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Come la coltura di melograno puo' diventare un insuccesso: i fattori da non sottovalutare

"Per un imprenditore, ammettere un insuccesso vuol dire ammettere di aver sbagliato tutta una serie di considerazioni, in un periodo in cui il reddito agricolo non ti consente errori". Questa l'amara considerazione espressa da Giuseppe D'Onghia, imprenditore agricolo con azienda in agro di Gioia del Colle, in provincia di Bari. Eppure la sua storia non può definirsi altrimenti che un insuccesso.

Qui di seguito, riportiamo la sua testimonianza: "Considerato che ancora oggi il melograno viene indicato come una coltura che può risolvere i problemi di vaste aree, vorrei condividere con voi la mia esperienza, con il solo obiettivo di stimolare qualche riflessione in più in colleghi coltivatori, tecnici divulgatori ed organi di informazione".

"Nell'anno 2014 ho messo a dimora circa 1400 piante di melograno di varietà molto pubblicizzate e coperte da royalty: purtroppo c'erano dei fattori che non avevo considerato".

"Non avevo valutato quante giornate/ettaro servissero per le varie potature, legature, spollonature, diradamento dei frutti, ecc; non avevo valutato le fitopatie e le problematiche di questo frutto (nel 2016 il 50% di frutti colpiti da marciume e muffa grigia, nel 2017 il 50% di frutti spaccati); non avevo valutato i problemi di acclimatamento (il 30% di piante di una varietà morte nel 2016 a causa delle basse temperature); non avevo valutato il fabbisogno idrico di piante baulate nonché la frequenza di irrigazione (turni di 4 ore ogni 2/3 giorni); non avevo valutato quanti anni occorrono per raggiungere la produzione di 300/350 quintali promessi (15 ql per ettaro nel 2016 e 30 nel 2017); non avevo valutato che il prezzo di vendita è ben lontano da 1 euro al kg pubblicizzato (0,50/0,60 per frutti di 1° scelta)".

"Risultato finale, oggi ho iniziato ad espiantare il miracoloso melograno per sostituirlo con un bistrattato ciliegeto coperto".

Per maggiori info:
Giuseppe D'Onghia
Cell.: 348 770 8243
Email: info@tenutedonghia.it
Web: www.tenutedonghia.it 

Data di pubblicazione: 10/11/2017



 


 

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Commenti:


Mi spiace sinceramente per il signor D'Onghia, che avra' avuto sicuramente anche una buona dose di sfortuna ma generalizzare, mi permetta, per un " singolo ,cattivo approccio " , non credo renda un quadro obiettivo della realta' generale .
Purtroppo un approccio "leggero" a questa coltura, spesso propagandata come "facile" dagli stessi addetti ai lavori e fornitori, non aiuta .
Malattie ?...varieta' e sesto d'impianto adottato ? .. troppe piante/ha ?
Cracking? quali la varieta' scelte , gestione dell' acqua ?
terreno adatto ?... ben drenato ?
Acqua?..quanta e quando ?..ha adottato i sensori o no '
Da Agricoltore neofita Le dico
Anch'io ho messo a dimora 1400 piante nel maggio 2015 su 3 ha e ad una latitudine anche superiore.
E' non ho avuto modo di riscontrare ad oggi ,per mia fortuna questo "bollettino di guerra", nello specifico :
Un onesta,realistica produzione iniziale
pur con un diradamento significativo,
30 ql/ha nel 2016 , e 70 ql/ha quest'anno , cracking < 5% , solo 3 piante sostituite e < del 3% di esse i con qualche problema ( rodilegno ingiallimento , radici accavallate etc..).

Ho ragione di ritenere tra l'altro, da quanto scritto, che almeno una parte delle piante del signor D'Onghia e le mie abbiano " origine comune ". Saluti
Filippo, Agro pontino, Lazio - 14/11/2017 17:05:01


"purtroppo c'erano dei fattori che non avevo considerato".

Questa frase che il Sig. D'Onghia ha menzionato nell'intervista secondo me è la spiegazione di una scelta imprenditoriale non sbagliata ma molto poco oculata.
Prima di effettuare un investimento bisognerebbe valutare tutti gli aspetti tecnici di gestione della coltura cosa che l'imprenditore in questo caso non ha fatto...ed in ogni caso ritengo un errore imperdonabile.
Purtroppo i bravi tecnici non si trovano dietro l'angolo però le scelte vanno fatte non per sentito dire ma cu dati concreti.
Questa vuol essere una critica costruttiva e apprezzo il Sig. D'Onghia pe essersi messo in discussione con questo articolo.

Saluti
Raffaele, Castellana, Italia - 13/11/2017 13:02:53


Occorre capire allora come mai, non abbiano saputo sensibiizzarla ai problemi basici che lei elenca e che sono le domande e le richieste chiave per ogni nuovo impianto. La sua testimonianza spero serva , e non solo nel caso "melograno" ad altri.
Serena, Cesena, Italia - 13/11/2017 03:48:04


Ha perfettamente ragione, è impensabile fare agricoltura senza una competente assistenza tecnica, la nostra azienda ,oltre al continuo contatto con organi di ricerca, è affiancata da consulenti per ogni singola coltura e nello specifico per il melograno, essendo soci della cooperativa Pomgrana, i tecnici vengono aggiornati ed inviati da questa oltre a quelli che periodicamente venivano direttamente dall'Isdraele. Giuseppe D'Onghia
Giuseppe D'Onghia, Gioia drl Colle, Italia - 11/11/2017 17:52:54


Non ha neanche valutato che un'assistenza tecnica qualificata le avrebbe risolto molti problemi. Al posto di fare gli imprenditori tuttologi siate più umili e chiedete aiuto a chi è più competente di voi.
Sandro, Italia, Conversano - 10/11/2017 12:05:38


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