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UE: rivedere gli standard qualitativi di frutta e verdura per abbassare i prezzi

La commissaria europea all'agricoltura Mariann Fischer Boel ha dichiarato che si potrebbe riconsiderare la possibilità che frutta e ortaggi non rispondenti ai criteri di uniformità previsti dagli attuali standard per la "categoria A" possano tornare sul mercato per calmierare i prezzi dei prodotti agricoli.

Gli attuali standard sono stati posti in essere, sin dagli anni '80, per la maggior parte dei prodotti ortofrutticoli commercializzati nei paesi dell'Unione Europea. Ma adesso, in una recente intervista alla Associated Press, la commissaria ha dichiarato: "Non credo che la forma e la grandezza di un cetriolo siano poi così importanti per il consumatore, se può acquistarli a basso prezzo in un contesto di corsa ai rincari".

Gli euro-scettici hanno da sempre additato norme e regole imposte dall'UE - come quelle che mettono al bando i cetrioli curvati o le carote troppo sottili - come la dimostrazione dell'eccesso di burocrazia di un sistema lontano e insensibile nei riguardi della vita quotidiana degli europei. D'altra parte, molte proteste si sono sollevate di fronte alla proposta di rivedere gli attuali standard qualitativi, in quanto l'assenza di parametri di classificazione potrebbe, secondo alcuni, indurre i consumatori in confusione.

La proposta attualmente sul tavolo è quello di eliminare 26 delle 36 norme che impongono limiti a grandezza, forma e peso di frutta e verdura, lasciando i distributori alimentari liberi di decidere su tali parametri. Soltanto dieci norme rimarrebbero in vigore: nello specifico, quelle vigenti su mele, pere, fragole, peperoni, pomodori, nettarine, ortaggi in foglia, uva da tavola, kiwi e agrumi.

Le 10 norme che non sarebbero modificate rappresentano comunque il 75% di tutto il commercio ortofrutticolo tra i diversi paesi europei. Da semplificare, secondo Fischer Boel, gli standard relativi a melanzane, fagiolini, cetrioli, cipolle, meloni, spinaci e porri. Gli esemplari meno perfetti potrebbero essere posti in vendita sotto l'etichetta: "per cottura".

Fischer Boel ha dichiarato che tali misure potrebbero contribuire a "migliorare la qualità della vita" per molte persone, specialmente quelle con redditi più bassi. I funzionari dell'UE sperano di ottenere un voto favorevole su questo progetto a luglio; tuttavia, un gruppo di 17 paesi, Italia in testa, è nettamente contrario al provvedimento.

Fonte: ap.google.com

Data di pubblicazione: 26/06/2008
Autore: Rossella Gigli
Copyright: www.freshplaza.it

 


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Commenti:


Io delle volte credo che qualcuno abbia voglia di scherzare... in tutto il mondo, in tutti i settori esistono delle norme ben precise di qualità e noi cosa facciamo? le togliamo? ma per piacere, vogliamo creare il caos? se il mercato accetta anche merce fallata e storta perchè non fornirla vendendola etichettata con la reale categoria di appartenenza senza abolire le regole già risicate e per niente verificate
Andrea, Cesena, Italia - 26/06/2008 14.59.49


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