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L'economista Stefano Zamagni: gli agricoltori comunichino il valore che donano alla societa'

"L'agricoltura è il settore con la più alta densità di dilemmi. L'agricoltura mondiale, nei prossimi trent'anni, dovrà aumentare le produzioni del 70% per sfamare i 9 miliardi di persone che ci saranno sul pianeta. Ma ciò si scontra con la sostenibilità ambientale". Così ha esordito l'economista Stefano Zamagni, docente all'Università di Bologna, intervenendo il 28 gennaio 2017 al Forum della Cdo agroalimentare a Milano Marittima (Ravenna)".


Stefano Zamagni (fonte vita.it)

"Vi hanno insegnato - ha detto l'esperto - a misurare le tonnellate, ma non vi hanno insegnato a mostrare e spiegare tutto il resto che fate. Voi imprenditori agricoli dovete comunicare e far capire che la vostra attività genera anche esternalità positive, cioè benefici alla filiera, quindi all'intera comunità. Se non fate questo, non vi ricompenseranno mai il giusto. Antonio Rosmini teorizzò il concetto della ricompensa per le piccole imprese, quindi l'autorità pubblica deve compensare almeno in parte questo beneficio che le imprese generano per tutti".


Da destra, l'economista Stefano Zamagni, il professor Angelo Frascarelli, il vice ministro Andrea Olivero.

Zamagni ha continuato la sua riflessione dicendo che "Gli ambientalisti attaccano l'agricoltura perché assorbe i due terzi dell'acqua dolce di tutto il pianeta e contribuisce alla deforestazione. Questo è un dilemma etico, lo scontro fra due situazioni entrambe importanti e lecite. Attualmente siamo a un tale grado di superficialità della discussione che mi sconcerta. Gli ambientalisti hanno tratto nuova linfa dal documento di papa Francesco Laudato Si', ma sono fuori strada perché loro vogliono salvare l'ambiente uccidendo le persone, indirettamente. Il Papa invece dice esattamente l'opposto: preservare l'ambiente, ma mettere al primo posto l'uomo".


La platea del Forum Cdo agroalimentare. 28 gennaio 2017.

"Ci sono tre agricolture: contadina, imprenditoriale, capitalista. Quest'ultima è quella che pone problemi, da cui il dilemma. Alcune multinazionali hanno formato un oligopolio. Formalmente è vietato, ma di fatto operano in questo modo, decidendo le sorti di tutto il mondo, nonostante producano solo il 15% del cibo a livello globale. Eppure hanno un potere di influenza quasi totale sui Governi. Poi influenzano il mondo agricolo controllando le sementi. Sono 8 le grandi corporation che controllano le sementi".

"Poi c'è la volatilità dei prezzi agricoli - ha precisato - che è il vero cancro dell'agricoltura. Non si fanno investimenti quando si rischia di avere prezzi incerti nel futuro. La volatilità non dipende dal mercato. Non c'è solo la ragione del clima; i prodotti finanziari derivati hanno avuto come garanzia i prezzi delle materie prime agricole, quindi c'è anche l'effetto della speculazione finanziaria. C'è volatilità anche quando l'offerta è quasi costante. Negli ultimi 20 anni, gli sbalzi sono stati altissimi".


Un ceraseto in collina. Il valore aggiunto dell'imprenditore agricolo sta anche nei benefici che il suo lavoro produce per la collettività, come il mantenimento del territorio.

C'è attività speculativa finanziaria dietro alla volatilità dei prezzi delle commodities globali, "non fatevi ingannare, non è solo questione di maltempo. Un manipolo di imprese detta le conseguenze per tutti: è giusto? Non è il mercato, non è la logica di mercato. Questa logica distruggerà l'economia di mercato. Tanti vengono a parlarvi di economia ma non sanno nulla di economia, dovrei bocciarli all'esame. Diffidate sempre dai cattivi maestri, specie quelli che dicono che non si può cambiare".

"Sul livello culturale - ha concluso davanti a una platea di 300 imprenditori - dovete fare di più. Ma non tanto in termini di corsi di formazione, ma in Cultura con la c maiuscola, cioè formare la mente delle persone. Bisogna cambiare lo slogan consumare di più e pagare meno, in consumare meglio e pagare il giusto. Se passa il messaggio low cost, si uccidono gli agricoltori. Pensiamo a un consumo socialmente responsabile".

Data di pubblicazione: 02/02/2017
Autore: Cristiano Riciputi
Copyright: www.freshplaza.it



 


 

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Commenti:


Mancano le istituzioni capaci di regolare i sistemi economici, che devono garantire equità e benessere sociale.
Le rappresentanze agricole e non, con tutta la buona volontà, non hanno comprensione di come funziona il sistema produttivo, commerciale e di consumo.
Nelle varie stratificazioni di queste dinamiche si inseriscono, appunto, aspetti speculativi finanziari e reali.
Sono un agricoltore, per condizione e per passione, e posso garantire che un agricoltura regolata può risolvere molti problemi di crisi.
Da questo,in breve, vi dico una formula magica che può avere effetti risolutivi immediati: controllare tutti i valori monetari delle materie prime e delle produzioni da una parte e, dall'altra obbligare tutti gli attori della filiera commerciale ad avere un guadagno imposto in termini percentuali.
Cioè: Ricavi-Costi= Guadagno

Onore al merito al professor Zamagni

Un Saluto a tutti

Sabino

Sabino Ditroia, San Ferdinando di Puglia (bt), Italia - 04/02/2017 19:54:14


L'unica cosa che manca in questo articolo come Zamagni ha citato Rosmini manca che in questo momento ci vuole un calo demografico. Questo, non con la guerra, vedendo ieri ed oggi che fa altro che sottrarre risorse alla terra ma bensi un controllo. Nei paesi islamici, vale la poligamia, mi stanno bene tante donne ma non tanti figli. Oggi vediamo che per quella persona saranno una risorsa, ma un domani morta lascierà un profondo vuoto (che tanti di loro piangeranno). Se noi osserviamo questo oggi lo constatiamo nelle grandi citta del centro Sud America
Erino, Rovereto, Italia (email) - 02/02/2017 08:43:37


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