secche - continua Randi, che lavora presso Emilia Romagna meteo e Meteocenter - che gli inglesi chiamano "black frost", sono le peggiori, dal momento che per i motivi di cui sopra può determinarsi un notevole gradiente termico verticale negli strati bassi e nelle zone interessate dalle inversioni termiche, con differenze di diversi gradi tra il livello al quale vengono rilevate per scopo meteorologico le temperature dell'aria (sui 180-200 cm) e i livelli inferiori; inoltre la secchezza dell'aria comporta una maggiore perdita di calore delle superfici vegetative (che dipendono dai tipi di coltura e dalla estensione della superficie radiante), le quali possono raggiungere temperature sensibilmente inferiori a quelle dell'aria".

"Abbiamo assistito anche a gelate di pendio - conclude l'esperto - dovute ad aria raffreddatasi in quota durante il giorno e scesa verso valle nella notte. I rimedi? Per le gelate causate da inversione termica, i ventilatori possono avere una certa efficacia. E anche l'irrigazione antibrina. Poi dipende dal rapporto costo-beneficio. E dal fatto se la coltura possa o meno sopportare ore e ore di irrigazione".

Data di pubblicazione: 21/04/2017
Autore: Cristiano Riciputi
Copyright: www.freshplaza.it



 


 

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