"Negli ultimi tempi, ho immerso la mia mente nel fervore dei dibattiti sulla vendita dei prodotti ortofrutticoli: calo dei consumi, speculazioni e tutte quelle tematiche che meritano attenzione e rispetto". Cominciano così le riflessioni che l'operatore Ettore Ceccarelli di Longiano (Forlì-Cesena), titolare insieme ai fratelli del marchio Julius, ha inviato a FreshPlaza
"Non sono né un politico né un cattedratico. La mia arena quotidiana è il mercato, dove scendo ogni giorno per mettere in gioco acquisti e vendite, connettere produttori e acquirenti nazionali e stranieri. Non voglio certo dare la colpa di ciò che accade ai cambiamenti climatici, alle volatili esigenze dei consumatori o dei supermercati!"

"A mio parere, le difficoltà che affrontiamo derivano da cause lontane, che si manifestano ciclicamente. Quest'anno siamo stati colpiti da tre gelate, due periodi di piogge eccessive, un maggio freddo e due terribili grandinate ad aprile. Il risultato? Una produzione di frutta scarna, specialmente nelle varietà precoci di drupe, che non raggiungevano gusto e dimensioni soddisfacenti".
"La domanda e l'offerta, la concorrenza accanita per l'acquisto nei pochi luoghi dove la produzione era abbondante, hanno spinto i prezzi alle stelle, con conseguenze dirette sui consumatori. Ma ora, con una maggiore disponibilità di prodotti, finalmente i prezzi si stanno stabilizzando".
Dietro tutto questo, due sono aspetti che vorrei sottolineare tra le innumerevoli sfaccettature di questa situazione: regolamentazioni europee e aumento delle importazioni. Personalmente, ritengo che le decisioni prese a Bruxelles negli ultimi tre anni non rispecchino affatto le esigenze dei cittadini europei comuni. La volontà folle di ridurre drasticamente l'uso di prodotti fitosanitari sulle colture, sta portando a una diminuzione delle derrate agricole. Gli agricoltori, privi di certezze sulla possibilità di raccogliere il proprio raccolto, stanno distruggendo frutteti (come quelli delle pere) e riducendo le superfici coltivate di patate, cipolle, pomodori e così via. Il risultato? Aumento dei prezzi al consumo".
"Se il 10% della popolazione ha possibilità economiche illimitate, potrà allora permettersi di acquistare frutta e verdura a 8/10 euro al chilo, ma l'ortofrutta, visti i suoi benefici, non deve diventare un bene di lusso. Sapete cosa mi lascia esterrefatto? Che per sopperire alla mancanza di prodotto, dovuta anche al divieto d'uso di alcuni fitofarmaci, stiamo aumentando le importazioni da paesi extra UE che usano proprio quelle sostanze non consentite nella nostra comunità".
Ettore Ceccarelli
"Gli egiziani ci inondano di patate, carciofi e fagiolini, il governo egiziano ha imposto misure "valutarie interne" che impediscono l'importazione di mele, susine e kiwi dall'Italia da ben 18 mesi. Di conseguenza, le nostre esportazioni verso l'Egitto si sono ridotte dell'80%. Paradossale, vero?"
"E allora mi domando: devo privarmi delle patate nazionali a causa del divieto di utilizzo di geo insetticidi nel terreno in Europa (che, secondo gli esperti del settore delle patate, non lasciano tracce nei tuberi raccolti), e dovrei invece consumare patatine in busta prodotte probabilmente con gep- insetticidi vietati in Europa, ma utilizzati nei paese Extra- UE?"
"E devo rassegnarmi alla fine della coltivazione delle pere in Italia per motivi simili a quelli sopra citati? Proteggere l'ambiente è fondamentale, ma le politiche ambientali devono seguire una logica che, in primis, protegga gli operatori del settore. A tal proposito si legga il rapporto pubblicato il 25/08/21 dall'Informatore Agrario (meno CO2 a fronte di un minor reddito agricolo). Il dipartimento agricolo statunitense stima addirittura che l'impatto delle politiche di Bruxelles porterà il loro paese a esportare il 20% in più verso l'Europa!"
"Ora, tutti fanno grandi titoli sulle zucchine o sulle albicocche, ma perché nessuno si lamenta del kiwi giallo di una nota marca venduto a 9,96 euro al chilo? Forse è giusto vendere il kiwi a tale prezzo solo perché le multinazionali e i grandi attori del settore ne fanno tanta pubblicità? Su questo punto non si è sollevato alcun polverone! Allora, perché stupirsi se la frutta nazionale, come le albicocche all'inizio di giugno, veniva venduta a 4-5 €/kg!"
"Il concetto è un altro: se offri al consumatore un prodotto dolce, lui lo comprerà non solo una volta, ma tornerà a ricomprarlo. Tuttavia, poiché all'inizio di giugno il 90% delle albicocche e delle pesche non era dolce, nessuno ha avuto motivo di tornare a comprarle!"

"I cambiamenti non dovrebbero essere imposti da decreti, ma dovrebbero rispondere alle esigenze dei coltivatori e dei consumatori. È fondamentale anche un dialogo aperto e costruttivo tra i vari attori del settore, compresi i governi, le istituzioni europee e i consumatori, al fine di sviluppare politiche e pratiche che favoriscano la prosperità degli agricoltori e la disponibilità di prodotti di qualità per tutti. Solo attraverso un approccio collaborativo e consapevole possiamo affrontare efficacemente le sfide attuali e costruire un sistema agricolo equo ed ecologicamente sostenibile".