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Una riflessione dalla Master Fruit

Vogliamo perdere la produzione del melone precoce dalla Sicilia?

Riceviamo e pubblichiamo la seguente riflessione da parte della Master Fruit, con sede a Licata (AG).

Sentiamo dire che, in Senegal, la produzione di melone quest'anno è stata di 160 ettari e il prossimo anno se ne aggiungeranno altri 50. Siccome la domanda è stata soddisfacente e di conseguenza anche il business è stato regolare, si programma un aumento dell'offerta di oltre il 30% senza temere che il mercato del melone primaverile possa facilmente saturarsi.

Si persegue con ciò, in tutto e per tutto, una politica espansionistica volta ad aumentare la distribuzione di ingenti quantità di prodotto in periodi in cui la richiesta non è mai abbondante. Per distribuire grossi quantitativi non si utilizza la leva della qualità - dato che il prodotto che viene venduto nei supermercati è spesso di qualità modesta - bensì si utilizza la leva del prezzo e delle promozioni programmate.

Una volta che il prezzo del melone dal Senegal e dal Marocco si attesta a prezzi bassi, diventa molto difficile per il prodotto italiano subentrare a quotazioni più elevate: se si vuole entrare nell'assortimento lo si deve fare allo stesso livello di prezzo del melone di importazione.

In Sicilia si coltivano meloni precoci nella zona di Agrigento, che iniziano generalmente ai primi di aprile; i trapianti di medio tardivo iniziano a maggio e la produzione si protrae fino al 5 giugno. Perché un impianto di melone precoce sia redditizio, il prezzo per il produttore non deve essere inferiore a 1,50 € al kg; altrimenti i costi di produzione non sono sostenibili.

La compressione dei prezzi verso il basso rischia di fare perdere la coltivazione del melone precoce in Sicilia, così come è già avvenuto per alcuni prodotti quali i fagiolini e come sta avvenendo con i carciofi.

Questo è il risultato dell'apertura senza limiti ai prodotti di importazione, questo è il risultato del trasferimento di know-how e della creazione di opportunità di business ai paesi emergenti, volta anche ad evitare che le popolazioni sottosviluppate debbano emigrare in Europa.

Nonostante l'iniziativa di cui si parla venga ammantata di valore etico e sociale, si tratta in effetti solo una attività commerciale e imprenditoriale, per propria natura tesa a generare reddito.

E' giusto che si impoverisca un'intera zona produttiva italiana con il rischio di perdere delle colture che generano reddito e sostengono tante piccole imprese familiari? E' giusto che le catene distributive nazionali favoriscano i meloni etici esteri, a scapito del prodotto italiano? Qual è il corretto punto di equilibrio?

Maurizio Bartolini, responsabile vendite dell'azienda Master Fruit, conclude ironicamente: "Forse con il tempo riusciremo a evitare che gli Africani debbano emigrare in Europa; ma nel frattempo di sicuro gli agricoltori siciliani saranno emigrati in Germania.

(Per dovere di cronaca riportiamo che alcuni importatori, che pure lavorano con lo stesso prodotto precoce siciliano, replicano di aver movimentato volumi limitati di melone africano, e non tali da alterare le dinamiche commerciali, NdR)

Contatti:
Master Fruit Srl

C.da Piana Cannelle S/N
92027 Licata (AG)
Email: info@masterfruit.eu
Web: www.masterfruit.eu

Data di pubblicazione: 02/05/2017



 


 

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Commenti:


Mi permetto di farle notare, sig. Bertolini, che i migranti continueranno a sbarcare in Europa fino a quando continuano le guerre in Africa e non perché ci sono coltivazioni di melone in Africa. Lei sa benissimo che i grossi produttori in Africa di melone, datterini, pomodori in genere e altro sono europei (siciliani, olandesi, francesi e altri) che poi commercializzano in Europa facendole concorrenza.
Federico
Federico, Ragusa, Sicilia - 02/05/2017 17:04:57


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