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Le parole di un agronomo fitopatologo

Siamo 8 miliardi sulla terra: il ruolo del comparto agricolo

La popolazione mondiale ha raggiunto 8 miliardi di persone la scorsa settimana, un miliardo in più dal 2011 e oltre il triplo rispetto agli anni '50. Un'impennata significativa della crescita demografica, che riaccende il tema sul ruolo strategico che ha l'agricoltura e di come far aumentare la produttività agricola nel prossimo decennio, così da poter nutrire tutti gli abitanti del globo.

Vittorio Filì

Ne abbiamo parlato con Vittorio Filì, agronomo fitopatologo di Bari e past president dell'Associazione Regionale Pugliese dei Tecnici e Ricercatori in Agricoltura (ARPTRA). "L'agricoltura svolge un ruolo chiave, ma ci sono delle sfide importanti e immediate da affrontare. Tutte le persone del mondo, a prescindere dal loro reddito e dalla zona geografica in cui vivono, devo essere alimentate, ma questa necessità imprescindibile porta a rivedere alcuni concetti basilari. Infatti, se da una parte dobbiamo sfamare una popolazione in costante aumento, dall'altra bisogna fare i conti con una serie di problematiche che ostacolano e compromettono il normale svolgimento delle attività agricole, come il cambiamento climatico, la scarsità delle risorse idriche, la perdita di biodiversità e la riduzione del suolo", commenta il tecnico pugliese.

E aggiunge: "Il cambiamento climatico, con i suoi eventi atmosferici anomali sempre più frequenti, rimane il fattore che ha il maggiore impatto sull'agricoltura, sia da un punto di vista produttivo sia economico, in quanto oltre a compromettere le produzioni ortofrutticole genera stress abiotici alle piante, causate soprattutto dalle temperature medie più alte. La siccità, la risalita del cuneo salino e la rinnovata presenza di insetti, patogeni ed erbe infestanti sono altre problematiche che determinano considerevoli cali produttivi. L'ortofrutta, dunque, è il bersaglio principale del cambiamento climatico e della crescita della popolazione mondiale: due concetti difficilmente conciliabili con il modo odierno di fare agricoltura. Per continuare ad ottenere le stesse rese per ettaro che abbiamo avuto finora, serve cambiare completamente l'approccio. Ecco la grande sfida!".

Nel settore agricolo è già iniziato un cambiamento epocale. "Stiamo vivendo un periodo di grande sviluppo agronomico, tecnologico, genetico e di formazione - riprende Filì - La mission è quella di ottimizzare il consumo di acqua, migliorare e preservare il microbiota del suolo, gestire gli stress in modo sostenibile e mettere in campo delle buone pratiche agronomiche per mantenere o aumentare i livelli di produttività. Ad esempio, ci aspettiamo molto dal legislatore che per sbloccare "lo stallo" in cui si trovano le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) che, modificando in maniera estremamente precisa e sicura il Dna delle piante, permetterebbero di ottenere nuove varietà resistenti ai patogeni, o resilienti agli effetti dei cambiamenti climatici, e anche più efficienti nella gestione degli input produttivi. Così come ci aspettiamo una maggiore diffusione della sensoristica per risparmiare la risorsa idrica e monitorare altri parametri che possano supportare strategie di lotta integrata sempre più efficienti. Ad oggi, diverse aziende agricole sono in grande difficoltà organizzativa, perché non hanno ancora deciso di fare investimenti strutturali e mettere in pratica processi produttivi moderni. C'è quindi un gap culturale e colturale".

Anche sul fronte normativo si sta facendo molto. "Negli ultimi anni, l'Unione Europea ha revocato l'utilizzo di alcuni prodotti chimici, con l'intento di potenziare sempre più strumenti sostenibili per proteggere le colture. Pensiamo all'evoluzione e diffusione dei mezzi di biocontrollo . Dunque, nutrire la popolazione mondiale senza incidere sull'ambiente è possibile, ma occorre il contributo di tutti", conclude Filì.


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