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Per la campagna di commercializzazione 2022/23

Prevista flessione di 60.000 tonnellate della produzione di mele in Nuova Zelanda

La produzione di mele della Nuova Zelanda ha registrato tre anni consecutivi di calo, dopo aver raggiunto il picco nella stagione 2019/20. Dal 2020/21 al 2021/22, le perdite sono state principalmente dovute alla mancanza di manodopera legata alla pandemia. Le restrizioni all'immigrazione hanno causato una grave carenza di manodopera stagionale, impedendo la completa raccolta dei frutteti. Avendo superato con successo queste prove, proprio quando i coltivatori si aspettavano una stagione molto buona nel 2022/23, a febbraio 2023 l'industria delle mele della Nuova Zelanda ha subito danni catastrofici a causa del ciclone Gabrielle, che ha distrutto anni di investimenti per l’ampliamento della produzione.

Fino alla stagione 2020/21, la produzione di mele della Nuova Zelanda aveva registrato una tendenza al rialzo a lungo termine, in recupero dopo due anni di condizioni meteo avverse, iniziate nella campagna 2004/05, durante i quali la grandine, le forti gelate e le condizioni di pioggia persistente hanno avuto un impatto significativo sulla produzione.

La produzione aveva lentamente riguadagnato la produzione persa, raggiungendo un record nel 2019/20 sia a livello di produzione (591.200 tonnellate) che di esportazione (400.400 tonnellate) e rappresentando il 13% della produzione dell'emisfero australe. Anche la superficie coltivata era aumentata in quel periodo. Per nove degli ultimi dieci anni, è cresciuta in media di quasi 270 ettari all'anno. Sono stati fatti importanti investimenti per convertire i frutteti in nuove varietà ad alta resa, le preferite dai consumatori sui mercati esteri. La Nuova Zelanda esporta i due terzi della sua produzione e spedisce in oltre 60 Paesi. Le spedizioni rappresentano in media il 5% delle esportazioni mondiali e il 20% di quelle dell'emisfero australe. Nel 2021/22, i principali mercati sono stati Cina, Vietnam, Unione europea, Taiwan e Stati Uniti.

Nonostante il calo della produzione nei due anni successivi alla stagione 2019/20, a causa della pandemia, la superficie coltivata ha continuato ad aumentare, anche se a un ritmo più lento, e sono stati effettuati ulteriori investimenti per sostituire le vecchie varietà con le nuove. Gli ultimi anni hanno visto anche degli investimenti importanti negli impianti di confezionamento, per migliorare l'efficienza attraverso una maggiore automazione, inclusa la tecnologia delle telecamere per la calibrazione e la robotica per l'imballaggio e l'impilamento. Le ultime due stagioni sono state caratterizzate da forniture più ridotte, ma i produttori sono riusciti a superare le 500mila ton, un dato raggiunto in nove degli ultimi dieci anni, e le esportazioni sono state in media di 350mila ton, nonostante le sfide logistiche legate alla crisi pandemica.

Dopo aver superato quelle stagioni difficili, la campagna 2022/23 è iniziata con grandi aspettative e la previsione di un ritorno degli output ai livelli pre-pandemia. Con l'allentamento delle restrizioni anti-Covid in Nuova Zelanda e nel mondo, la logistica stava migliorando e la disponibilità di manodopera era aumentata sia per i frutteti che per i magazzini. Inoltre, le condizioni di crescita erano ideali e i nuovi frutteti stavano entrando in piena produzione.

Tutte queste aspettative sono andate in frantumi a metà febbraio, quando il ciclone Gabrielle ha colpito l'Isola del Nord della Nuova Zelanda all'inizio della raccolta, causando una diffusa distruzione dei frutteti. Le aree più colpite sono state Hawke's Bay e Gisborne, che rappresentano i due terzi della produzione della Nuova Zelanda. Si stima che quasi la metà degli alberi sia stata colpita e quasi un quarto distrutto o destinato a morire perché inondato d’acqua o coperto dal limo. Ci sono stati anche danni importanti alle infrastrutture, compreso il sistema d’irrigazione su cui fa affidamento la maggior parte dei frutteti commerciali.

Di conseguenza, per la campagna di commercializzazione 2022/23, si prevede che la produzione scenderà a 453mila ton, 60.000 ton in meno, e le esportazioni diminuiranno di 70.000 ton fino a 270mila ton, entrambi i livelli più bassi dalla campagna 2009/10. Man mano che i produttori ripristinano i frutteti, si prevede che le sostituzioni degli alberi degli anni precedenti siano più veloci, aumentando la superficie coltivata con varietà a resa più elevata e che genera profitti maggiori, come Rockit, envy e Pink Lady. Tuttavia, probabilmente ci vorranno degli anni prima che l'industria melicola si riprenda completamente dai danni causati dal ciclone Gabrielle.

Clicca qui per leggere il report completo.

Fonte: apps.fas.usda.gov

Data di pubblicazione:

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