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A cura di Anna Parello

Italia prima per numero di programmi semplici approvati dalla UE

Su 116 progetti semplici presentati lo scorso 21 aprile per promuovere i prodotti agroalimentari europei sulla base del Reg. UE 1144/2014, la Commissione con decisione dell'11 novembre ne ha approvati 55 per un importo co-finanziato di  85.054.990,98 €. Di questi progetti, ben 21 sono stati presentati dall'Italia, seguita molto a distanza dalla Grecia, che se ne aggiudica 9, dalla Francia con 8, dalla Spagna con 6 e dalla Slovenia con 5.

Questi i numeri divulgati da pochi giorni da REA, European Research Executive Agency, che ha pubblicato gli elenchi dei progetti approvati, di riserva e rifiutati distintamente per i progetti semplici e per quelli multipli (vedi prospetto qui sotto per le specifiche).

Clicca qui per un ingrandimento.

Il nostro Paese, sul podio per numero di progetti semplici selezionati, porta a casa un co-finanziamento totale di 33,7 milioni di euro. 

Relativamente alla sola ortofrutta made in Italy, l'importo del co-finanziamento europeo è di 8.924.303,00 € a fronte di 6 progetti approvati, di cui uno per la Patata di Bologna DOP, uno per la mela della Valtellina, uno per il pomodoro da industria, uno per il biologico e due per l'ortofrutta di Terra Orti (uno sul mercato interno e uno sui paesi terzi).

Risultato dunque importante per l'ortofrutta italiana, che potrà contare per i prossimi tre anni sul co-finanziamento di 8,9 milioni di euro per rafforzare la competitività dei suoi prodotti dentro e fuori dai confini dell'Unione e stimolare i consumi.

Come mostra la tabella, oltre ai 55 progetti selezionati per il finanziamento, 19 sono finiti nella lista di riserva per posizionamento basso in classifica e mancanza di budget assegnato. Tra questi figurano 4 proposte italiane, ma nessuna relativa all'ortofrutta.

Nella lista dei 42 progetti respinti di nuovo l'Italia sul podio con ben 29 proposte ritenute non ammissibili, di cui 7 per i prodotti ortofrutticoli freschi e/o trasformati. Tra questi spicca il progetto presentato dal CSO per la pera: un gran peccato, perché è la prima volta che l'Italia avanza una proposta specifica mirata alla sola pera, la cui coltivazione nell'ultimo decennio sta incontrando crescenti difficoltà produttive, legate a patologie, cambiamento climatico, mancanza di innovazione varietale, e difficoltà commerciali, con conseguente crescente espianto, anche della storica e unica varietà Abate. Certamente un progetto che poteva essere presentato anni addietro dalla Organizzazione Interprofessionale Pera, opportunità colta invece dai francesi, dai belgi e dagli olandesi per le loro pere già dal 2015. 

Per quanto riguarda i progetti multipli, su 41 proposte inviate ne sono state approvate 28 per un importo co-finanziato di 67,8 milioni di euro. Di tali progetti, 4 vedono la compartecipazione del nostro paese e 2 in particolare riguardano l'ortofrutta. 

Clicca qui per visionare l'esito dei programmi multipli.

Che lettura si può dare di tali dati? Sicuramente che le imprese italiane hanno finalmente colto il grande potenziale del co-finanziamento UE per la promozione dei prodotti agroalimentari dentro e fuori dai confini europei e che hanno imparato a fare progettazione secondo i canoni imposti dalla Commissione, tutt'altro che semplici e ogni anno più complessi, dovendo contribuire anche ad altri obiettivi comunitari, come lo European Green Deal, la strategia Farm to Fork, il European beating cancer plan. Tanto però ancora resta da fare, soprattutto sul piano dei soggetti ammissibili a presentare proposte, come dimostra il risultato dei progetti bocciati, che ha di fatto mandato in fumo 10.476.415 € di contributi.

Tutti i programmi approvati diventeranno operativi indicativamente dall'inizio di gennaio 2023, comunque dopo la firma dei contratti, e dureranno tre anni (da inizio 2023 a inizio 2026), con l'eccezione di 5 programmi che hanno durata di 24 mesi (4 semplici e 1 multiplo).

Ora l'attesa è per il Work Programme, ovvero il documento programmatico con cui ogni anno in dicembre la Commissione rende pubblica la dotazione finanziaria stanziata per la call dell'anno successivo e, se del caso, introduce modifiche nelle priorità tematiche.

In vista della pubblicazione della Call 2023, ovvero la chiamata a presentare proposte, ecco alcuni consigli per i potenziali organismi proponenti:

■ Tempestività: decidere se e come presentare una proposta appena esce il Work Programme, dunque noti topic e budget di co-finanziamento fissati dalla Commissione. Evitare le decisioni last minute;

■ Analisi strategica: leggere bene tutti i dati e documenti disponibili, comprese le analisi di mercato per singoli paesi target e le statistiche delle precedenti call, per valutare in ottica SWOT (opportunità e minacce – punti di forza e di debolezza) dove ci sono più spazi e chance per lo sviluppo dei propri prodotti;

■ Visione strategica: approfittare dello strumento Reg. Ue 1144/2014 non per ottenere il co-finanziamento di ciò che si è sempre fatto, ma per realizzare un progetto veramente nuovo, che possa dare un reale e duraturo ritorno strategico, economico e d'immagine ai prodotti prescelti, contribuendo anche all'aggregazione.

Prossimo appuntamento per tutti gli interessati a promuovere fattivamente l'agroalimentare, ovvero organismi proponenti, esperti, consulenti, agenzie di esecuzione: 1 e 2 febbraio 2023 per la consueta Info Day on Calls for proposals 2023, che si svolgerà in modalità mista, in presenza all'Albert Borschette Congress Center a Bruxelles e da remoto.

Contatti:
Anna Parello
Consulente di marketing e comunicazione per l'ortofrutta, europrogettista
annaparello@gmail.com


Data di pubblicazione:



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